Referendum: capitolo chiuso. Tra “anomalie” e fantasmi di ricorsi che aleggiano

388

Referendum: capitolo chiuso. Tra "anomalie" e fantasmi di ricorsi che aleggiano

Referendum Venezia-Mestre. Sono le 19 di domenica 1 dicembre. Il presidente di seggio della scuola di San Giuseppe di Castello: “Mi spiace signore, non c’è il suo nome, non può votare…”. “Come mai? Io ho votato per l’elezione del sindaco, anche a quella prima..”.
“Mi spiace, ho verificato, non è in elenco in quanto lei è ‘comunitario’…”.

Interviene la moglie che lo accompagna: “Ma, scusate, cosa c’entra questo? E’ da trent’anni che ha la residenza a Venezia…”, ha sempre votato. “Lo so signora, ma per il referendum non può…”.

Critiche sono poi state mosse alle convocazioni che sarebbero state effettuate in ritardo o mai avvenute per i veneziani iscritti all’Aire, l’anagrafe italiana dei residenti all’estero.

Sono un paio delle anomalie che hanno segnalato i movimenti per il ‘SI’ durante le operazioni di voto nella giornata di domenica e c’è chi ha quantificato che i voti persi potrebbero essere addirittura migliaia.

Poi c’è la questione degli accessi agevolati: tutti – secondo quanto ci viene riferito – i seggi sarebbero stati collocati dal primo piano in su, ma gli ascensori erano tutti, per quanto sembri incredibile, “Fuori Servizio”.

In questo caso, però, non sarebbero stati persi voti in quanto i ‘presidenti di seggio’, con molta buona volontà, erano disponibili a scendere al piano terra se qualcuno lo richiedeva avendo difficoltà motorie.
A quel punto il funzionario faceva votare poi portava la scheda al piano superiore e si incaricava di inserirla nella scatola delle schede votate.
Pur nella certezza della serietà dei componenti di seggio come di chiunque presente, andare in giro con una scheda ‘votata’ non pare il massimo in fatto di garanzia di sicurezza delle procedure.

Infine, si è profilato all’orizzonte un possibile ricorso contro la soglia del 50% stabilita per la consultazione. Lo hanno fatto sapere movimenti favorevoli alla separazione, sottolineando che il quorum è illegittimo perché non sarebbe previsto dalla Costituzione e dalla legge regionale.

Il sindaco Brugnaro intanto incassa la vittoria e considera la questione referendum esaurita: “Rispettiamo tutti ma la volontà di Venezia è molto chiara. Città Unita e Unica. Adesso voltiamo pagina, insieme, senza polemiche – prosegue – Bisogna continuare a lavorare a testa bassa. Ci è stata data una importante dimostrazione di fiducia, io per primo devo esserne degno”.

Allo stesso tempo il Pd dice che ci si deve anche interrogare sul malumore che ha trascinato alle urne una cospicua percentuale di veneziani insulari.
“Non c’è nulla da festeggiare per il flop, ampiamente previsto, del referendum per la separazione tra Venezia e Mestre, perché i problemi sono ancora tutti lì”, dice il senatore del Pd Andrea Ferrazzi.
“Problemi che la stragrande maggioranza dei nostri concittadini ha ritenuto non risolvibili attraverso la separazione, ma che vanno affrontati – osserva -. Certo, pesa in un’Amministrazione che invece di unire divide e invece di affrontare i problemi spesso si nasconde nella propaganda. Ma pesa anche il fatto che Venezia è ‘scena’ di fenomeni complessi ed epocali sui quali ha poco potere (grandi navi, Mose, turismo, acqua alta)”. Per l’esponente democratico “è per questo che vanno ascoltate anche le istanze di chi ha votato sì alla divisione. Va ripensata una specialità per Venezia che preveda un riconoscimento di città speciale con un finanziamento stabile non più appannaggio solo del Mose e, contemporaneamente, una riduzione della frammentazione folle dei poteri tra decine di soggetti. A Mestre – conclude – va ridata la dignità e l’orgoglio che merita per esprimere lo straordinario potenziale e contrastare l’evidente declino”.

Intanto i “separatisti” incassano la sconfitta, evidenziando però che i vincitori hanno ben poco da festeggiare nella situazione attuale.
“Il referendum 2019, per decidere se Venezia e Mestre possono diventare due città autonome, sarà ricordato per le sistematiche azioni di oscuramento contro chi si è attivato a favore del SI e per la dilagante produzione di fake news intimidatorie a sostegno del NO”, dichiarano dal movimento “+Mestre +Venezia”.

“Spazi pubblicitari rifiutati dopo aver firmato regolari contratti d’acquisto. Caccia a chi espone drappi alle finestre. Azienda di trasporto che inventa nuovi tariffari in caso di vittoria del SI. Casinò che si sciolgono come neve al sole se Mestre e Venezia diventassero autonome. Spazi irrisori per i manifesti. E tanto altro ancora”.

“Alla luce dell’alterazione delle normali prassi di correttezza per assicurare ai cittadini un sereno confronto democratico, per non parlare delle indicazioni di non voto da parte di chi amministra la città che contraddicono qualunque codice di comportamento istituzionale, +Mestre+Venezia raccoglie positivamente anche il mancato raggiungimento del quorum referendario, considerate le percentuali ottenute. Un risultato che, più che rappresentare un “astensionismo” consapevole, è la conseguenza di assenza di comunicazione e di iniziative che hanno compromesso la responsabilità civica”.

“In questi minuti, in assenza di dettagli sui risultati delle votazioni nei vari seggi, è possibile affermare con certezza che il referendum ha confermato, aldilà del quorum, che all’interno dello stesso comune esistono due città radicalmente diverse. Se a Venezia l’affluenza ai seggi è stata praticamente quasi doppia rispetto alla terra ferma, significa che esistono due sensibilità diverse verso l’urgenza e la gravità dei problemi da affrontare e risolvere. A Venezia la necessità di coinvolgimento dei cittadini, malgrado il sindaco, alla definizione del proprio destino è una priorità diffusa tra la popolazione. Riteniamo che il minor coinvolgimento nella consultazione in parte della popolazione è anche attribuibile alla perdita di speranze di molti cittadini incontrati in queste settimane, cittadini che sono stati ridotti a credere che la loro opinione non conti nulla”.

“Venezia nella sua fragilità e unicità potrà sopravvivere solo grazie alla cura costante dei residenti e alla capacità di fronteggiare lo spopolamento e per questo rimaniamo convinti sia necessaria un’amministrazione dedicata e non l’attuale amministrazione unica che deve gestire anche le priorità di Mestre”.

(per approfondire: Referendum per l’autonomia amministrativa di Venezia e Mestre)

Riproduzione Riservata.

 

Lascia un commento alla notizia che hai appena letto (nessuna registrazione necessaria)

Please enter your comment!
Please enter your name here