Bando per qualifica Restauratori Beni Culturali al via grazie a Confartigianato

ultimo aggiornamento: 03/09/2015 ore 20:55

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Ci sono voluti oltre 20 anni, ma finalmente lo scorso 23 giugno il Ministero dei Beni Culturali ha pubblicato il bando nazionale per la qualifica di restauratore di beni culturali. Una data storica per Confartigianato che da anni si batte per veder riconosciute agli imprenditori artigiani le competenze e la professionalità dimostrate sul campo.

“Ora possiamo tirare un sospiro di sollievo – commenta soddisfatto Gianni De Checchi, Segretario di Confartigianato Venezia, l’associazione di categoria che rappresenta la stragrande maggioranza dei restauratori di Beni Culturali operanti stabilmente in Città – ma possiamo dire di averla scampata bella!”.


Sì, perché questa galassia di 3.500 restauratori, massima espressione del saper fare made in italy che tutto il mondo ci invidia, di cui circa 30 con sede a Venezia, ha rischiato di essere spazzata via, nel 2009, da un tratto di penna. In quella primavera, infatti, fu approvato un decreto che dettava le nuove regole per l’accesso alla professione. La strada tracciata dal provvedimento era a senso unico: solo i restauratori in possesso di uno specifico diploma rilasciato da una delle tre scuole di alta formazione potevano operare su beni artistici tutelati.

Oggi, a quattro anni dalla sospensione di quella procedura di selezione, che avrebbe tagliato fuori dal mercato praticamente tutti i restauratori artigiani con esperienza sul campo pluridecennale ma non in possesso del fatidico “pezzo di carta”, quegli stessi restauratori artigiani potranno finalmente vedere riconosciute le loro competenze professionali. Infatti, grazie alla battaglia condotta da Confartigianato ai vari livelli e dalle altre organizzazioni del settore, i requisiti per la partecipazione al bando sono stati ampiamente estesi e comprendono anche i lavori che devono essere terminati entro dicembre di quest’anno. Le procedure di abilitazione da parte del Ministero si dovranno concludere entro il prossimo 30 giugno. Dopo questa fase transitoria, l’accesso alla professione sarà regolato solo attraverso specifici percorsi di studio.  

“Il dado è tratto – sottolinea Enrico Vettore, Responsabile dell’Ufficio Categorie di Confartigianato Venezia –, indietro non si torna. Dopo anni di discussioni e prese di posizione con poco senso, si è finalmente definito il ruolo di una figura principale nel panorama culturale italiano ed internazionale, portatrice di un know-how straordinario che parte del Rinascimento e arriva ad oggi. Con la pubblicazione del bando viene infatti valorizzato il ruolo fondamentale svolto dai restauratori artigiani a favore della conservazione e manutenzione del patrimonio artistico del nostro Paese, un complesso sistema di attività con competenze tecniche uniche al mondo. Ora si apre la fase della presentazione delle domande per vedersi riconosciuti i sacrosanti requisiti professionali maturati nel corso di una vita di lavoro”.


Ma, nonostante la pubblicazione del bando rappresenti indubbiamente una bella notizia, il quadro che avvolge questa fondamentale quanto fragile categoria rimane a tinte fosche.
“In un Paese come l’Italia, e in una città come Venezia in particolare – analizza De Checchi – con la più alta concentrazione di patrimonio artistico del mondo, ci dovrebbe essere un mestiere molto richiesto, tutelato e ben definito dalle norme in vigore: quello del restauratore. Così, purtroppo, non è. Burocrazia soffocante e crisi economica hanno messo in ginocchio tutto il sistema della piccola impresa, specie questo settore di nicchia: ormai da anni assistiamo ad una drammatica e crescente diminuzione degli appalti. Le imprese di restauro a Venezia sono costrette a lasciare a casa i dipendenti dopo averli formati perché non c’è lavoro: a Venezia dal 2008 i restauratori hanno licenziato o messo in cassa integrazione oltre il 45% del personale dipendente. Le gare d’appalto per questo settore sono diminuite del 60%. E i pochi lavori pubblici messi a bando vengono assegnati con ribassi che spesso superano il 40%. Ancora peggio sul fronte privato, dato che i proprietari spesso non possono, ma anche non vogliono più spendere”.

Puntare allora sull’alta qualità del lavoro, sulla grande specializzazione dei restauratori italiani, è certamente necessario e questo bando per il riconoscimento dei requisiti va nella giusta direzione, ma rischia di non bastare più. Urge un massiccio piano di investimenti pubblici per il restauro dei grandi siti storici ma anche un progetto capillare e diffuso sul territorio per la salvaguardia e la manutenzione continua delle opere cosiddette minori di cui l’Italia e Venezia abbondano.
“Altrimenti – conclude amaramente Gianni De Checchi -, oltre a perdere per strada imprese e famiglie, manderemo in malora professionalità e competenze uniche e non recuperabili, cosa che stiamo purtroppo già facendo. Per i restauri poi ci rivolgeremo a Bucarest o a Tirana, e pazienza se le tecniche e i materiali non saranno gli stessi, basta che costi poco!”

Per tornare all’attualità, con lo scopo di supportare al meglio i restauratori artigiani veneziani nella delicata fase di predisposizione della documentazione richiesta da inviare attraverso una complessa e articolata procedura telematica che si chiuderà il prossimo 30 ottobre, Confartigianato Venezia ha attivato uno specifico sportello per garantire tutta l’informativa e la consulenza necessarie.

I passi da compiere e la documentazione da produrre verranno dettagliatamente illustrati nel corso di un incontro tecnico previsto per Mercoledì 9 settembre con inizio alle ore 17.00 presso la Sala Riunioni Confarigianato Venezia – Castello San Lio 5653/4 – Venezia. Per informazioni, tel, 041 5299270.

03/09/2015

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