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Riscaldamento: ecco il decreto con le nuove regole per limitare i consumi. Molte le novità, rispetto alle abitudini casalinghe a cui eravamo abituati, mentre sullo sfondo gli italiani lasciano sempre la domanda incombente: “Ma chi è che verrà a controllare a casa mia?”. Verosimilmente nessuno, però non bisogna dimenticare che il calcolo dei metri cubi consumati, soprattutto con il raffronto dell’anno precedente, è sempre possibile “a monte”.
Un’ora in meno di caldo ogni giorno, temperature più basse di un grado nelle abitazioni e nei luoghi di lavoro, termosifoni accesi per 15 giorni in meno rispetto all’inverno scorso, “salvi” invece ospedali, asili, piscine, saune e alcune attività industriali e artigianali a cui i Comuni “abbiano già concesso deroghe ai limiti di temperatura, oltre che agli edifici dotati di impianti alimentati in prevalenza a energie rinnovabili”
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Scopri come fare
E’ tutto sul provvedimento firmato dal ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani per la riduzione dei consumi di gas naturale.
Dunque il ministro Roberto Cingolani ha firmato il Decreto che definisce “i nuovi limiti temporali di esercizio degli impianti termici di climatizzazione alimentati a gas naturale”. Le misure, secondo la stima dell’Enea, farebbero risparmiare 2,7 miliardi di metri cubi di gas.
Questo mentre il caro-bollette, che sta colpendo famiglie e imprese, mobilita i Comuni, con i sindaci pronti a chiedere al prossimo Governo fino a un miliardo di euro per non mandare in default i bilanci amministrativi.
Intanto, il numero uno di Eni, Claudio Descalzi, rassicura sulle scorte: il gas è sufficiente, salvo ci fossero incidenti tecnici, come ad esempio un guasto o una rottura a un impianto, che riguardano i paesi fornitori o un freddo particolamente rigido.
Comunque, “la crisi dei prezzi non si risolverà entro il 2023: ci vorranno almeno tre anni”, sentenzia il presidente di Nomisma Energia, in una intervista al settimanale “The Post internazionale” spiegando che “imporre un tetto al prezzo del gas è impossibile e inutile” e che “l’unica via possibile è quella del sostegno diretto dei governi a imprese e famiglie”. Ma di base, “senza gas e senza combustibili ed energia di derivazione fossile non ce la possiamo fare in nessun caso”.
Intanto, per ora, c’è il Piano di riduzione dei consumi di gas naturale previsto dal Mite con questo decreto che posticipa di 8 giorni la data di accensione dei termosifoni e anticipa di 7 giorni lo spegnimento.
Il riscaldamento potrà essere acceso con date che variano a seconda delle sei zone climatiche individuate in Italia. Per cui a Milano anziché il 15 ottobre il riscaldamento partirà il 22 e sarà spento il 7 aprile anziché il 15; a Roma, invece, il riscaldamento previsto dal primo novembre fino al 15 aprile sarà dall’8 novembre al 7 aprile.
La temperatura nelle abitazioni, normalmente fissata a 20 gradi per convenzione, dovrà scendere a 19.
L’Enea (l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile), che ha fornito al ministero le valutazioni per il risparmio energetico, pubblicherà un vademecum con le indicazioni essenziali per impostare correttamente la temperatura di riscaldamento che gli amministratori di condominio potranno rendere disponibile ai condomini.
In presenza di “situazioni climatiche particolarmente severe”, avverte il Mite, i Comuni possono autorizzare l’accensione degli impianti termici alimentati a gas anche al di fuori dei periodi indicati dal decreto, purché per una durata giornaliera ridotta”.
Ma, d’altra parte, sono proprio i Comuni ad essere pronti a chiedere al prossimo governo 200 milioni da inserire nel dl Aiuti quater, e poi 800 milioni in legge di bilancio che potranno valere anche per il 2023 per le situazioni più critiche dei bilanci comunali, ha spiegato il delegato alla finanza locale dell’Anci, Alessandro Canelli annunciando “un pacchetto di misure anche tecnico-contabili per fermare il calo delle entrate dei comuni previsto per il 2023 e per far fronte al perdurare dell’incremento dei costi energetici”.
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