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A Venezia è stato un venerdì di passione, come da tempo non se ne vedevano. È il bilancio della giornata di ieri, segnata dallo sciopero nazionale dei trasporti indetto dai sindacati di base e da un’ondata di traffico che ha letteralmente messo in ginocchio molto presto la viabilità tra Mestre e Venezia in un mix esplosivo di disagi, code chilometriche, mezzi pubblici fermi, parcheggi esauriti, il consueto assalto turistico che si spostava a piedi, e temperature oltre i 30 gradi. Fattori che hanno trasformato l’ultimo giorno di primavera in una delle giornate più critiche dell’anno per la mobilità veneziana.
Trasporto pubblico bloccato, pendolari in trappola
Lo sciopero, indetto da numerosi sindacati autonomi tra cui Usb, Sgb, Cub Trasporti e altri, ha coinvolto tram, autobus, vaporetti e persino le ferrovie, privando cittadini e turisti di qualunque alternativa al trasporto privato. Le fasce di garanzia – dalle 6 alle 9 e dalle 16:30 alle 19:30 – sono state di norma rispettate, ma per il resto della giornata il servizio è stato quasi azzerato. Secondo i dati ufficiali, l’adesione allo sciopero in Actv ha raggiunto il 60,8% nel trasporto automobilistico e il 74,4% nella navigazione.
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Scopri come fare
Sui binari, la situazione non è stata migliore: oltre cento treni sono stati cancellati parlando solo del Veneto, con ritardi che hanno toccato anche i 180 minuti. Le linee regionali più colpite sono state le tratte Venezia-Padova-Verona, Venezia-Trieste, Padova-Bassano e le Frecce Rosse dirette a Roma e Milano. A soffrire in modo particolare, le stazioni di Venezia Santa Lucia, Mestre, Treviso e Padova, dove centinaia di passeggeri si sono visti costretti a bivaccare a terra in attesa del treno successivo. Tanti i turisti spaesati e ignari dello sciopero, messi davanti ad un fatto “inaspettato” e incapaci di rivedere i propri piani o di cercare alternative visti chiedere informazioni a chiunque passasse.
Ponte della Libertà paralizzato: code record e tempi di percorrenza triplicati
Fin dalle prime ore del mattino, il Ponte della Libertà – unico collegamento viario tra Venezia e la terraferma – è stato preso d’assalto dalle auto private per motivi turistici e di lavoro. Già alle 8 si registravano code a partire dal cavalcavia di San Giuliano. Il traffico è rimasto incolonnato per tutta la giornata, con picchi di congestione nel primo pomeriggio, quando si è toccato il record di quasi quattro chilometri di coda tra Mestre e piazzale Roma. Alcuni automobilisti hanno impiegato oltre un’ora e mezza per attraversare il ponte.
Parcheggi al collasso, avvisi carenti
A peggiorare la situazione, la chiusura parziale dell’autorimessa comunale di piazzale Roma – che, a causa dello sciopero del personale, ha accolto solo abbonati, disabili e prenotati – ha lasciato senza alternativa centinaia di automobilisti occasionali. Il vicino parcheggio San Marco è andato esaurito già prima di mezzogiorno, seguito da quello del Sant’Andrea. Gli ultimi posti disponibili sono stati registrati al Tronchetto, ma solo negli spazi scoperti. Le conseguenze sono state immediate: code su code, anche in entrata e uscita dai parcheggi.
Nel frattempo, i pannelli a messaggio variabile lungo la rete stradale non hanno inizialmente segnalato l’emergenza in corso, contribuendo a indirizzare ulteriori automobilisti verso Venezia senza avvertirli del blocco in atto. Solo nel pomeriggio è stato aggiornato il messaggio, permettendo una parziale deviazione del traffico.
Le ragioni della protesta
All’origine dello sciopero, diverse rivendicazioni sindacali. Oltre alle tematiche generali – aumento dei salari, condizioni di lavoro più dignitose, riduzione della precarietà – nel mirino c’è anche il contratto integrativo aziendale ritenuto inadeguato, soprattutto in Actv. I lavoratori chiedono una maggiore conciliazione tra vita privata e professionale, il miglioramento delle condizioni post-pandemia e un impegno concreto contro lo sfruttamento. «L’Italia è disposta ad aumentare le spese per il riarmo, ma da trent’anni ci dicono che non ci sono soldi per pensioni e stipendi», hanno dichiarato alcuni manifestanti durante il presidio a Piazzale Roma.
Una giornata da dimenticare (o da ricordare per imparare?)
Mentre le temperature salivano oltre i 30 gradi e il sole rendeva l’attesa in auto ancora più insopportabile, la Polizia locale ha cercato di gestire la situazione con pattuglie dislocate nei punti strategici, in particolare al Tronchetto e a piazzale Roma. La scelta di non chiudere il ponte, secondo il Comune, è stata motivata dal fatto che molti veicoli erano condotti da residenti diretti a recuperare familiari da scuole e luoghi di lavoro. In effetti, ieri coincideva con gli esami di terza media e maturità.
In serata, con il ritorno dei mezzi pubblici nelle fasce garantite, la pressione si è lentamente allentata. Ma il bilancio resta pesante: una giornata di totale paralisi che ha evidenziato, ancora una volta, la fragilità del sistema di collegamento tra la terraferma e il centro storico di Venezia.
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In base all’ennesimo sciopero indetto sempre con le stesse motivazioni, da domani mi aspetto che le guerre finiscano, che i lavoratori abbiano 300 € in più a fine mese, ecc. ecc.
Siamo in mano a sindacalisti che usano i lavoratori…Finora non hanno ottenuto nulla, se non rinsaldare la propria poltroncina sulle spalle dei lavoratori.
Utilizzano il TPL per disagiare tutti…chi lavora come pendolare è stufo di questi parassiti attaccati alle poltrone!!!
Non capisco come sia possibile che tutti i mezzi di trasporto , bus , treni e aerei possano scioperare lo stesso giorno di fatto bloccando il paese e impedendo la libera circolazione delle persone ( art 16 costituzione se non erro )
articolo 16 della costituzione forse non si riferiva al garantire la libera circolazione con mezzi pubblici …..