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Spaccate alle vetrine dei negozi di Venezia: arrestati i due responsabili

Nel corso degli ultimi mesi il centro storico di Venezia è stato teatro di una lunga serie di furti notturni ai danni di esercizi commerciali di diversa natura. Le vetrine sfondate, le intrusioni rapide e le fughe altrettanto veloci hanno segnato un periodo particolarmente difficile per numerosi negozianti, soprattutto nelle aree di Rialto, San Marco […]

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Nel corso degli ultimi mesi il centro storico di Venezia è stato teatro di una lunga serie di furti notturni ai danni di esercizi commerciali di diversa natura. Le vetrine sfondate, le intrusioni rapide e le fughe altrettanto veloci hanno segnato un periodo particolarmente difficile per numerosi negozianti, soprattutto nelle aree di Rialto, San Marco e San Lio. Le indagini che hanno accompagnato questa ondata di episodi sono proseguite con continuità fino ai giorni scorsi, quando la Polizia di Stato ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di due persone ritenute responsabili di una parte significativa dei colpi registrati in città.

La vicenda ha avuto origine nel cuore dell’estate, quando già nel mese di agosto si è verificato il primo episodio oggi contestato alla coppia individuata dagli investigatori. Si trattava di un furto eseguito con la tecnica della cosiddetta “spaccata”, modalità che consiste nello sfondare la vetrina di un’attività commerciale con un oggetto contundente, spesso utilizzato come ariete, per introdursi rapidamente all’interno, sottrarre la merce e fuggire prima dell’arrivo delle forze dell’ordine. Il metodo, pur semplice, risulta particolarmente dannoso per gli esercenti, poiché ai beni sottratti si sommano i costi ingenti di sostituzione delle vetrate e delle strutture danneggiate.

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Dopo questo primo episodio isolato, altri casi simili sono stati registrati nelle settimane successive. Le segnalazioni hanno iniziato a intensificarsi a settembre, quando più esercizi commerciali del centro storico hanno denunciato vetrine sfondate e intrusioni notturne. Gli interventi delle pattuglie, spesso chiamate nelle prime ore del mattino, hanno rivelato una dinamica ricorrente: l’autore o gli autori dei colpi si muovevano con estrema rapidità, lasciando ben pochi elementi utili per un’identificazione immediata. La diffusione capillare delle telecamere di sorveglianza, pur offrendo immagini utili, non si è rivelata sufficiente da sola a risolvere i casi, poiché spesso il soggetto ripreso risultava coperto o in movimento, rendendo necessario un lavoro più ampio di analisi comportamentale e confronto tra i diversi episodi.

Gli investigatori della Squadra Mobile della Questura di Venezia, supportati dal Commissariato di San Marco, hanno quindi avviato una ricostruzione minuziosa delle modalità operative adottate dal responsabile o dai responsabili. È emerso con chiarezza un modus operandi ripetuto nel tempo: l’azione avveniva quasi sempre nelle ore più buie della notte, in aree strategiche del centro storico, spesso vicine a vie di fuga che permettessero di dileguarsi tra calli, campi e ponti nel giro di pochi minuti. L’obiettivo non era limitato a una categoria di negozi specifica. Tra gli esercizi danneggiati risultavano ristoranti, negozi di abbigliamento, attività appartenenti a catene internazionali e piccoli punti vendita di generi alimentari. La scelta sembrava dipendere più dalla facilità di accesso e dalla possibilità di sottrarre denaro contante o merce rivendibile che da un interesse mirato verso un particolare tipo di attività commerciale.

Durante l’autunno la situazione si è ulteriormente aggravata, dando vita a un’escalation evidente nel mese di ottobre. In quel periodo, secondo le ricostruzioni investigative, si sarebbero verificati almeno otto episodi riconducibili allo stesso schema criminale. Le forze dell’ordine sono state chiamate a intervenire più volte nell’arco di poche settimane, sempre per circostanze simili: vetrate sfondate, intrusioni fulminee e negozi messi a soqquadro. L’allarme tra i commercianti ha raggiunto livelli significativi, poiché la frequenza dei colpi lasciava intendere una ripetitività intenzionale e una certa dimestichezza da parte degli autori.

Mentre la pressione sui negozianti aumentava, la Squadra Mobile ha proseguito l’attività d’indagine con l’obiettivo di individuare i responsabili e interrompere la sequenza di furti. La ricostruzione degli spostamenti, il confronto tra le immagini delle telecamere e l’analisi dei danni riportati dagli esercizi hanno permesso di circoscrivere gradualmente i sospetti. A poco a poco, gli investigatori hanno ipotizzato la presenza non di un singolo autore, ma di una coppia che avrebbe agito talvolta insieme e talvolta separatamente.

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Il primo passo significativo verso la soluzione del caso si è verificato nella notte tra il 12 e il 13 novembre, quando una pattuglia delle volanti ha individuato una donna veneziana poco distante dalla vetrina danneggiata di una gelateria in campo San Bartolomeo. Il punto vendita, sebbene pesantemente colpito, non aveva subito il furto della merce perché il tentativo di sfondare completamente la vetrata non era andato a buon fine. La donna presentava ferite alle mani compatibili con i frammenti di vetro e si trovava nelle vicinanze dell’esercizio commerciale nell’immediatezza dei fatti. Dopo l’arresto in flagranza per furto, era stata processata il giorno stesso, ottenendo una misura cautelare meno restrittiva, con obbligo di firma.

L’intervento, tuttavia, ha rappresentato un importante punto di svolta per le indagini. La Squadra Mobile ha presentato alla Procura della Repubblica il materiale raccolto fino a quel momento, evidenziando la possibile responsabilità della donna in un numero più ampio di episodi. Parallelamente, sono emersi elementi che indicavano la presenza costante di un complice, un giovane di origini nordafricane poco più che ventenne. Secondo le ricostruzioni, il ragazzo avrebbe partecipato a diversi colpi nel corso dell’autunno, sebbene in quel momento non fosse più presente a Venezia. Qualche settimana prima, infatti, era stato sottoposto a un provvedimento di espulsione del Questore di Venezia ed era stato accompagnato al Centro per i Rimpatri di Potenza, in attesa del rientro nel proprio Paese.

Nonostante la separazione temporanea delle loro strade, gli investigatori hanno ritenuto che la coppia avesse agito in maniera coordinata in numerosi episodi, con una capacità esecutiva che suggeriva una certa esperienza. Le dinamiche delle “spaccate”, rapide e precise, hanno portato gli inquirenti a ipotizzare che i due non fossero improvvisati, ma avessero affinato nel tempo una metodologia efficace, seppur rudimentale, per ottenere il massimo risultato nel minor tempo possibile. Tale valutazione ha contribuito a formare un quadro indiziario ritenuto grave e coerente.

Pochi giorni dopo l’arresto della donna per il tentato furto alla gelateria, un altro episodio ha ulteriormente rafforzato le convinzioni della polizia. Il 9 novembre, infatti, la vetrina del negozio Goldenpoint, in calle del Teatro, era stata colpita con una violenza tale da frantumare la superficie e consentire l’ingresso all’interno. Le analisi tecniche e le comparazioni effettuate dagli investigatori hanno portato a collegare anche questo episodio alla stessa coppia. In seguito, nella notte del 14 novembre, un nuovo colpo ai danni del negozio “Santi Venezia”, in zona San Lio, ha confermato la continuità dello schema. In quell’occasione, i responsabili avrebbero utilizzato alcune colonnine portamozziconi come ariete per infrangere una vetrata antisfondamento, portando via una sessantina di orologi in pochi istanti.

La reiterazione degli episodi e la preoccupazione per una possibile ulteriore escalation hanno spinto la Procura della Repubblica a richiedere un aggravamento delle misure cautelari già in atto nei confronti della donna e ad avanzare la richiesta di custodia cautelare in carcere anche per il giovane nordafricano. Il Giudice per le indagini preliminari ha accolto l’istanza, ritenendo che esistesse un rischio concreto di recidiva, alla luce del numero dei colpi già attribuiti e della rapidità con cui erano stati messi a segno.

Nei giorni scorsi la Polizia di Stato ha quindi proceduto all’esecuzione dell’ordinanza. La donna è stata rintracciata in centro storico a Venezia, mentre il giovane è stato individuato e raggiunto presso il Centro per i Rimpatri di Potenza, dove già si trovava a seguito del provvedimento di espulsione. Entrambi sono stati condotti in carcere, in attesa del prosieguo del procedimento penale.

Secondo gli aggiornamenti forniti dagli investigatori, almeno una decina di episodi sarebbero attribuibili con certezza alla coppia, ma non si esclude che il numero reale dei furti possa essere superiore. Le attività di quantificazione dei danni e del valore della merce sottratta sono ancora in corso. La polizia ritiene plausibile che vi siano altri colpi non ancora riconducibili formalmente ai due, sebbene compatibili per modalità d’azione e tempistiche.

Gli inquirenti hanno inoltre sottolineato che il lavoro investigativo non si è basato esclusivamente sull’analisi delle immagini di videosorveglianza. La svolta sarebbe stata possibile soprattutto grazie alla conoscenza approfondita del territorio, alle osservazioni ripetute degli agenti e al riconoscimento di comportamenti ricorrenti che, pur apparentemente minimi, hanno consentito di definire un profilo coerente degli autori. Il coordinamento tra Squadra Mobile, Commissariato di San Marco e pattuglie sul territorio ha contribuito in modo significativo alla ricostruzione dell’intero quadro.

Mario Nascimbeni
Mario Nascimbeni
Giornalista professionista, collabora con testate nazionali. Ha base operativa a Roma, ma la sua professione lo porta in ogni parte del mondo.
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2 persone hanno commentato. La discussione è aperta...

  1. Un plauso alle forze dell’ordine per la scrupolosa indagine che ha portato all’arresto dei criminali che spero si facciano tanti anni di carcere e chi ha subito danni sia risarcito

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