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“Francesco uno di noi! Viva il Papa!”.
Si rompe così il cerimonioso silenzio di 10mila fedeli in Piazza San Marco, dopo che il Santo Padre ha chiuso la santa messa con la consueta benedizione. Sorride il pontefice, per tutta la lunga e impegnativa visita in laguna, e nell’Omelia parla di una Venezia bellissima ma delicata, con una nota di preoccupazione per i problemi della città, soffermandosi sugli effetti che derivano dell’overtourism, il sovraffollamento turistico.
Papa Francesco le chiama “relazioni sociali sfilacciate”, quelle prodotte da una città con sempre più turisti e sempre meno residenti, in cui vi è sempre più solitudine e individualismo.
“Se oggi guardiamo a questa città di Venezia – ha detto in un passaggio dell’omelia Papa Francesco – ammiriamo la sua incantevole bellezza, ma siamo anche preoccupati per le tante problematiche che la minacciano: i cambiamenti climatici, che hanno un impatto sulle acque della Laguna e sul territorio; la fragilità delle costruzioni, dei beni culturali, ma anche quella delle persone; la difficoltà di creare un ambiente che sia a misura d’uomo attraverso un’adeguata gestione del turismo; e inoltre tutto ciò che queste realtà rischiano di generare in termini di relazioni sociali sfilacciate, di individualismo e solitudine”.
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E’ una giornata di sole e festa per la città quella che accompagna la visita del pontefice in laguna: circa 5 ore, fitte di mete e appuntamenti. Dalle detenute alla Giudecca per le quali chiede “dignità”, agli artisti della Biennale fino dai giovani riuniti per lui davanti alla Basilica della Salute, fino al bagno di folla in piazza San Marco dove oltre 10mila persone hanno partecipato alla Santa Messa. Venezia nei secoli ha visto il passaggio di numerosi Pontefici, in tanti l’hanno visitata e diversi sono stati i Papi che hanno governato la diocesi lagunare (il Patriarcato), prima di arrivare al soglio di Pietro con il nome die Giovanni XXIII e Giovanni Paolo I. Ma la visita di Francesco era attesa da anni ed è stata accolta con un grande entusiasmo. Lui ricambia l’affetto, scherza con i giovani, accarezza tutti i bambini che si avvicinano a lui e dà un bacio ai neonati. E all’ombra del campanile Francesco parla delle bellezze di questa città unica al mondo, “splendida ma fragile”, bisognosa di cure, perché “senza la cura e la salvaguardia di questo scenario naturale potrebbe perfino cessare di esistere”, è l’accorata considerazione del Papa. E allora “Venezia, che da sempre è luogo di incontro e di scambio culturale, è chiamata ad essere segno di bellezza accessibile a tutti, a partire dagli ultimi, segno di fraternità e di cura per la nostra casa comune. Venezia che fa fratelli”.

FRANCESCO ALLA GIUDECCA
Il Papa ha cominciato al mattino presto, con la visita alla Giudecca. Qui c’è il padiglione della Santa Sede della Biennale. Ma qui soprattutto ci sono donne che non trattengono le lacrime. E Francesco, alla presenza del ministro della Giustizia Carlo Nordio, elenca le criticità del vivere in carcere: “E’ una realtà dura, e problemi come il sovraffollamento, la carenza di strutture e di risorse, gli episodi di violenza, vi generano tanta sofferenza”. L’appello alle istituzioni è dunque a “non togliere la dignità a nessuno”. “Oggi tutti usciremo più ricchi da questo cortile. Forse quello che uscirà più ricco sarò io”, ha detto alle detenute. Poi l’incontro con gli artisti nel quale ha evocato l’immagine biblica della ‘città rifugio’ che “disobbedisce al regime di violenza e discriminazione”.
L’arte può “liberare il mondo da antinomie insensate e ormai svuotate, ma che cercano di prendere il sopravvento nel razzismo, nella xenofobia, nella disuguaglianza, nello squilibrio ecologico e dell’aporofobia, questo terribile neologismo che significa ‘fobia dei poveri'”. Poi ancora l’omaggio alle donne artiste, tra le quali cita Frida Khalo. Infine i ragazzi, che alla Salute lo accolgono tra cori e canti.
Un Papa giocoso con i giovani, che però li mette in guardia dall’abuso dei social network e lancia un invito che chiede ai ragazzi di ripetere all’unisono: “Alzati e vai!”. “Avete pensato che cosa è un giovane tutta la vita seduto su un divano?”, “ci sono divani che ci prendono e non ci lasciano alzare”. Lo sguardo dunque a Dio che ama e non ci considera “un profilo digitale”. Il cellulare? Può anche essere “utile per comunicare ma state attenti quando il cellulare impedisce di incontrare le persone”. “Un abbraccio, un bacio, una stretta di mano, le persone” è quello che alla fine davvero conta. Infine l’invito ad essere “rivoluzionari” e andare “controcorrente”, facendo le cose con gratuità e non rincorrendo sempre l’utile come insegna il mondo. “Remate con costanza per andare lontani”. Proprio come si fa a Venezia.

A SAN MARCO
Il Papa arriva dalla Salute in Piazza San Marco passando con la Papamobile dal ponte votivo, quello costruito sulle barche appositamente per l’occasione, che attraversa il Canal Grande. Giunto in Piazza, attraversa i vari settori e passa a salutare i fedeli, lasciando che i genitori passino alle guardie del corpo bambini e neonati che Francesco accarezza e bacia sulla testa.

Una messa celebrata dai due Francesco, il Santo Padre e il Patriarca di Venezia, con i vescovi.
Nell’omelia il Santo Padre collega la metafora del Vangelo, sul legame tra la vite e i tralci, alla città lagunare, “questa città costruita sulle acque, e riconosciuta per questa sua unicità come uno dei luoghi più suggestivi al mondo. Venezia è un tutt’uno con le acque su cui sorge, e senza la cura e la salvaguardia di questo scenario naturale potrebbe perfino cessare di esistere”, ha sottolineato Papa Francesco mettendo l’accento sulle “tante problematiche che la minacciano”, a partire dai cambiamenti climatici. Poi il passaggio sulle “relazioni sociali sfilacciate” e per Papa Francesco la risposta è una sola: “…noi cristiani, come rispondiamo? Restando uniti a Cristo potremo portare i frutti del Vangelo dentro la realtà che abitiamo: frutti di giustizia e di pace, frutti di solidarietà e di cura vicendevole; scelte di attenzione per la salvaguardia del patrimonio ambientale ma anche di quello umano: non dimentichiamo il patrimonio umano, la grande umanità nostra, quella che ha preso Dio per camminare con noi; abbiamo bisogno che le nostre comunità cristiane, i nostri quartieri, le città, diventino luoghi ospitali, accoglienti, inclusivi. E Venezia, che da sempre è luogo di incontro e di scambio culturale, è chiamata ad essere segno di bellezza accessibile a tutti, a partire dagli ultimi, segno di fraternità e di cura per la nostra casa comune. Venezia, terra che fa fratelli. Grazie”.

Sul palco, c’è l’immagine della “Madonna della Salute”. “Santo Padre – dice Moraglia – ancora grazie per la parola “pace” che instancabilmente risuona sulle Sue labbra. È oggi presente in questa piazza l’icona della Madonna della Salute che è chiamata anche “Mesopanditissa”, ossia mediatrice di pace, perché dinanzi ad essa, nel 1264, si pose fine alla guerra durata più di mezzo secolo tra Venezia e Candia.
Caro Papa Francesco, la Madonna della Salute l’accompagni sempre e noi, con affetto, Le rivolgiamo il saluto caro ai veneziani: viva San Marco, viva Venezia!”.
Al termine della Messa, la benedizione ai presenti con la consueta richiesta “Ricordatevi di pregare per me”, con una precisazione sorridente: “Cari fratelli e sorelle, grazie ancora per la vostra accoglienza! Grazie al Patriarca. Vi porto con me nella preghiera; e anche voi, per favore, non dimenticatevi di pregare per me, perché questo lavoro non è facile!”.
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A quanto pare, l’amministrazione comunale dovrebbe prendere in considerazione le parole di Francesco. Altrimenti, l’invito in città avrebbe avuto poco senso, soprattutto se l’obiettivo era solo quello di fare cassa. Tutti dovrebbero contribuire, ma è importante che ci sia una giusta distribuzione degli oneri e dei benefici.
Credo si sia invitato da solo !
Ha definito Venezia “bellissima ma fragile” e ha esortato a riflettere sui problemi della città, in particolare sull’overtourism, ovvero il sovraffollamento turistico. Papa Francesco ha evidenziato le “relazioni sociali sfilacciate” causate dall’aumento dei turisti e dalla diminuzione dei residenti