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È attualmente in corso presso la Procura di Venezia il secondo interrogatorio dell’ex assessore alla Mobilità del Comune di Venezia, Giovanni Boraso, arrestato con l’accusa di corruzione.
Boraso, che nei giorni scorsi ha avuto modo di esaminare attentamente la documentazione con il suo avvocato Umberto Pauro, era già stato interrogato lunedì scorso. Si prevede che un nuovo confronto con gli inquirenti possa avvenire la prossima settimana.
L’ex assessore è stato condotto alla Procura direttamente dal carcere di Padova, dove si trova in stato di detenzione, essendo l’unico tra gli indagati ancora dietro le sbarre, dopo che un secondo indagato è stato recentemente scarcerato.
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A Boraso vengono contestati ben 12 episodi di corruzione, legati a varie operazioni tra cui modifiche nelle destinazioni d’uso di aree commerciali, la gestione di un parcheggio nelle vicinanze dell’aeroporto di Venezia, e diverse trattative immobiliari.
Secondo l’accusa, Boraso avrebbe utilizzato società immobiliari a lui riconducibili per facilitare tali operazioni, ottenendo in cambio tangenti.
Un altro elemento chiave della vicenda riguarda la controversa vendita di Palazzo Papadopoli, un prestigioso immobile veneziano, al magnate orientale Ching Chiat Kwong, anch’egli indagato. L’accusa sostiene che la base d’asta per il palazzo sia stata progressivamente abbassata, facilitando l’acquisto dell’edificio da parte dell’imprenditore, in modo da agevolare la trattazione per l’acquisto dell’area dei Pili, di proprietà del sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, anche lui sotto indagine.
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