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Plateatici “aperti”: a Venezia sempre più tavolini e sedie

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268 nuove richieste in due mesi: tavolini, sedie, ombrelloni spuntano in campielli, calli, spazi adiacenti ai musei e alle chiese.

Con la ripresa di tutte le attività, i settori più colpiti dalle conseguenze della pandemia, come bar e ristorazioni, cercano di recuperare, in parte, il danno economico provocato dalle chiusure e dalle restrizioni.
Aumentano dunque le richieste di concessione o allargamento dei plateatici che consentono ai commercianti veneziani di tirare il fiato e di poter guardare avanti, spinti da un istinto di sopravvivenza e di recupero della fiducia minata dalle ripercussioni della pandemia.
Il Comune, che si è già dichiarato favorevole, ha ricevuto negli ultimi due mesi, 268 richieste (171 nuovi plateatici) 47 delle quali, in terraferma e 27 nelle isole.
I dati aprono a riflessioni vecchie e nuove sull’uso della città, sull’offerta turistica, sulle attività lavorative, su occupazione e disoccupazione, sui licenziamenti e le assunzioni.

Un mondo variegato, letto tra emergenza lavoro e salvaguardia del territorio, animerà nei prossimi giorni il dibattito in laguna.
Colpa dei tavolini e delle sedie, degli ombrelloni? Certo che no. Meglio appellarsi alla responsabilità dei singoli e di tutti, perché i soggetti chiamati a interrogarsi sulle sorti di Venezia, sono tanti. E mai come ora è necessaria la coesione e la reciproca disponibilità all’ascolto. Già la pandemia ha creato un muro altissimo nella relazione umana, forse è meglio non crearne altri.
Gran parte della città comprende e approva la delibera comunale che recita ”I pubblici esercizi possono occupare suolo pubblico anche in deroga alle limitazioni poste dalle norme vigenti, con il massimo della semplificazione amministrativa possibile, fino al 31 Luglio”.
Quindi, campielli, calli, spazi adiacenti ai musei e alle chiese, potranno ospitare quanti vorranno bere, mangiare, ristorarsi all’aperto.

Il Comune però dovrà occuparsi anche di altri ‘problemi’ che la città vive e che riguarda tutte le attività produttive e che sono in relazione con l’occupazione dei plateatici.
Dagli arredi al sovraffollamento di strade pubbliche che intralcia il passaggio in prossimità dei ponti, impedendo il normale svolgimento di attività come trasporti, interventi d’impiantisti, traslochi, tutte categorie in crisi tanto quanto gli esercenti.
È pur brutto questo misurare con la bilancia i bisogni e ancor più brutta ne è la graduatoria, ma ci si dovrà pur occupare o spendere una parola verso chi non ha diritto a nessun plateatico, come i negozi che vendono vetro, calzolai, ceramisti, artigiani che da un espandersi di tavolini e sedie, passano all’invisibilità?
Uno sguardo a 360 gradi è necessario per risollevare la città che si aspetta attenzione e risposta in ragione della propria e altrui responsabilità.

Andreina Corso

(foto da repertorio)

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Andreina Corso
Cittadina 'storica' di Venezia, si occupa della città e della sua cronaca. Cura gli approfondimenti, è giornalista, insegnante, autrice letteraria, poetessa.

4 persone hanno commentato. La discussione è aperta...

  1. …ma poverini, devono guadagnare… Ma qualcuno prima di erogare ristori a pioggia ha fatto un controllino se hanno pagato tutte le tasse, se facevano tutti gli scontrini?
    Non vorremmo che i ristori gli fossero paradossalmente pagati CON LE TASSE DEI LAVORATORI, dato che spesso molti ristoratori dichiarano un reddito pari a quello di un dipendente…
    Tasse pagate pure dagli stagionali che ora sono senza lavoro e paradossalmente non hanno, in quanto stagionali, nessun diritto ai ristori…!
    Prof. Fabio Mozzatto

  2. Assurdo, campi ridotti a campielli, campielli a corti e corti a calli,, con buona pace di chi di turismo non ci vive. E quando ritornerà la massa dove si camminerà? Chi farà sgombrare tuti questi plateatici improvvisati?
    Povera Venessia…

  3. Gran parte della città comprende e approva la delibera comunale che recita ”I pubblici esercizi possono occupare suolo pubblico anche in deroga alle limitazioni poste dalle norme vigenti, con il massimo della semplificazione amministrativa possibile, fino al 31 Luglio”. Ma la mia mamma, come tanti altri veneziani, anziana invalida al 100% costretta ad uscire accompagnata e con deambulatore non riesce a passare per il ponte delle guglie, dalla fondamenta di cannaregio al rio terà san leonardo, occupati da banchi, tavolini e sedie, sgabelli, residenti e turisti in transito o sosta. Spero che dopo il 31 luglio non diventi un diritto acquisito. Altrimenti è una nuova ingiustizia da risolvere. Grazie

  4. Pezo el tacon che el sbrego. Venezia era già invasa prima del covid, ora è assolutamente satura di suppellettili e menate varie. Ora che possono ricevere all’interno, ridurre i plateatici, no ? In certi posti non si passa proprio più. Ma tanto il sindaco, che ne sa…….

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