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venerdì 23 Aprile 2021

Pensioni, taglio dei coefficienti: chi va nel 2021 ha pensione più bassa di chi è andato nel 2020

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Pensioni, taglio dei coefficienti: nel 2021 è scattato il taglio, lo conferma la Uil. Si prospetta quindi un altro assurdo del mondo previdenziale: in un panorama in cui si cerca di ritardare il più possibile il momento del pensionamento dei lavoratori, si disincentiva chi vuole prolungare il lavoro.
La Uil ha calcolato che per pensioni lorde da 2.000 euro mese da quest’anno, 2021, si avranno circa 10 euro in meno al mese.
E’, di fatto, una nuova penalizzazione solo che questa volta colpisce chi va in pensione nel 2021: da quest’anno infatti scatta la nuova riduzione dei coefficienti di trasformazione per il montante contributivo e quindi l’assegno complessivo per chi va in pensione ora rispetto a chi è andato fino a dicembre 2020 sarà ridotto.
Una differenza tradotta in denaro – avverte la Uil –

“che sarà di circa 136 euro lordi all’anno per un pensionando di 67 anni che andrà in pensione a gennaio, con un assegno pari a quattro volte il minimo (circa 2.060 euro), rispetto a chi con la stessa età vi è andato a dicembre 2020”.
Il calcolo è fatto sull’ipotesi che si vada con un sistema interamente contributivo come nel caso di opzione donna. “L’attuale meccanismo – afferma il segretario confederale Domenico Proietti – è penalizzante per i lavoratori e disincentiva la permanenza al lavoro, in netta contrapposizione con il principio alla base del sistema contributivo. Rimandando, infatti, l’accesso alla pensione si incorre nel pericolo di vedere il proprio montante contributivo calcolato con coefficienti più sfavorevoli”.
Perché il taglio per chi va in pensione nel 2021?
La revisione dei coefficienti scattata nel 2021

è la quinta dall’entrata in vigore della riforma Dini e del sistema contributivo (la prima si è avuta nel 2010, poi nel 2013, nel 2016 e nel 2019) e resterà in vigore fino alla fine del 2022.
La riduzione dei coefficienti, legata agli incrementi della speranza di vita, quest’anno è stata minore rispetto a quelle passate. In pratica chi va in pensione a 67 anni moltiplicherà il suo montante contributivo per 0,05575 nel 2021 invece che per lo 0,05604 del 2020.
Chi esce a 65 anni lo moltiplicherà per 0,05220 invece che 0,05245 (era a 0,06136% fino al 2009).
Nella logica del sistema contributivo aumentando l’aspettativa di vita aumenta, a parità di età di uscita dal lavoro, il tempo nel quale si percepisce la pensione e quindi si riduce l’importo mensile.
La Uil calcola che con una pensione di 1.500 euro lordi al mese

a 67 anni ci sia una perdita annuale di 101 euro con il passaggio da 19.614 euro annui nel 2020 a 19.513 nel 2021. La perdita è naturalmente strutturale.
Con una pensione di circa 2.000 lordi al mese la differenza tra chi va in pensione a 67 anni nel 2020 e nel 2021 è di 136 euro mentre con una pensione di 2.500 euro lordi al mese la differenza annua sempre a 67 anni per l’uscita è di 170 euro.
Con un’uscita dal lavoro verso la pensione a un’età più bassa, ad esempio a 62 anni, si perdono quest’anno rispetto all’anno scorso circa 70 euro lordi l’anno per chi ha 1,500 euro al mese di pensione, 94 per chi ha 2.000 euro lordi e 117 per chi ha 2.500 euro lordi circa.

Data prima pubblicazione della notizia:

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