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giovedì 28 Ottobre 2021

Padova: perché un commando ha rapito il bimbo strappandolo alla madre caricandolo su un furgone

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Sembrava una mattina come tutte le altre per il bambino che accompagnato dalla presenza rassicurante della madre, esce da casa per avviarsi, da San Lazzaro, alla scuola materna.
Sereno, grazie a quella tranquillità ritrovata dopo anni difficili e fin troppo pesanti per i suoi cinque anni, David vive sulla sua pelle, ancora una volta, il dolore della violenza e della sopraffazione inferta per mano del padre.
Non doveva neppure avvicinarsi ad Alexandra, la giovane donna moldava, madre di suo figlio, quell’uomo, Bogdam, che forte della complicità di un vile commando composto di tre uomini, ha strappato il bambino dalla mano della madre, mentre i ‘Bravi’ immobilizzavano la donna, la strattonavano davanti agli occhi terrorizzati di suo figlio.
Tutto si svolge in pochi attimi e la vita della donna si spezza al pensiero della violenza subita, della minaccia che incombe ancora sulla sua vita: si alza da terra e urla disperata nel veder sparire suo figlio, dentro un furgone nero, con quell’uomo, che gli ‘sarebbe’ padre e che non si è fatto scrupolo nel prendere a sassate il cuore del bambino.
Le hanno rubato anche il cellulare, per impedirle di chiamare aiuto, è disperata, ma non cede allo sconforto, corre dai carabinieri e denuncia il brutto fatto.
Poi si reca alla sede dell’emittente locale Tv7, per divulgare le fotografie di David, per chiedere a chiunque possa aver visto il bambino di informare lei e la polizia.
Lancia un appello che coinvolge anche i Social, fa tutto quel che può per riavere suo figlio.

Non doveva proprio osare tanto, Bogdan, cittadino romeno, dopo che la giustizia del suo Paese ha emesso un’ordinanza restrittiva nei suoi confronti che a chiare lettere impedisce all’uomo qualsiasi rapporto ravvicinato con Alexandra e il bambino.
E recentemente il Tribunale di Bucarest ha affidato David esclusivamente alla madre dopo una causa che le è costata tanto, sia dal punto di vista morale, sia economico.
Ora che Alexandra viveva a Padova con suo figlio e un cugino a casa della madre che nel frattempo si era trasferita nella Città del Santo, ora che si sentiva in grado di riprendere in mano la sua vita, ora che lavora per un’impresa di pulizie, cercando di dimenticare i tentativi dell’uomo di incendiarle la casa o di allagargliela.
Ora che aveva cercato di ignorare la sensazione di essere spiata negli ultimi tempi, di aver visto una ragazza osservare a lungo le finestre, i suoi movimenti sotto casa, sa di essere finita ancora con David, nella tela del ragno.
Questo l’Appello di Alexandra: “Questa mattina mi hanno rubato il bambino. Se avete informazioni, per favore, avvisate la polizia. Mio figlio ha pantaloni grigi e felpa grigia a strisce bianche, è alto un metro e ventiquattro centimetri”.

La polizia sta cercando il furgone, una Mercedes Vito (B89CAR), ma evidentemente l’uomo e i suoi complici hanno cambiato macchina, di certo si è evinto, dalle telecamere in azione, che abbiano dormito in un B&B la notte precedente il rapimento che si trova vicino all’abitazione della famiglia.
L’allarme è stato diramato anche alle frontiere.
Ad Alexandra, non resta che l’angoscia dell’attesa, la speranza di una notizia che la rassicuri sulla salute del bambino che in soli cinque anni di vita si è caricato sulle sue fragili spalle esperienze difficili da dimenticare.

Andreina Corso

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