
30 ottobre 2026 — Sindacati di base, studenti, lavoratori e movimenti sociali hanno trasformato oggi diverse città italiane in un’unica giornata di mobilitazione contro il caro vita e il riarmo. La protesta, proclamata dall’Usb, si è svolta in oltre sessanta piazze e ha coinvolto anche i porti: secondo gli organizzatori oltre 100 scali in 17 Paesi hanno aderito alla mobilitazione internazionale contro il traffico di armi.
L’Usb ha sintetizzato lo slogan della giornata con “Abbassate le armi, alzate i salari. Blocchiamo tutto!” e ha dichiarato che nelle piazze ci sono stati “almeno un milione” di partecipanti. Dal governo è scattata la massima allerta: il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha riconosciuto che “gli allarmi ci sono” e ha espresso fiducia nella capacità di prefetti e questori di gestire i margini di imprevedibilità.
A Bologna decine di migliaia di persone hanno marciato fin sulla tangenziale, con il corteo che secondo gli organizzatori contava almeno 50.000 partecipanti; il gruppo è riuscito a oltrepassare il cordone di polizia dopo alcuni momenti di contatto. Nel capoluogo emiliano manifestanti e genitori di liceali hanno affiancato gli studenti, con alcuni spezzoni diretti verso la tangenziale.
A Roma il concentramento era previsto in piazza dei Cinquecento e il corteo ha puntato verso i Fori imperiali: i promotori hanno annunciato l’intenzione di occupare via dei Fori Imperiali e di piantare tende per un’assemblea nazionale che, hanno detto, potrebbe protrarsi fino a domenica.
Forti presenze e tensioni anche in altre città. A Torino gli organizzatori hanno stimato oltre 50.000 persone; la deputata Chiara Appendino è intervenuta invitando il governo ad ascoltare le piazze. A Milano i cortei di studenti e sindacati hanno marciato verso la tangenziale est; in centro sono stati segnalati oltre 15.000 partecipanti e in alcuni punti manifestanti hanno staccato manifesti elettorali della Lega. A Napoli l’Usb ha parlato di 20.000 persone e di tentativi di bloccare gli accessi autostradali; nella città sono state anche date alle fiamme immagini raffiguranti la presidente del Consiglio e la ministra dell’Università, insieme a bollette.
Nei porti, a Genova i portuali hanno bloccato il varco Albertazzi con pneumatici e fumogeni; il Collettivo autonomo lavoratori portuali (Calp) ha annunciato la volontà di entrare dentro il porto e di non sottostare alla precettazione. Mobilitazioni portuali sono state segnalate anche a Trieste, dove si sono radunati circa 3.000 partecipanti, e a Livorno, con un corteo Usb stimato in 15.000 persone.
Non sono mancati episodi di scontro con le forze dell’ordine. A Vicenza la polizia ha utilizzato idranti contro manifestanti che avevano tentato di occupare una rampa della tangenziale: gli organizzatori hanno riferito di tre feriti, tra cui una persona colpita alla testa da un lacrimogeno. A Mestre un video ha documentato una carica con manganelli su manifestanti che, secondo il ricercatore autore della testimonianza, stavano camminando a mani alzate. A Padova e in altre città alcuni manifestanti hanno bruciato immagini di esponenti politici; a Ancona attivisti hanno incatenato carrelli della spesa e lanciato uova e vernice contro la sede locale della Banca d’Italia.
L’Usb ha anche avviato una raccolta fondi tramite crowdfunding per coprire le multe che potrebbero essere inflitte ai lavoratori precettati nel settore dei trasporti che hanno comunque aderito allo sciopero, decisione che secondo il sindacato è stata presa nonostante gli ordini di precettazione attribuiti al ministro dei Trasporti.
Altri episodi segnalati nelle prime ore della mobilitazione: idranti a Vicenza, colpi di manganello e spintoni a Torino con alcune forzature di blocchi, lancio di uova colorate contro la sede di Confindustria a Treviso, e decine di migliaia tra studenti e lavoratori in piazza in molte città medio-piccole, da Cosenza a Reggio Calabria, da Bari a Cagliari. A Palermo l’Usb ha definito la manovra nazionale “insufficiente”, denunciando tagli ai servizi essenziali e condizioni non a norma in molte scuole siciliane.
La mobilitazione ha coinvolto anche realtà politiche e associative: tra i partecipanti sono state registrate presenze di gruppi pro-Palestina, rappresentanze sindacali e forze della sinistra. In diverse città i cortei sono stati scanditi da slogan contro la spesa militare e per maggiori investimenti in istruzione, sanità e servizi pubblici.
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