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Piazza San Marco resta chiusa, il giallo non basta

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Di Giorgia Pradolin.

Venezia: può non bastare la zona gialla e l’avvicinarsi del periodo di carnevale per ripartire.
Il cuore del centro storico, Piazza San Marco, resta con quasi tutte le serrande abbassate.
Nessun Caffè storico lavora per il momento, nemmeno dopo la notizia della riapertura di Palazzo Ducale tra una decina di giorni.
Per il caffè più antico del mondo, 300 anni di attività, il Florian, se ne parlerà tra marzo e aprile, per altri, come Lavena, non vi è neppure una data.
“I caffè storici hanno necessità di incassare cifre considerevoli per giustificarne le aperture – spiega il presidente dell’Associazione Piazza San Marco, Claudio Vernier – e al momento mancano i presupposti. Deve ripartire almeno il turismo nazionale”.
Anche le attività legate al vetro artistico di Murano alzano bandiera bianca all’ombra del campanile: dopo Venini e Coupole Glass, anche il punto vendita Ars Cenedese lascia la piazza.
Prima l’acqua alta eccezionale, poi il covid, hanno decimato il fatturato, e l’azienda

ha deciso di lasciare il negozio all’angolo delle Procuratie Nuove, aperto negli anni Sessanta.
“Finché ci sono i clienti l’affitto si paga – spiegano – ma quando diventa un costo puro, in assenza di previsioni a breve termine sul ritorno del turismo, si è costretti con dispiacere a prendere decisioni, è una scelta obbligata”.
“Negli ultimi mesi in Piazza hanno chiuso definitivamente circa il 40% delle attività – aggiunge Vernier – nove solo quelle sotto le Procuratie Nuove. E a chiudere sono soprattutto quelle veneziane”.
A poca distanza dalla Piazza, invece, oggi ha riaperto lo storico Harry’s Bar di Arrigo Cipriani, che ha lavorato con clienti veneziani.
“Avrei potuto riaprire sabato – spiega il titolare – il Veneto è stata dichiarata zona gialla venerdì pomeriggio, ma il governo ha fatto un Dpcm per riaprire lunedì”. In tutto 40 coperti.
“Penso che

se avessimo aperto sabato e domenica avremmo fatto almeno 100, 120 coperti. Sembra una presa in giro. Sono un ottimista per natura, resteremo aperti. Ma non è possibile immaginare se la gente avrà voglia di muoversi o paura di farlo. Il valore dell’Italia è la cultura. Il teatro, ad esempio la Fenice, è l’unica ‘chiesa’ che potrebbe esser aperta in Italia dove c’è l’anima della musica, e invece resta chiusa”.
Anche in altri “salotti” d’Italia la crisi morde e così le chiusure si moltiplicano. A Milano Andrew’s Ties ha deciso di chiudere il punto vendita che aveva da circa trent’anni nel salotto buono, Galleria Vittorio Emanuele, perché senza sconti sull’affitto da parte del Comune.
Il primo giorno ‘giallo’ per il Lazio non ha infine fatto cambiare di molto il panorama diurno del centro di Roma, con sfilze di serrande che continuano ad essere abbassate.
Secondo una stima della Confesercenti dall’inizio della pandemia hanno chiuso già 3.500 attività commerciali circa, il 10% del totale.

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