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La morte della piccola Ludovica Nessenzia, due anni appena compiuti, ha aperto un caso complesso che coinvolge il sistema sanitario della provincia di Belluno e, in particolare, il presidio ospedaliero Santa Maria del Prato di Feltre, dove la bambina era stata visitata poche ore prima del decesso. La vicenda, avvenuta nel fine settimana, ha portato l’autorità giudiziaria ad avviare un’indagine per omicidio colposo, con l’iscrizione nel registro degli indagati del pediatra che aveva preso in carico la bambina durante il turno notturno tra venerdì e sabato.
Ludovica era stata accompagnata in Pronto soccorso dai genitori, provenienti da Borgo Valbelluna, per una serie di sintomi considerati preoccupanti: febbre alta, difficoltà respiratorie e un improvviso strabismo. Al triage era stata classificata come codice bianco, in base alla valutazione iniziale. Il medico curante aveva ipotizzato un virus influenzale da trattare con paracetamolo, ma i sintomi persistenti avevano convinto la famiglia a recarsi in ospedale per ulteriori accertamenti.
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Scopri come fare
A visitare la bambina era stato un pediatra di 76 anni, medico in pensione reimpiegato come gettonista, figura sempre più diffusa nelle strutture sanitarie locali per sopperire alla carenza di personale. Il professionista, con una lunga carriera alle spalle trascorsa in varie realtà del Veneto, svolgeva la sua attività in base a un contratto libero-professionale annuale rinnovabile, con un massimo di 13 turni mensili da 12 ore ciascuno. Nel corso della notte aveva esaminato la bambina, formulando una diagnosi di sospetta laringotracheite acuta e prescrivendo una terapia a base di aerosol, soluzione fisiologica e antibiotico a largo spettro. In seguito aveva disposto la dimissione, autorizzando il ritorno della piccola a casa insieme ai genitori.
La situazione è però precipitata nelle ore successive. Una volta rientrata nell’abitazione, le condizioni di Ludovica si sono aggravate fino a provocare una crisi respiratoria irreversibile, culminata nel decesso, nonostante la chiamata disperata all’autoambulanza. A quel punto è scattato l’intervento della Procura di Belluno, che ha aperto un fascicolo inizialmente contro ignoti per chiarire le cause della tragedia e verificare se sussistessero eventuali responsabilità sanitarie. Pochi giorni dopo, le indagini si sono concentrate sul pediatra in servizio quella notte, ora formalmente indagato per omicidio colposo.
L’iscrizione nel registro degli indagati, definita un atto dovuto in vista degli accertamenti tecnici, ha consentito al medico di nominare un avvocato di fiducia e uno o più consulenti che assisteranno alle operazioni peritali. La Procura ha disposto l’autopsia, incaricando il medico legale Antonello Cirnelli, che opererà all’obitorio dell’ospedale San Martino di Belluno, coadiuvato da altri specialisti. La famiglia della bambina, attraverso la propria legale, ha nominato due consulenti: un anatomopatologo e un pediatra. Le diverse équipe produrranno relazioni tecniche che potrebbero non essere coincidenti, vista la delicatezza degli aspetti diagnostici da valutare.
L’autopsia rappresenta il passaggio decisivo dell’indagine. Il magistrato inquirente ha formulato quesiti specifici riguardanti la causa della morte e l’eventuale collegamento tra l’operato del medico e il decesso della bambina. Il punto chiave sarà la verifica del nesso di causalità: gli esperti dovranno stabilire se la condotta clinica sia stata appropriata e, in caso contrario, se una valutazione differente o un ricovero avrebbero potuto evitare la tragedia. La perizia dovrà inoltre stabilire con precisione se tutti gli accertamenti necessari siano stati effettuati e se i sintomi riferiti – in particolare difficoltà respiratorie, febbre alta e strabismo – avrebbero richiesto ulteriori approfondimenti diagnostici.
Parallelamente all’indagine giudiziaria, anche l’Azienda sanitaria ha deciso di avviare un audit interno, come previsto dalle procedure in caso di eventi avversi gravi. L’obiettivo sarà verificare la correttezza dei protocolli adottati, l’adeguatezza delle procedure seguite e l’eventuale presenza di criticità nella gestione del caso. Il procedimento interno dovrebbe prendere avvio nella settimana successiva e mira a ricostruire passo dopo passo ogni fase della presa in carico della bambina, dalla registrazione al triage fino alla dimissione.
Nel frattempo, la Procura ha concesso un orizzonte temporale di novanta giorni per la consegna della perizia medico-legale, anche se, viste la complessità del caso e la presenza di più consulenti coinvolti, è considerato possibile che la difesa richieda una proroga. L’esito dell’autopsia rappresenterà un punto di svolta dell’indagine, determinante per stabilire eventuali responsabilità professionali e chiarire se la decisione di dimettere la bambina sia stata conforme agli standard clinici oppure se vi siano state omissioni o sottovalutazioni.
I genitori della piccola Ludovica, assistiti dalla loro legale, attendono risposte sulla dinamica dei fatti e sulla causa della morte. Le loro dichiarazioni, raccolte dagli inquirenti, evidenziano una percezione di rapidità nella visita e una preoccupazione per la gravità dei sintomi osservati. Resta ora ai consulenti definire se, alla luce degli elementi clinici disponibili al momento della valutazione, il quadro fosse effettivamente compatibile con una diagnosi lieve o se avrebbe richiesto un monitoraggio più prolungato.
Una volta completato l’esame autoptico, la Procura rilascerà il nulla osta per i funerali, mentre le indagini proseguiranno per stabilire con precisione la sequenza degli eventi e le eventuali responsabilità. La vicenda, oltre al dolore della famiglia e alla complessità giudiziaria, porta nuovamente al centro dell’attenzione pubblica il tema delle risorse nel settore pediatrico e l’impatto della carenza di personale specializzato sul funzionamento dei reparti ospedalieri, soprattutto nelle aree montane.
L’analisi sul comportamento tenuto dal pediatra assume rilievo anche per il contesto generale in cui, come rilevato dall’Usl 1 Dolomiti, il ricorso ai medici gettonisti è diventato una prassi consolidata e una necessità a causa della carenza di personale strutturato. Nell’Unità operativa di Pediatria e Patologia neonatale dell’ospedale di Feltre risulta in organico una responsabile, cinque medici e un coordinatore infermieristico; il resto dei professionisti è costituito da figure a gettone, inserite con contratti annuali rinnovabili. Un modello che, pur rispondendo alle esigenze immediate di copertura dei turni, alimenta il dibattito più ampio sulle criticità organizzative del settore per la carenza di personale.
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