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sabato 24 Luglio 2021

Palme bocciate a Sottomarina

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Già a fine luglio dello scorso anno, il giorno dopo la presentazione del progetto per la riqualificazione del Lungomare di Sottomarina, si erano fatte sentire a riguardo le prime osservazioni.
Un progetto, ambizioso, che prevedeva un impegno globale di oltre sei milioni di euro, comprendendo una vasta zona, e includendo il rifacimento dell’ex area Reduci, per la quale da anni si richiedono interventi.
A fine maggio dello scorso anno l’amministrazione aveva affidato lo studio di riqualificazione ambientale dell’area di maggior impatto turistico di Chioggia a un architetto esterno, nonostante esistesse un progetto, precedentemente protocollato da parte dell’Associazione Albergatori, messo a disposizione gratuita dell’Ente, e che l’Associazione sembrava fosse intenzionata a cofinanziare.
Il progetto venne presentato in conferenza stampa a fine luglio dello scorso anno, dall’allora Assessore ai Lavori Pubblici, prevedendo tre ambiti distinti: la ex zona Reduci, per valorizzare la quale il Comune ha tre anni di tempo, il Lungomare Adriatico e il rinnovo dei percorsi di accesso al mare già esistenti, quest’ultimo ambito per “connettere al meglio la terra e il mare ed esaltare le bellezze della nostra spiaggia” come spiegato dall’Assessore.
Tra i vari interventi di riqualifica del Lungomare Adriatico, ciò che ha colpito maggiormente l’attenzione del pubblico non sembrano esser state le modifiche della sede stradale, dei percorsi pedonali e ciclabili o il nuovo sistema di illuminazione dall’alto e a raso e con giochi di luce, bensì il tocco esotico che sarebbe stato dato al progetto con la piantumazione di 513 palme.

L’intenzione di voler trasformare Sottomarina in stile Costazzurra è stata immediatamente criticata con tanto di appelli divulgati a mezzo web, come quello, diffuso da una turista, in cui si implorava di non uniformare la bellezza e l’unicità di Sottomarina a uno stile ormai standard.
Stile tale da non permettere al forestiero e di riconoscere il luogo in cui si trova da tanti altri progettati con lo stesso cliché.
Ed infatti la flora spontanea dell’area lagunare non annovera palmeti, ma tamerici, lecci, platani, oleandri, pini, solo per citarne alcuni. Piante resistenti ai venti, belli come le palme, se non di più, e sicuramente in grado di creare anche maggior ombra nelle giornate assolate dell’estate.
Proprio in questi giorni la Soprintendenza sembra abbia bocciato l’idea delle palme nel nuovo Lungomare, in quanto piante non autoctone, e le associazioni ambientaliste hanno sicuramente tirato un sospiro di sollievo.
Ma c’è un altro motivo che dovrebbe far desistere dal mettere a dimora piante non native. Si tratta degli infestanti. Non sono tanto remote le immagini dei viali ricchi di palme devastate dall’azione del Punteruolo Rosso, un parassita che prima o poi colpisce le palme, autoctone o meno, mettendo a rischio la loro salute e sopravvivenza.

L’insetto asiatico, un coleottero, è arrivato in Italia provenendo dall’Africa, usando come cavallo di Troia piante infettate destinate ai giardini italiani, e diffondendosi poi in velocità.
Cibandosi della cellulosa delle piante invase, le larve scavano profonde e numerose gallerie, rendendo le piante fragili e instabili, facili quindi a spezzarsi e cadere, diventando rischio per cose e persone.
Contro il coleottero al momento in Europa non ci sono predatori naturali e per eliminarli sembra sia possibile, ora, solo l’attacco con insetticidi. Soluzione difficile da attuare, soprattutto se le piante colpite sono in numero elevato, dato che l’uso di sostanze insetticide può nuocere anche all’uomo oltre che all’ambiente.
Il danno provocato dal Punteruolo Rosso diverrebbe anche un danno economico, viste le sostanziose spese che si andrebbero ad affrontare nel caso in cui si dovesse procedere con disinfestazioni o se si presentasse la necessità di mettere a dimora nuove piante.
Preservare e coltivare piante autoctone è quindi una pratica valida per mantenere la tipicità del territorio, unica e singolare, in grado di far immergere il turista interamente nel luogo che ha desiderato visitare e conoscere. Ma è anche una necessità per la flora che, nel suo ambiente, non si trova a dover affrontare nemici che non conosce e per i quali, nella natura che la circonda, potrebbe non avere alleati pronti a difenderla.

(foto da archivio)

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