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“Schei e amicissia…? Orba la giustissia!”: quando il potere oscura la legge

In un solo proverbio, il popolo veneziano è riuscito a dire molto più di mille sentenze. “Schei e amicissia…? Orba la giustissia!” è una frase che suona come un’accusa, ma anche come un’amara constatazione. Chi ha soldi e amici influenti, spesso riesce a piegare anche ciò che dovrebbe restare imparziale: la giustizia. Il proverbio Il […]

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In un solo proverbio, il popolo veneziano è riuscito a dire molto più di mille sentenze. “Schei e amicissia…? Orba la giustissia!” è una frase che suona come un’accusa, ma anche come un’amara constatazione. Chi ha soldi e amici influenti, spesso riesce a piegare anche ciò che dovrebbe restare imparziale: la giustizia.

Il proverbio

  • In dialetto: Schei e amicissia…? Orba la giustissia!
  • Traduzione italiana: Denaro e amicizie…? E la giustizia diventa cieca!
  • Pronuncia indicativa: /skej e amiˈt͡ʃisja… ˈɔrba la d͡ʒusˈtisja/

Il significato

Il proverbio sottolinea un meccanismo antico quanto il potere: quando una persona ha denaro o conoscenze influenti, può ottenere vantaggi anche contro i principi della legge. È una denuncia popolare verso un sistema in cui non sempre vince chi ha ragione, ma chi ha relazioni o mezzi per “convincere”.

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La seconda parte della frase, “orba la giustissia”, richiama la figura classica della giustizia cieca — ma qui non è cieca per imparzialità, bensì per convenienza. È una giustizia che “non vede” ciò che le conviene non vedere.

Origini storiche

Il detto affonda le sue radici nella Venezia della Serenissima, dove il sistema giudiziario era apparentemente rigido e severo, ma nella pratica spesso piegato alle esigenze delle classi altolocate. Le famiglie nobili, i mercanti potenti, i membri del patriziato avevano canali privilegiati per influenzare giudici, consiglieri, sentenze.

Il popolo lo sapeva. E, con l’arma dell’ironia, sapeva anche dirlo.

Attualità e riflessi moderni

Cambiano i tempi, cambiano i codici, ma il proverbio, nella percezione popolare, resta drammaticamente attuale. Nei tribunali come nelle dinamiche sociali, la sensazione che “chi ha più potere ha più chance” non è scomparsa. È un messaggio di vigilanza, più che di rassegnazione.

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In italiano, un proverbio affine potrebbe essere: “La legge è uguale per tutti… ma per qualcuno è più uguale degli altri.”

Conclusione

“Schei e amicissia…? Orba la giustissia!” è il grido sarcastico e lucido di un popolo che ha imparato a osservare la realtà senza illusioni. Un proverbio che resta vivo. E che ci invita a chiederci: la giustizia è davvero cieca… o chiude gli occhi solo alcune volte?

Prof. Alberico Manzato
Prof. Alberico Manzato
Professore, ora in pensione. Attraverso questo giornale coltivo la passione per la divulgazione. manzato_a@lavocedivenezia.it
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3 persone hanno commentato. La discussione è aperta...

  1. Mai sentito…. i nobili e chiunque avesse cariche pubbliche aveva la pena raddoppiata rispetto al normale .
    Famosa la vicenda del Doge che lasciò morire il figlio in carcere , altrettanto nota la condanna di un gruppo di ” rampolli” nobili che avevano offeso e fatto danni in un albergo e potrei continuare …..
    Forse il detto è nato alla fine della repubblica quando i costumi e la morale non era più quella di un tempo…

    • Buongiorno, ha ragione, anche noi non lo avevamo mai sentito. Ci spiegano che è nato probabilmente negli ultimi secoli di vita della Serenissima Repubblica, prima della caduta definitiva nel 1797 per mano di Napoleone Bonaparte. In quel momento, a quanto pare, le istituzioni veneziane si chiusero associandosi con un’aristocrazia sempre più conservatrice, che bloccava riforme e favoriva il nepotismo e il clientelismo. Nel corso del Settecento, la corruzione aumentò così tanto che le cariche pubbliche venivano spesso vendute o distribuite in base a favoritismi e la Giustizia, un tempo vanto della Repubblica, divenne molto meno imparziale. Un cordiale saluto. La redazione.

      • Esatto , mi chiedo allora perché abbiano scritto:
        Il detto affonda le sue radici nella Venezia della Serenissima, dove il sistema giudiziario era apparentemente rigido e severo, ma nella pratica spesso piegato alle esigenze delle classi altolocate. Le famiglie nobili, i mercanti potenti, i membri del patriziato avevano canali privilegiati per influenzare giudici, consiglieri, sentenze.”

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