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giovedì 24 Giugno 2021

Pro Navi e Contro Navi, Venezia si divide e i bambini stanno in mezzo

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Caro Direttore,
questa mattina, riflettendo sulle manifestazioni di ieri pro e contro le navi da crociera ho sentito il bisogno di scrivere una lettera, per trovare le parole capaci di esprimere un profondo rammarico che m’invade e che appartiene al mondo dell’ingiustizia.
Le cronache hanno riportato che durante la manifestazione di ieri, c’erano tanti bambini, che coloravano, giocavano e correvano, bevevano succhi di frutta alla Zattere; in Riva degli Schiavoni ce n’erano altri, che gioiosi applaudivano la nave da crociera che stava avanzando perché il loro papà finalmente poteva lavorare.
I piccoli dalle Zattere guardavano la laguna e sapevano che erano lì per difenderla, hanno imparato a memoria gli slogan. Colorano su fogli di carta arcobaleni e mare e cielo blu, costellato di gocce d’oro tutti i bambini del mondo, che non sanno ancora che saranno traditi. Bambini che ascoltano attoniti i discorsi dei genitori, che hanno tutti ragione e loro erano lì, presenti alle manifestazioni a cercare di capire in cosa consisteva quella distanza di cui hanno sentito parlare. E così qualcuno di loro gridava, fuori le navi dalla laguna, mentre altri dicevano, evviva!

Forse è la sindrome dell’insegnante a farmi dire che l’indignazione è immensa e che chi ha provocato questa separazione in città è indegno di governare.
I bambini hanno trascorso quasi due anni dentro la pandemia, le paure, le angosce degli adulti, le preoccupazioni per il posto di lavoro dei loro genitori. Eppure hanno frequentato la scuola, hanno partecipato alle lezioni a distanza, hanno portato sulle loro esili spalle il peso dello smarrimento e dello sconforto.
E ora? Ora che il Governo ha promesso e non mantenuto, ora che il risveglio alla vita dovrebbe portare al risveglio della speranza per la città i suoi abitanti, il lavoro, si ripercorre il cammino dell’incertezza. E i bambini stanno a guardare.

Senza capire e fidandosi degli adulti, i bambini assistono a una regressione civica paurosa, dove a pagare, sono sempre i più deboli, i più piccoli, quelli che non hanno diritto di parola.
Grazie.

Andreina Corso

Data prima pubblicazione della notizia:

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