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martedì 26 Ottobre 2021

Questo Primo Maggio esiliato di quella che è (sarebbe) una Repubblica fondata sul lavoro. Di Andreina Corso

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Primo Maggio: storia e tradizione di una celebrazione che suscita molti interrogativi ai giorni nostri. Dalla tremenda tragedia dell'incendio alla fabbrica delle operaie ai giorni nostri.

Primo Maggio di lavoro esiliato. Fatica a non mostrare rancore questa giornata storica dentro una ricorrenza che registra 900mila posti di lavoro in meno e una preoccupante disoccupazione giovanile.
La diminuzione coinvolge uomini e soprattutto donne, dipendenti (-590mila) e autonomi (-355mila) e tutte le classi d’età.
Il tasso di occupazione scende, in un anno, di 2,2 punti percentuali.
Nell’arco dei dodici mesi, crescono le persone in cerca di lavoro (+0,9%, pari a +21mila unità), ma soprattutto gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+5,4%, pari a +717mila).
Questi i dati della Bussola di Veneto Lavoro concernenti i primi tre mesi del 2021.
Nonostante un saldo trimestrale positivo, come sempre accade in questo periodo dell’anno, tra gennaio e marzo si è registrato un calo delle assunzioni del 17% rispetto allo stesso periodo del 2020 e del 31% rispetto al 2019.
Il saldo tra assunzioni e cessazioni nel primo trimestre del 2021 è stato pari a più 29.000 posizioni lavorative, rispetto alle più 18.000 registrate nello stesso periodo del 2020 e alle 44.500 del 2019.
Nel merito l’Assessore regionale al Lavoro Elena Donazzan, considera: “Il mercato del lavoro si conferma ingessato: in questa fase di incertezza le aziende, tuttora coperte da cassa integrazione e bloccate dal divieto di licenziamento, al di là di specificità territoriali e di differenze, rimangono in una situazione di stallo, voluto o forzato che sia. Tutto il peso della crisi si è invece scaricato sul lavoro stagionale, al quale si è fatto limitato ricorso nell’ultimo anno”.
Ma come nasce il primo Maggio?

Nel lontano 1889, a Parigi fu istituita la ricorrenza del Primo Maggio, la festa dei lavoratori che nasce in un periodo di significative e frequenti manifestazioni per i diritti degli operai delle fabbriche durante la Rivoluzione industriale negli Stati Uniti d’America, guidate dall’Associazione dell’Ordine dei Cavalieri del Lavoro americani, i Knights of Labor.
Nel 1866, fu approvata a Chicago, in Illinois, la prima legge delle otto ore lavorative giornaliere, legge che entrò in vigore soltanto l’anno dopo, il 1º maggio 1867, giorno nel quale fu organizzata un’importante manifestazione, con almeno diecimila partecipanti.
E furono proprio le otto ore lavorative, al posto delle 16 ore cui erano sottoposti le lavoratrici e i lavoratori, che si volevano estendere a tutto il territorio americano, a scatenare una protesta in quel 3 Maggio del 1886, quando le forze dell’ordine spararono sulla folla provocando morti e feriti.
In questa giornata, si ricorda la storia delle operaie morte (si celebra l’8 Marzo) a causa dell’incendio della fabbrica Triangle, avvenuto a New York il 25 marzo 1911, fu il più grave incidente industriale della storia di New York che ha provocato la morte di centinaia di operaie perite nel rogo di una fabbrica di camicie (nella foto).
Era l’anno 1908 e quelle donne morirono perché il padrone della fabbrica le ha chiuse dentro dall’esterno per impedire ai sindacalisti di entrare e di ascoltare le proteste di donne stremate da condizioni di lavoro penose e orari insopportabili.
Sulla terra che ha coperto quei corpi e intorno alle croci di legno nacquero le mimose.

Il presente ci richiama e i corsi e i ricorsi della Storia ci riportano all’oggi.
Pietro Ichino, giuslavorista riformatore sostiene che “Il Primo Maggio di quest’anno è diverso dal passato e lo è anche dall’anno scorso quando già infuriava l’incubo della pandemia. Finché circola il Covid e i morti rattristano tutte le nostre giornate, è impensabile festeggiare il Primo Maggio come una volta ma, rispetto all’anno scorso, ci sono due grosse novità. Finalmente abbiamo i vaccini e la possibilità di vaccinare la gran parte degli italiani si avvicina. E poi abbiamo il piano di risanamento fatto di progetti e d’investimenti ma soprattutto di una visione del futuro e di un forte impegno di riforme”.

Professor Ichino, il Primo Maggio dell’anno scorso lei ha pubblicato sul Foglio un articolo intitolato Se il Primo Maggio fosse dedicato a chi il lavoro non ce l’ha nel quale proponeva di dedicare la Festa del Lavoro a un “rovesciamento della visione tradizionale del mercato del lavoro e del ruolo del sindacato, necessaria per aiutarci trovare la via d’uscita dalla crisi di sistema che stiamo attraversando”. Può spiegarci quella sua idea e dirci se nell’anno che è trascorso ha fatto qualche passo avanti?”.

“La domanda di lavoro da noi è debole, d’accordo; ma l’ostacolo più grave alla piena occupazione non è tanto quello, quanto la mancanza di servizi per l’incontro fra domanda e lavoro. Nel libro L’intelligenza del lavoro, uscito in occasione del cinquantenario dello Statuto dei Lavoratori, documento l’esistenza in Italia di enormi giacimenti occupazionali che restano inutilizzati perché alle persone che potrebbero esservi interessate non si danno i necessari servizi di orientamento professionale, informazione, formazione mirata agli sbocchi occupazionali effettivamente esistenti e controllata nella sua efficacia, assistenza alla mobilità professionale e geografica”.

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“Dall’indagine svolta permanentemente da Unioncamere e Anpal risulta che anche oggi, nell’occhio del ciclone della crisi pandemica, in un caso su tre le imprese incontrano gravi difficoltà a trovare le persone che cercano: sono quelle che gli economisti e i sociologi del lavoro chiamano le hard-to-fill vacancies. In Italia sono oltre un milione, i posti di lavoro che restano permanentemente scoperti per mancanza di un’offerta di manodopera corrispondente. Non si trovano i tecnici informatici, gli infermieri, gli operai 4.0 per la meccatronica, gli ingegneri, ma neanche i panificatori, i macellai, i sarti, gli idraulici, gli elettricisti, i falegnami. E l’Italia è il paese europeo con il tasso peggiore per la non corrispondenza tra qualità del lavoro offerta e qualità richiesta dalle imprese. Anche quest’anno la Festa del Lavoro dovrebbe essere l’occasione per denunciare e sollecitare la correzione di queste gravissime disfunzioni del mercato del lavoro”. (Fonte Adnkronos).

Dalla teoria alla pratica: le testimonianze sono forse più efficaci delle analisi e delle previsioni future, cui si appellano tuttavia coloro che cercano o hanno perduto il lavoro.

Luigi faceva (fa, farà?) il cameriere con contratto annuale di rinnovo. Passano gli anni ma l’assunzione non arriva. Ogni volta spera sia arrivato il suo momento, ma i proprietari gli chiedono di accettare la provvisorietà, di avere fiducia che. . . Lo scorso anno è stato licenziato, in fondo, non era stato assunto! Luigi ha chiesto la disoccupazione, visto che ha tre figli e la moglie, cameriera anche lei, è in cassa integrazione.
Sorina, una donna rumena vicina alla vecchiaia lavora in Italia da vent’anni. Svolge lavori di pulizia nelle case dei veneziani. I soldi che percepiva, li inviava ai figli e ai nipoti, in Romania. Ora, da un anno , a causa del Covid, ha pochissimo lavoro e senza diritti e tutele è alla soglia della disperazione. Queste situazioni non esistono nei piani di ‘ristoro’, non sono visibili e sono tanti gli uomini e le donne straniere in queste condizioni.

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E c’è chi lavora e soffre delle condizioni che vive. Come i medici, gli infermieri, gli operatori sanitari, quelli che chiamiamo eroi e che hanno vissuto e vivono turni massacranti, , maternità procrastinate, carenza di personale.
Impossibile ignorare i 400 decessi e gli infortuni triplicati nell’affrontare l’emergenza nell’anno della pandemia. Gli ospedali hanno bisogno di interventi antincendio antisismici e il ministro Speranza aveva preventivato 14 miliardi allo scopo, ma il Pnrr ne ha investiti solo due.
In questo nutrito orizzonte delle nubi nere, spunta ancora, fedele e testardo, questo Primo maggio esiliato che non aspetta altro che riconquistarsi il posto che gli spetta, dal momento che questa è (sarebbe) una Repubblica fondata sul lavoro.

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