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La casistica in materia di “legittima difesa” e di possibile “eccesso di legittima difesa” è in continuo aggiornamento per le sentenze che seguono le cronache che raccontano di furti in appartamento, assalti a villette, effrazioni in abitazioni, in cui il proprietario per “difendersi” “aggredisce” il ladro. Le virgolette sono di obbligo in quanto le sfumature che la giurisprudenza offre alle varie casistiche a volte sono tenui. Il caso eclatante di oggi, che ha fatto storcere il naso a molta della cosiddetta “gente comune”, racconta di una sentenza con cui il proprietario è stato condannato a quasi 5 anni di carcere. Condanna che prevede anche un risarcimento per il ladro, al quale dovrà essere versato immediatamente un acconto di oltre 24.000 euro. I fatti sono ben raccontati nell’articolo a firma Cristina Genesin, pubblicato su La Nuova Venezia in edicola oggi.

Nessuna legittima difesa. Anzi, piena responsabilità per il reato di tentato omicidio aggravato.

Walter Onichini sparò per uccidere Elson Ndreca, il predone 26enne di origine albanese che aveva assaltato la sua villetta, a Legnaro in via Montegrappa 65, la notte del 22 luglio 2013, almeno secondo la giustizia italiana.

Il tribunale di Padova ha condannato il commerciante di carne 37enne: 4 anni e 11 mesi di carcere, 5 anni di interdizione dai pubblici uffici, un risarcimento a favore della parte civile (il bandito oggi latitante) sia pure da stabilire in un separato giudizio civile ma con una provvisionale immediatamente esecutiva (un anticipo) di 24.500 euro e il pagamento delle spese processuali.

Parole lette in un’aula silenziosa dal presidente del collegio Nicoletta Stefanutti. Poi un boato e grida di rabbia nell’aula del Palazzo di giustizia di Padova, affollata da indipendentisti veneti (oltre un centinaio anche nel piazzale esterno) ma anche da recenti vittime della criminalità come Rosina Fracasso, 87 anni, e il marito Libero Bendini 88, in carrozzella, picchiati e torturati da due aggressori stranieri nella loro abitazione di Piacenza d’Adige.

Ha ascoltato in silenzio Walter Onichini, seduto in prima fila alla destra del suo difensore, il penalista Ernesto De Toni.

Poi l’uscita dall’aula, turbato come avesse appena incassato un pugno sullo stomaco e, subito, il tenero abbraccio con la moglie Sara Scolaro e con la madre Lorella Roncolato.

La sentenza. Entro 90 giorni le motivazioni della pronuncia: solo allora sarà possibile capire la “lettura” dei fatti del tribunale. Ma è chiaro che è stata accolta la ricostruzione del pm Emma Ferrero, titolare dell’inchiesta. Pm che aveva reclamato 5 anni e 2 mesi di carcere per l’imputato.

Quel 22 luglio del 2013, intorno alle 3.30, dalla finestra della camera da letto Onichini esplose alcuni colpi con un fucile a pompa, regolarmente detenuto.

Nel mirino i malviventi decisi a soffiargli l’Audi S4 parcheggiata nel vialetto, dopo aver messo a segno un blitz al piano terra della sua casa.

Secondo la pubblica accusa, in quanto esperto di tiro al piattello, Onichini sapeva colpire un bersaglio in movimento. Conclusione: centrando il ladro, Elson Ndreca, aveva agito con dolo. Aveva sparato con la piena consapevolezza di colpire il fuggitivo e con la volontà di provocarne la morte mentre stava al volante della sua Audi S4.

Di più. Il pm aveva osservato che in quel momento «non correvano pericoli né lui né i familiari (la compagna e il figlioletto)».

Nessuna legittima difesa: il ladro, ferito grave, non sarebbe stato nelle condizioni di reagire.

La difesa. Al contrario, l’avvocato De Toni ha sostenuto la piena legittima difesa. Al massimo la legittima difesa putativa: se anche Onichini avesse superato i limiti indicati dalla legge, lo avrebbe fatto senza rendersene conto. Con il solo obiettivo di tutelare la famiglia.

Il ladro. «Era il mio primo colpo… Sono entrato attraverso una finestra… Ho visto in cucina il portafoglio, una borsa e le chiavi dell’Audi e ho preso tutto… Sono uscito e salito nell’auto per rubarla: mi sono visto il fucile puntato… Non ero armato» aveva dichiarato Ndreca ai giudici il 19 giugno.

Pur condannato a 3 anni e 8 mesi per l’assalto, si è costituito parte civile pretendendo un risarcimento di 324 mila euro. Il motivo? Le ferite patite in seguito all’incursione… (l’articolo completo su La Nuova Venezia del 19/12/2017)

3 persone hanno commentato questa notizia

  1. E’ uno schifo… sembra che nel nostro paese si sia persa la ragione…
    mi viene da pensare all’influenza di una forza superiore… agli alieni… all’inquinamento (anche elettromagnetico, un sistema sovraordinato che ordina così… che ne so…
    temo che ci sia un piano a questo punto…

  2. Come avvocato posso dire che la sentenza è tecnicamente corretta siccome sparare a un ladro in fuga senza che sussista minaccia concreta ed attuale all’incolumità fisica della persona offesa costituisce eccesso di legittima difesa. Così ci insegnano i professori universitari educati ai valori del costituzionalismo di derivazione liberale. Tutto bello sì… in teoria… basta che vadano a rubare a casa degli altri!
    Non si vuol vedere il Far West di ladri e predoni e la miseranda società che si innesterà sul declino demografico, politico, economico della società italiana ed europea.
    Il problema reale è che i sacri valori intoccabili della nostra forma di stato sono illusori e hanno dato vita a società prossime alla dissoluzione ideale, morale, politica, sociale ed economica che arriveranno già cadaveri in decomposizione al 100 compleanno.
    Avv. Gianluca Teat

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