Seno (Actv): a Venezia troppi turisti ma ai veneziani sta bene. Chi ha ragione?

ultimo aggiornamento: 08/11/2017 ore 06:32

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Gestione flussi turistici: costituto gruppo di lavoro tecnico del Comune di Venezia

Ha detto ‘basta’, Giovanni Seno, Direttore Generale Avm che si occupa dei trasporti pubblici e subisce e patisce i problemi che ogni giorno aumentano accanto alle polemiche. E l’ha scritta, anche, la sua rabbia e il suo malessere, affidando a Facebook i motivi del risentimento.

Non ci sta, il direttore generale Actv a essere la vittima sacrificale delle cose che non vanno, mentre il Comune con le sue amministrazioni passate e presenti ha, a suo dire, tante responsabilità in più rispetto i disagi e le proteste, conseguenze dei mancati controlli e revisione dei flussi turistici, che ancora oggi attendono risposta e soluzione.

Comprensibilmente ‘provato’ dalle critiche che in questi giorni hanno riguardato la riduzione delle linee per l’inverno a fronte di visitatori sempre più presenti e pressanti anche nella stagione fredda, non sta a bocce ferme.

E gli da’ ragione il segretario della Confartigianato Gianni De Checchi asserendo che la situazione dei flussi turistici è problematica e finora irrisolta, nonostante i segnali fossero marcatamente evidenti.

Anche Claudio Scarpa, direttore dell’Associazione Venezia Albergatori concorda con Seno ed evidenzia la latitanza istituzionale sul piano dei provvedimenti migliorativi e ricorda il piano Benevolo – D’Agostino per la realizzazione di terminal alternativi a Fusina, San Giuliano e Tessera, mai realizzato, che avrebbe favorito l’accesso a piazzale Roma ai residenti e ai lavoratori e a chi pernotta.

Il Comune e il Governo devono agire, decidere sulle compatibilità possibili tra Venezia e il turismo, altrimenti, sembra suggerire Giovanni Seno, è come prendersela con l’ambulanza quando interviene su un incidente.

E ancora il dibattito politico, molto scottante tra i consiglieri comunali, che pur con le dovute cautele danno ragione a Seno ma insieme ricordano la complessità che il tema introduce, e che da solo non spiega. E il riferimento primo va a una città ridotta a 54mila abitanti in barba al proliferare di B&b, all’aumento incalcolabile oramai di turisti, ai vantaggi economici che ne derivano a commercianti, ristoratori e albergatori di ogni specie e categoria.

Chi resta con il cerino acceso in mano, sono coloro che più soffrono della disfunzione – Venezia, quelli che vivono responsabilmente la città e si immedesimano sempre nei suoi problemi.

Poi ci sono gli altri (veneziani e non che in questo caos ci vivono e prolificano). E poi c’è il mondo della cultura veneziano che sembra non riuscire a introdursi concretamente nelle politiche per la città, pur con l’Unesco che preme.

E come un ritornello stonato riemergono le note critiche di uno strumento civico che prima o poi dovrà essere accordato, altrimenti rivolgere un appello in face book, potrebbe essere l’ultima spiaggia.

Andreina Corso

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