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Per domenica tutti gli over ’80 vaccinati. Domani arrivano 126 mila Pfizer. In magazzino: 29.619 Moderna

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Sono 883 i positivi al Covid nelle ultime 24 ore in Veneto, il 2,47%: stanno scendendo. Ci sono numerose negativizzazioni. Il presidente della Regione del Veneto Luca Zaia dice che da 4-5 giorni la curva sta piegando verso il basso nelle terapie intensive, anche se non c’è un vero e proprio calo netto. Fa ben sperare perché è segno di riduzione dei cittadini che rischiano la vita e si può iniziare a parlare di riaperture.

«Condivido che il livello di vaccinazione è una condizione fondamentale – dice Zaia –  Gli over ’80 verranno chiusi questa settimana. Ce ne sono ancora 56 mila da fare». Sono 358.540 gli ultra ottantenni in tutto in regione, di cui 100 mila allettati, che la Regione spera di vaccinare completamente per domenica. Domani le Ulss spiegheranno come stanno organizzando le ultime chiamate per terminare gli over ’80 (tutti prima dose sicuramente, il 41% ha fatto entrambe le dosi) e finire i 494.443 over ’70 (70-79 anni) regionali, di cui manca più della metà. Inoculate 1 milione e duecentomila dosi finora in Regione, ma mancano i vaccini. «Non avrei mai pensato una cosa del genere», dice Zaia.

Per l’assessore alla Sanità regionale Manuela Lanzarin, i famigliari dei trapiantati possono vaccinarsi nell’Ulss di competenza. Sulle fragilità e disabilità, con vaccinazione in contemporanea con gli over ’80, procede la somministrazione ma a volte le agende sono chiuse perché non ci sono dosi Pfizer e Moderna, che in questi casi devono essere usati. Ci sono stati dei problemi nell’individuazione della categoria dei “fragili” perché i dati delle persone sono stati recuperati nei dati a disposizione della Regione del 2019: sono 200 mila persone. Altre 130 mila sono i disabili. Si cerca di ricostruire le persone che vi rientrano con dati regionali e Inps e inoltre dagli assistiti dei medici di medicina di basi, cui sono stati messi a disposizione gli elenchi disponibili. Le informazioni vengono continuamente aggiornate ed eventualmente si sta valutando l’autocertificazione per aprire alla prenotazione. Le telefonate al numero verde in 11 giorni sono state 70.813, riferisce Lanzarin.

Il dottor Michele Mongillo della direzione Prevenzione veneta ha parlato dell’arrivo di dosi: domani, mercoledì 14 aprile, dovrebbero entrare 126 mila dosi Pfizer. Abbiamo superato un milione e duecento di vaccini fatti, a grande velocità. Arriveranno 157 mila dosi e dal 19 aprile 166 mila e a fine aprile, dal 26 aprile, 126 mila e la prima settimana di maggio (dal 3 maggio) 125 mila. Pfizer consegna mercoledì 129 mila dosi. Astra 13 mila in arrivo e J&J 14.650 fra giovedì e venerdì. Moderna non pervenuto. In magazzino ci sono 29.619 di Moderna ma vengono conservate perché non arrivano con sicurezza. Tra i vaccinati, gli “altro” sul portale nazionale sono 375 mila dosi somministrate, e di queste 185 mila sono state fatte a soggetti tra i 70 e i 79 anni. Insieme ai vulnerabili e disabili (82 mila vaccinazioni), in Veneto sono classificati con voci specifiche ma poi tra le voci nazionali finiscono nella categoria “altro”. Operatori sanitari, caregiver, insegnanti, farmacisti, donatori  di sangue, i detenuti, la polizia penitenziaria, ecc., escono con diciture precise dal Veneto ma arrivano nelle categorie nazionali come altro: il 3,23% sul totale delle somministrazioni e questo chiarisce perché “altro” sia sostanziosa come classe.

Il governatore del Veneto ha incontrato martedì i rappresentanti delle categorie della ristorazione, «un settore massacrato dal Covid e dal continuo saliscendi di apri e chiudi. Hanno adottato per primi le linee guida e devono essere aiutati con riconoscimenti e aiuti che invece nella prima fase sono stati dati a pioggia e a tutti. Occorre puntare alle riaperture con gradualità, ma iniziando una fase di convivenza con il virus – afferma Zaia -. Spero il governo prenda atto e si esprima con il suo Comitato tecnico scientifico». Il presidente chiede attenzione anche da parte dei sindaci. «Una graduale riapertura non può prescindere dagli spazi aperti e in questo i Comuni possono agevolare gli esercenti in questa fase di transizione, con meno burocrazia e qualche metro quadrato in più di spazio. So – conclude il presidente – che i sindaci hanno sensibilità nei confronti delle attività produttive che rappresentano parte della cultura del territorio».

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