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“Pane, salame e verità, altro che turismo di massa: non demonizzare chi viene a Venezia col panino”. La lettera

Gentile Redazione. Mi diverte (si fa per dire) sentire certi benpensanti strillare al “turismo di massa”, come se fosse una piaga biblica. Tradotto: se non ti puoi permettere il brunch bio a 25 euro, meglio che resti a casa tua. E guai se osi tirare fuori un panino col salame: sei già un untore urbano. […]

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Gentile Redazione.

Mi diverte (si fa per dire) sentire certi benpensanti strillare al “turismo di massa”, come se fosse una piaga biblica. Tradotto: se non ti puoi permettere il brunch bio a 25 euro, meglio che resti a casa tua. E guai se osi tirare fuori un panino col salame: sei già un untore urbano.

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Il punto, ovviamente, non è il cibo: è il “dove”. Se nessuno ti dice che a Murano c’è un parco attrezzato o che un tempo i Giardini Reali erano pubblici (ora caffè da mutuo trentennale), come dovresti indovinare? Lo chiedeva pure Peppino De Filippo al vigile: “Se nessuno glielo dice, come fanno a saperlo?”.

E poi, per favore, basta fare le verginelle scandalizzate per le calli piene e i vaporetti affollati: avete già dimenticato com’era la città deserta, spettrale, con i negozi chiusi e i conti in rosso? Oggi vi lamentate perché arriva troppa gente, ieri piangevate perché non arrivava nessuno. Decidetevi.

Il bello è che qui si parla di “inclusione” per chi sbarca coi barconi, ma si vorrebbe espellere chi arriva col treno e si paga la gita portandosi via il pranzo. Coerenza portami via.

Un consiglio? Invece di demonizzare il pane e salame, pensate a organizzare zone picnic, informare i turisti, e smetterla con la morale a senso unico. Così magari la prossima volta evitiamo di fare la figura di chi predica accoglienza universale… ma solo se si ordina dal menù.

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Cordiali salumi (è il caso di dirlo),
Lettera Firmata

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16 persone hanno commentato. La discussione è aperta...

  1. una .una.opinone o idea che forse.da.una.proslettiva diversa ma.che. mi mi sembra una risposta alle.problemmayichw di Venezia ma.ancje dell’hinterland periferico
    La divisione amministrativa tra Venezia insulare e Mestre (la parte di terraferma) è un tema che da decenni genera dibattito, e i sostenitori della separazione mettono in evidenza alcuni potenziali benefici, che si possono riassumere così:

    1. Maggiore autonomia decisionale

    Venezia e Mestre hanno realtà economiche, sociali e urbanistiche molto diverse.

    Un’amministrazione separata potrebbe prendere decisioni più mirate: Venezia per turismo, tutela del patrimonio, gestione del centro storico; Mestre per sviluppo industriale, trasporti terrestri, edilizia.

    2. Bilanci più trasparenti e mirati

    Attualmente il bilancio comunale è unico, quindi le priorità di spesa vengono bilanciate tra due contesti molto diversi.

    Con due comuni distinti, ogni territorio gestirebbe le proprie entrate e deciderebbe dove investire, evitando percezioni di “subsidio” da una parte all’altra.

    3. Strategie urbanistiche differenziate

    Venezia ha esigenze di tutela ambientale, salvaguardia contro l’acqua alta, regolazione dei flussi turistici.

    Mestre può concentrarsi su sviluppo economico, infrastrutture stradali e ferroviarie, politiche abitative.

    4. Identità e rappresentanza

    I sostenitori sostengono che ogni territorio potrebbe valorizzare meglio la propria identità culturale e storica.

    In consiglio comunale oggi le priorità di una parte possono “schiacciare” quelle dell’altra per via della diversa popolazione.

    5. Efficienza amministrativa

    Due amministrazioni più piccole, se ben organizzate, potrebbero essere più veloci nel prendere decisioni e più vicine ai cittadini, con meno burocrazia centralizzata.

    penso che possa essere anche motivo per un miglior controllo di investimenti mirati ai singoli problemi con sveltezza nell’esecuzione. e oggi giorno anche più accessibilità al servizio di sicurezza dato le cronache nere quotidiane.

  2. Gentile Shylock, Se davvero ogni veneziano paga 750 kg di rifiuti l’anno, la soluzione è semplice: esentarli dalla tassa rifiuti. Non è privilegio, è giustizia: il grosso dei rifiuti lo produce il turismo, e chi ci guadagna – hotel, ristoranti, trasporti – deve contribuire di più. Così il “secchio da 5 litri” non si rompe… e la città resta viva senza pesare sulle spalle di chi la abita.

    Cordiali saluti, Lettera Firmata

      • Gentile Massimo, proprio perché i cittadini della terraferma sono i più numerosi, sarebbe più logico che foste voi a separarvi da Venezia, non il contrario. È la quinta volta che proviamo a farlo, e non per capriccio: la realtà veneziana ha esigenze, ritmi e fragilità che non possono essere gestite con criteri pensati per la terraferma. Paghiamo le stesse tasse, ma viviamo in condizioni molto diverse. Venezia non è solo un quartiere del Comune: è un patrimonio mondiale, una città-isola con problemi unici. Continuare a trattarla come una periferia qualsiasi è ingiusto e miope. Separarsi non è una fuga, ma un atto di responsabilità verso una città che ha bisogno di essere governata secondo le sue specificità. Se davvero vogliamo il bene di tutti, forse è tempo di riconoscere che l’unione forzata non giova né a Venezia né alla terraferma.

      • I 750kg a persona , secondo alcuni giornali ,sono solo per il centro storico . Certo che la terraferma produce più rifiuti , ma in proporzione ne produce più il turismo del centro storico

    • Il fatto di poter solo pensare di scrivere un oscenità simile è proprio da depensanti invece, ma chi la scrive sicuramente non è un veneziano o non è nato a Venezia e di sicuro non l ha vissuta 20 o 30 anni fa. Non c’è bisogno di tornare al lockdown per trovate la città deserta piccolino, basterebbe tornare a 20 anni fa quando la mia Venezia era bellissima, fiorente, piena di attività di artigianato, di negozi di vicinato, di attività rivolte ai residenti. Invece per il vil denaro e sicuramente a causa della tremenda e terrificante amministrazione della giunta Brugnalbergo, Venezia è stata svenduta e la monocultra del turismo ha preso il sopravvento uccidendo di fatto la città. Ma per il soggetto in questione non dobbiamo lamentarci perché vuole mangiarsi il panino sul ponte di rialto. Ma mi chiedo io cosa passi nella testa di questa gente. Addio più che cari saluti

      • Caro Gigi,

        Prima di scrivere certe cose, sarebbe meglio collegare la lingua al cervello. Hai sbagliato bersaglio: sono nato e cresciuto nei bassifondi di Venezia, e anagraficamente sono più anziano di te. Ma il mio cervello corre ancora veloce come una freccia.

        Tu parli di una Venezia fiorente, artigiana, viva vent’anni fa. E hai ragione: quella città esisteva, e ci manca. Ma il mio intento non era certo difendere la monocultura turistica o giustificare chi mangia un panino sul ponte di Rialto. Era una provocazione, che temo tu non abbia colto.

        Io ho imparato a vivere nel presente, non nel rimpianto. E so che ogni volta che si scrive qualcosa, c’è sempre chi è pronto a ribattere, soprattutto se si schiera politicamente contro questa amministrazione. Ma non è questo il punto.

        Quello che passa nella mia testa è affar mio. Piuttosto, dimmi tu: se fossi assessore al controllo, cosa faresti? Perché criticare è facile, proporre è più difficile.

      • Tu parli di una Venezia fiorente, artigiana, viva vent’anni fa. E hai ragione: quella città esisteva, e ci manca. Ma il mio intento non era certo difendere la monocultura turistica o giustificare chi mangia un panino sul ponte di Rialto. Era una provocazione, che temo tu non abbia colto.

        Io ho imparato a vivere nel presente, non nel rimpianto. E so che ogni volta che si scrive qualcosa, c’è sempre chi è pronto a ribattere, soprattutto se si schiera politicamente contro questa amministrazione. Ma non è questo il punto.

        Quello che passa nella mia testa è affar mio. Piuttosto, dimmi tu: se fossi assessore al controllo, cosa faresti? Perché criticare è facile, proporre è più difficile.

  3. frequento Venezia da 30anni in gennaio dopo l epifania, arrivo lunedì partenza sabato mattina. in treno. l albergo pulito ordinato dietro s.marco ha prezzi più che convenienti come molti altri nel periodo.
    mangio al ristorante a pranzo e cena.
    a pranzo si spende poco a cena non ci penso nemmeno… provate il periodo.

    • Gentile Sandro, grazie per il suo contributo e per l’amore che dimostra verso Venezia. È chiaro che lei è il benvenuto in ogni stagione, e che ha trovato un modo intelligente e rispettoso di vivere la città. Tuttavia, è anche vero che chi vive di turismo, soprattutto in una città fragile come Venezia, fatica a sostenere i costi crescenti e a pagare le tasse se il modello di visita si basa solo sul risparmio.

      Nessuno vuole escludere chi arriva in treno e si gode la città con semplicità, ma serve equilibrio: se tutti spendessero “poco a pranzo e nulla a cena”, Venezia rischierebbe di diventare una vetrina vuota, bella ma insostenibile.

      La bellezza di gennaio, con la nebbia o la neve, è un dono. Ma mantenerla viva richiede anche rispetto per chi ci lavora e ci abita tutto l’anno.

      Buona permanenza, e grazie per il suo affetto verso la città.

  4. Venezia è piccola non può sopportare milioni di turisti …..molti si comportano bene altri molto male alla fine di ogni anno sono più di 750kg di rifiuti a testa che noi veneziani dobbiamo pagare …
    Così non va , bisogna porre rimedio come il numero chiuso e la prenotazione insomma regolare il flusso …. ora com è Venezia è un secchio da 5 litri che si vole riempire con20 litri d’acqua….

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