Notizia importante? Ricevila subito su WhatsApp!
Clicca qui e iscriviti subitoGratuito, veloce e affidabile. Solo le notizie importanti!
Scoperto il sito che ci spiava attraverso le nostre telecamere di sorveglianza, le telecamere che abbiamo messo noi per la nostra sicurezza.
Un portale facilmente raggiungibile sul web “normale” è stato scoperto mentre diffondeva e commercializzava illegalmente migliaia di registrazioni provenienti da telecamere di videosorveglianza installate in abitazioni private, studi medici e centri estetici. Il materiale, a contenuto pornografico e raccolto senza il consenso delle persone riprese, è stato messo in vendita con un sistema strutturato che ha attirato clienti da diversi Paesi del mondo.
La scoperta è avvenuta grazie a Yarix, società trevigiana specializzata in cybersecurity e parte del gruppo Var Group. Gli analisti hanno individuato l’esistenza del sito e ne hanno segnalato immediatamente i contenuti al Centro operativo per la sicurezza cibernetica di Venezia, che ha girato il caso alla Polizia Postale del Veneto. Le autorità sono ora al lavoro per la rimozione del portale e per ulteriori verifiche sul traffico illecito generato.
Se credi nell’informazione libera di Venezia, puoi sostenerla con il tuo 5×1000.
Scopri come fare
Secondo i primi accertamenti, il sito sarebbe attivo almeno dal dicembre 2024 e in pochi mesi avrebbe accumulato un’enorme quantità di video. Complessivamente sono state individuate oltre duemila telecamere compromesse in tutto il mondo. Solo in Italia sono stati censiti circa 150 filmati, con tre episodi specificamente collegati alla provincia di Verona. Le registrazioni provengono anche da altri Paesi europei ed extraeuropei, tra cui Francia, Germania, Russia, Ucraina, Messico e Argentina, confermando la portata internazionale dell’operazione.
Il funzionamento del portale seguiva uno schema ben preciso. Agli utenti venivano proposti gratuitamente brevi trailer come anteprima dei contenuti. Chi desiderava accedere all’intero archivio poteva scegliere abbonamenti e pacchetti a pagamento, con tariffe variabili. Il prezzo dipendeva dalla popolarità del video, dal numero di visualizzazioni e persino dalla possibilità di collegarsi in diretta a una telecamera ancora attiva per osservare le vittime in tempo reale. L’acquisto avveniva tramite un bot su Telegram appositamente sviluppato, che permetteva transazioni rapide e anonime. Le cifre richieste oscillavano dai 20 dollari, circa 17 euro, fino a 575 dollari, pari a quasi 490 euro, per l’accesso a una singola telecamera particolarmente richiesta. Alcuni dei filmati più popolari hanno superato le ventimila visualizzazioni.
Il fenomeno si inserisce in un contesto già segnato da altri casi di violazioni della privacy. Negli ultimi mesi erano emersi episodi di revenge porn e gruppi online dedicati alla condivisione di immagini intime senza consenso, vicende che hanno coinvolto anche figure note del mondo dello spettacolo e della politica. L’operazione scoperta da Yarix conferma come il mercato illegale di contenuti sottratti continui ad espandersi, sfruttando falle tecnologiche e la difficoltà delle autorità a intervenire su siti registrati all’estero.
Il dominio del portale risulta infatti registrato alle isole Tonga, nel Pacifico. Una scelta che non appare casuale: in diversi Paesi extraeuropei i controlli sull’identità di chi registra un dominio sono meno stringenti e spesso non esistono accordi di cooperazione con le autorità di altri Stati. Questo rende complesso ottenere informazioni sui gestori e ancora più difficile oscurare rapidamente un sito.
Parallelamente, il team di cyber threat intelligence di Yarix continua ad analizzare la piattaforma per determinare l’origine precisa dei video. Al momento non è escluso che, oltre alle registrazioni autentiche provenienti da telecamere hackerate, siano stati introdotti anche contenuti costruiti ad hoc con attori, allo scopo di generare più traffico e aumentare i profitti.
In Italia la normativa sulla videosorveglianza stabilisce regole precise per la tutela della privacy nei luoghi sensibili. Le telecamere possono essere puntate sugli ingressi, sulle aree comuni o sulle reception, ma non devono riprendere spogliatoi, pazienti in visita o documentazione sanitaria. Le violazioni accertate in questa vicenda confermano quanto il confine tra sicurezza e intrusione possa essere sottile quando i dispositivi vengono compromessi da malintenzionati.
Il caso è ora oggetto di indagine da parte delle procure competenti. L’obiettivo è accertare le responsabilità di chi ha messo online il portale e garantire la tutela delle vittime coinvolte, la maggior parte delle quali ignara di essere finita nel mirino di una rete internazionale di sfruttamento della privacy.
Aggiungi La Voce di Venezia come fonte preferita su Google