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sabato 27 Novembre 2021

Prossimo weekend? Zone rosse più rigide ma limiti anche alle gialle rafforzate

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Prossimo weekend che si incammina verso weekend rossi e zone gialle rafforzate mentre il Cts (Comitato Tecnico Scientifico) chiede ulteriori restrizioni.
Una stretta delle misure si vedrà già a partire dal prossimo weekend, per frenare la diffusione del virus sospinta dalle varianti: zone rosse più rigide, modello Codogno, ma movimenti limitati anche in zona gialla, con chiusure nei fine settimana, come avvenuto durante le vacanze di Natale.
E, allo stesso tempo, estensione della campagna vaccinale a più soggetti possibili e nei tempi più brevi.
Questa la posizione che gli esperti del Comitato tecnico scientifico hanno consegnato al Governo, che dovrà a stretto giro – probabilmente già nelle prossime ore – valutare in che misura accogliere le indicazioni.
E’ ancora esclusa per ora l’ipotesi di un lockdown generalizzato.
Mentre nelle ultime 24 ore si registra il picco dei ricoveri in terapia intensiva: 278, mai così tanti da quando viene diffuso il dato, dal 3 dicembre scorso.
E salgono anche le vittime: 376, 58 in più di ieri.
Come c’era da attendersi, dunque, il Comitato è attestato sulla linea dura, considerata la curva in rialzo dei contagi e gli ospedali in sofferenza con le terapie intensive al di sopra della soglia critica in tante regioni.
Vanno limitati i contatti interpersonali e le misure attualmente in vigore non bastano, tenuto anche conto dei ritardi sui vaccini.
Da qui l’indicazione a irrigidire le misure in ogni zona ‘colorata’, ristabilendo nel contempo il ‘contact tracing’ e potenziando il sequenziamento del virus per individuare prima possibile le varianti.
Ribadita anche la necessità di introdurre il criterio dell’incidenza settimanale: con 250 casi ogni 100mila abitanti si va automaticamente in zona rossa.
E la tempestiva conclusione della revisione degli indicatori epidemiologici di monitoraggio, in modo da avere dati più aggiornati possibile e intervenire più rapidamente con le azioni di ‘contenimento/mitigazione’ a livello nazionale, regionale e locale.
Sarà la cabina di regia del Governo ora a riunirsi per valutare le misure da mettere in campo e portare all’attenzione delle Regioni per una condivisione.
All’interno della maggioranza ci sono posizioni articolate tra “aperturisti” e “rigoristi” ed il premier Mario Draghi ieri ha invitato a:

“non perdere un attimo, non lasciare nulla di intentato, compiere scelte meditate, ma rapide. Questo non è il momento di dividerci”.
Al momento sembrano da escludere lockdown totali come quello dello scorso anno, mentre è plausibile l’accoglimento delle indicazioni del Comitato su un irrigidimento dei divieti rispetto a quelli contenuti nel Dpcm in vigore fino al 6 aprile il giorno dopo Pasquetta.
Per il leader della Lega Matteo Salvini “un lockdown nazionale sarebbe punitivo. Non ho dati, ma sono favorevole a intervenire dove la situazione è a rischio, non dove non c’è aumento di contagi. No a interventi in modo generico, ma in modo chirurgico”.
Sulla stessa linea il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri (M5s) che si dice “non favorevole a un lockdown generalizzato, ma a misure chirurgiche più o meno ampie a seconda delle aree. Sicuramente un rafforzamento di alcune misure è necessario”.
Anche il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, è “contrario all’ipotesi di una chiusura generalizzata, che non gioverebbe né al contenimento della pandemia né a un Paese ridotto ormai allo stremo”.
Per il presidente dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, “il nostro impegno deve essere quello di passare rapidamente dalle restrizioni a tappeto alle vaccinazioni a tappeto”.
Il presidente Anci Antonio Decaro si attende comunque una stretta in vista di Pasqua: “servirebbe a evitare che durante le feste qualcuno si possa spostare e aumentare i contagi, in un momento in cui la variante inglese si sta diffondendo molto velocemente”.
Intanto, nelle ultime 24 ore i nuovi contagiati sfiorano quota 20mila (19.749), con un’incidenza in calo rispetto a ieri: 5,7% contro 7,5%.
In aumento i morti: 376 (il giorno primo erano stati 318) .
Altri 278 pazienti sono entrati in terapia intensiva (contro 231 di ieri) ed il totale delle persone in rianimazione sale a 2.756.
Mentre nei reparti ordinari ci sono 22.393 malati (+562).
Aumentano i contagi anche nelle carceri: una settimana fa erano 410 i detenuti positivi, ora sono 468.
L’Emilia Romagna ha deciso la sospensione dei ricoveri programmati procrastinabili in tutti gli ospedali della regione, spiegando che l’occupazione delle terapie intensive è del 37,6% (la soglia critica è del 30%) , mentre per i posti ordinari Covid l’occupazione è del 47,2% (anche in questo caso superata la soglia critica del 40%).
Allarme anche a Napoli, dove il sindaco Luigi de Magistris parla di “ospedali allo stremo”. E nelle carceri i positivi sono passati in una settimana da 410 a 468.
Naturalmente un’accelerazione sui vaccini darebbe respiro a tutto il Paese. Ma dalle aziende continuano ad arrivare notizie negative: Johnson & Johnson ha comunicato di non poter assicurare all’Ue la fornitura di 55 milioni di dosi pattuita.
Il Governo sta mettendo a punto un nuovo piano per superare le criticità emerse e non farsi trovare impreparati quando, da aprile, l’approvvigionamento dovrebbe salire a regime.
Le Regioni domani avranno un primo confronto: sul tavolo anche l’ipotesi di procedere sulle vaccinazioni anche per fasce d’età.
L’obiettivo è arrivare alla Conferenza Stato-Regioni di giovedì con nuove raccomandazioni sui gruppi prioritari da vaccinare.

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