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giovedì 28 Gennaio 2021

Rotary Venezia Mestre aiuta Casa famiglia San Pio X

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Il Rotary Venezia Mestre aiuterà Casa famiglia San Pio X a realizzare i suoi scopi benefici, destinando a questa importante realtà veneziana il secondo service dell’anno sociale, quest’anno dedicato a situazioni di disagio in città.

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Il presidente Claudio Scarpa e i soci del club hanno ricevuto, nella sede all’hotel Bologna di Mestre, Roberto Scarpa e Renata Allacevich, presidente e responsabile di Casa famiglia e da anni anima di una realtà che si prende cura di tante mamme sole e dei loro figli e in generale delle persone più deboli della società.

«Esiste un problema di povertà generale diffuso anche nella nostra città – ha commentato Claudio Scarpa, presidente del Rotary Venezia Mestre -. Quest’anno, sostenendo il centro don Vecchi, abbiamo voluto aiutare la categoria dei padri divorziati che non possono vedere i loro figli perché non hanno il luogo adatto per ospitarli. Ora concludiamo l’anno sociale aiutando Casa famiglia a dare una possibilità a delle mamme e le famiglie che vivono una situazione di particolare disagio».

Roberto Scarpa le descrive come donne sole, ferite nell’anima e nel corpo: «Arrivano da svariate parti del mondo ma sempre più spesso anche dall’Italia e dalla nostra città».

Casa famiglia San Pio X è un’istituzione che ha più di un secolo: è nata nel 1910, anno in cui ha iniziare a ospitare mamme e bambini alla Giudecca. Sotto l’impulso del patriarca Marco Cè, inizialmente accoglieva le mamme che venivano cacciate di casa perché rimanevano incinte fuori dal matrimonio. Poi i tempi sono cambiati e la struttura si è evoluta. Negli anni, però, le storie delle donne che ci vivono sono diventate sempre più drammatiche.

Gestita dalle suore fino agli anni 90, l’ultima congregazione è stata richiamata in Emilia Romagna. Allora il bivio: chiudere o inventare qualcosa di nuovo? Don Silvio Zardon ha quindi deciso di consegnare la casa ad alcune coppie di sposi che si sono messe a disposizione per aiutare altre famiglie in difficoltà. «Qualcuno aveva scommesso che non sarebbe durata lo spazio di un mattino, ma siamo ancora qua – spiega Scarpa -. Oggi la struttura è gestita di una quindicina di persone laiche, chiamate “i familiari”. Le donne che arrivano sono sempre più giovani, sempre più devastate, le loro storie sono terribili. Molte di loro hanno avuto in casa il “mostro” da cui ora fuggono». Alla Giudecca le ospiti (spesso minorenni) trovano, oltre ai familiari e persone amiche che le aiutano a trovare una quotidianità, anche assistenti sociali, educatori e psicologi. Da lì partono per ricostruire la loro vita insieme ai loro figli.

«Fino al 2008 le nostre ospiti uscivano da Casa famiglia con un lavoro dignitoso e una casa in affitto – racconta Allacevich -. Oggi è più difficile, a causa della crisi e delle difficoltà dei servizi sociali che hanno sempre meno disponibilità». Nonostante tutto, Casa famiglia è riuscita a lanciare il progetto del “Nido di Elena” e tramite la fondazione Trevisanato ha restaurato la struttura creando un appartamento dove possono vivere due nuclei con bambini, in semi-autonomia, e poi altri mini-appartamenti in città, per accogliere sempre più coppie in un percorso verso l’indipendenza.

E a questo vuole contribuire il Rotary Venezia Mestre, che con la sua donazione aiuterà Casa famiglia San Pio X a garantire un nuovo alloggio a una famiglia in difficoltà.

«Attualmente da noi vive una famiglia “anomala” – racconta Allacevich -. Hanno bussato alla nostra porta, senza passare per i servizi sociali né per il tribunale dei minori, e li abbiamo accolti come dei fratelli. Lui ha vissuto in parrocchia e lei è rimasta da noi con il figlio. Si sono ripresi dalle loro terribili disavventure, hanno trovato un lavoro. Presto lasceranno quindi l’appartamento che abbiamo messo a loro disposizione a Mestre. Lo abbiamo in usufrutto da una donatrice ma va ristrutturato e totalmente arredato. Solo così potremo metterlo a disposizione di una nuova famiglia che entro l’anno si trasferirà lì».

A questo servirà quindi il contributo del club, che per una serata ha ascoltato le storie di Casa famiglia. Ora l’istituzione sta lavorando intensamente per realizzare anche altri due sogni: aprire il centro per l’infanzia e per la famiglia, dove le persone potranno lasciare i loro bambini in orario pomeridiano, e realizzare uno spazio per le visite protette tra padri e figli.

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