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sabato 16 Ottobre 2021

Pasqua con il Covid: prescrizioni e controlli mentre i numeri non calano

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Pasqua con il Covid: davanti a noi tre giorni di regole da rispettare e di controlli, mentre i numeri ogni giorno rimangono a livelli preoccupanti.
Ancora poche ore e tutte le regioni italiane torneranno in zona rossa per tre giorni. Si tratta dell’ennesimo lockdown per cercare di limitare spostamenti e assembramenti durante le festività pasquali. Per questo il Viminale, durante il Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza, ha chiesto ai prefetti di intensificare i controlli. In particolare le forze dell’ordine, che saranno in campo con 70 mila unità, dovranno presidiare le aree urbane più esposte al rischio di assembramenti, parchi, litorali, arterie stradali e autostradali, stazioni, porti e aeroporti. Un monitoraggio “rigoroso” ma equilibrato – come l’ha definito il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese – per verificare il rispetto delle norme anti-covid che da sabato a lunedì vietano gli spostamenti anche nel proprio comune, se non per andare a trovare parenti o amici in massimo di due persone, con minori di 14 anni conviventi.
Intanto cresce l’attesa per il consueto monitoraggio del venerdì. Oggi, venerdì, i nuovi dati del ministero della Salute su curva pandemica e Rt stabiliranno i nuovi colori delle regioni che, comunque, non potranno più tornare in giallo almeno fino a maggio, così come previsto dal nuovo decreto che entrerà in vigore il 7 aprile. Chi è a un passo dalla “promozione” dal rosso all’arancione è la Campania, mentre il Veneto ci spera: “Noi auspichiamo un passaggio di colore”, ha ammesso il governatore Luca Zaia.

Si va invece verso la riconferma dei colori per tutte le altre regioni, anche se la Basilicata, alle prese con diversi focolai e un Rt che di nuovo in crescita, rischia di finire in rosso. Si aggrava la pandemia in Liguria, con il presidente Giovanni Toti che ha disposto la zona rossa nel Ponente ligure, nelle province di Savona e di Imperia, da domani fino a domenica 11 aprile compresa. La provincia di Bolzano, invece, torna rosso scuro sulla mappa aggiornata del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, raggiungendo Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Marche, Campania e provincia di Trento. Il Piemonte, che per la prima volta dopo cinque settimane registra un lieve calo dei contagi, non solo chiude i supermercati a Pasqua e Pasquetta ma impone anche il divieto di raggiungere le seconde case per i proprietari che vivono in un’altra regione. “Siamo in una fase importante di lotta all’epidemia – ha ribadito il ministro della Salute, Roberto Speranza -. Ma chi racconta che stiamo come un anno fa dice una cosa clamorosamente non vera”.
Sul fronte scuola, invece, dal 7 aprile prenderà il via il “nuovo corso” voluto dal governo Draghi. Vietate le ordinanze regionali e ritorno alle lezioni in presenza fino alla prima media in zona rossa e fino alla terza media in arancione, con le superiori in classe al 50%. Torneranno sui banchi 5,3 milioni di studenti, su poco più degli 8 milioni in totale. Contrario alle riaperture il direttore di malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano, Massimo Galli, secondo il quale “è profondamente sbagliato” mandare a scuola bambini non vaccinati. Aprire le scuole, per Galli, “è un atteggiamento di guardia abbassata”. Secondo invece altri esperti, che oggi si sono confrontati durante un convegno su “Covid e varianti”, “l’apertura o la chiusura delle scuole non modifica l’Rt”.

Sul fronte dei “numeri” se è vero che si può trovare una lentissima diminuzione dei nuovi casi di infezione da virus SarsCoV2 in Italia, i decessi aumentano ancora, e ancora.
Le analisi degli esperti indicano che il picco è ormai molto vicino e potrebbe essere raggiunto nel fine settimana di Pasqua. poi dovrebbe iniziare la diminuzione e sarebbe il segnale che tutti attendono per dare il giusto senso a tutti i sacrifici fatti.
E’ una prospettiva positiva in una situazione ancora molto complessa, bisogna dirlo, una situazione dove i numeri dei casi sono ancora decisamente alti e i ricoveri hanno ormai superano la soglia di allerta relativa alla capacità degli ospedali. Sullo sfondo, poi, resta sempre l’incognita delle varianti e del ruolo che potrebbero avere in una ulteriore ripresa nella circolazione del virus.
I dati del ministero della Salute indicano che i nuovi casi positivi sono stati giovedì 1 aprile 23.649, in leggera flessione rispetto ai 23.904 del giorno precedente. Sono stati individuati grazie a 356.085 test, fra molecolari e antigenici rapidi; di conseguenza anche il tasso di positività risulta del 6,6%, in calo dello 0,2% rispetto l 6,8% del giorno precedente.
Fra le regioni a registrare l’incremento maggiore in 24 ore è stata la Lombardia, con 4.483 nuovi casi, seguita da Piemonte (2.584), Puglia (2.369), Campania (2.258), Lazio (1.838), Veneto (1.633), Toscana (1.631) e Sicilia (1.282).
Sale ancora il numero dei decessi, con 501 contro i 467 di 24 ore prima. “Verso la fine di questa settimana è previsto il picco della curva dell’incidenza media dei decessi in Italia”, osserva il matematico Giovanni Sebastiani, dell’Istituto per le Applicazioni del Calcolo ‘Mauro Picone’ del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Iac).
Per il fisico Enzo Marinari bisogna sempre considerare “l’intervallo di 15-20 giorni che di solito separa la data della comparsa dei sintomi e quella dei decessi: una sorta di ritardo naturale.

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Sul fronte dei ricoveri, quelli nelle terapie intensive registrano un lieve calo per il terzo giorno consecutivo e hanno raggiunto il totale di 3.681, 29 meno in 24 ore nel saldo giornaliero tra entrate e uscite e 244 nuovi ingressi contro i 283 del giorno precedente. I ricoverati con sintomi sono complessivamente 28.949. Sono numeri che stanno mettendo a dura prova gli ospedali, come osserva la Fondazione Gimbe nel suo monitoraggio relativo alla settimana dal 24 al 30 marzo. “Le soglie di allerta di occupazione dei posti letto da parte di pazienti Covid in area medica (oltre il 40%) e in terapia intensiva (oltre 30%) sono superate a livello nazionale, attestandosi rispettivamente al 44% e al 41%”, rileva Renata Gili, responsabile della Ricerca sui Servizi sanitari della Fondazione Gimbe.
Sono dieci, infine, le regioni che hanno superato il valore soglia per l’area medica e 13 quelle che l’hanno superato per le terapie intensiva. In particolare, i ricoveri per Covid nelle unità di terapia intensiva superano il 40% in Puglia, Friuli Venezia Giulia, Umbria, Toscana, Molise e Lazio; superano il 50% in Piemonte, nella provincia autonoma di Trento e in Emilia-Romagna; registrano valori superiori al 60% in Lombardia e nelle Marche. Sulla stessa linea i risultati dell’analisi dell’Instant Report Covid-19 dell’Alta scuola di economia e management dei sistemi sanitari dell’Università Cattolica (Altems), secondo i quali il tasso di saturazione delle terapie intensive entro la data del 29 marzo è stato raggiunto e superato da nove regioni: Abruzzo, Lazio, Umbria, Puglia, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte e Marche.

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