Ex Ospedale al Mare, nuovo appello di Italia Nostra al sindaco

ultimo aggiornamento: 25/06/2020 ore 06:24

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Lido, agenti all'ex ospedale aggrediti da senegalese col cane

Riceviamo e Pubblichiamo.

In vista del Consiglio Comunale di domani, la Sezione di Venezia di Italia Nostra ha spedito al Sindaco e ai consiglieri e consigliere comunale questo documento sull’ex Ospedale al Mare.

Al Sindaco del Comune di Venezia Luigi Brugnaro
Ai Consiglieri Comunali

L’ex Ospedale al Mare del Lido di Venezia è patrimonio storico-identitario della Città di Venezia, testimonianza della storia sanitaria della Città, delle qualità terapeutiche e curative dei suoi litorali e fulcro del sistema urbanistico di S. Nicolò, sito unico in Europa per valenze storico-architettoniche e ambientali.

Per anni questo vasto complesso, dopo l’abbandono delle strutture ospedaliere, è stato lasciato in stato di abbandono e di colpevole degrado. Il Codice dei beni culturali (D.Lgs 42/2004 – artt.32, 33 e 34) obbliga i proprietari di beni tutelati alla loro conservazione e tenuta in sicurezza. In mancanza di ciò il Ministero può imporre gli interventi necessari o provvedervi direttamente con una procedura di esecuzione. Per tale complesso non sono state attuate tali misura di tutela.

Sino al maggio 2017 i segnali riguardanti il destino dell’ex OaM erano incoraggianti. La Cassa Depositi e Prestiti (proprietaria dell’area), infatti, aveva presentato a Ca’ Farsetti un progetto volto a creare in quell’area un “…moderno e attrezzato centro benessere, con cure anche di tipo sanitario…una struttura che funzionerà tutto l’anno e si allargherà anche alla spiaggia per sfruttarla nei mesi estivi”. Il progetto aveva suscitato l’interesse e l’approvazione di molte Associazioni: sarebbe stata una vera “novità”, capace di creare utili posti
di lavoro (al di fuori della monocultura turistica) e di far crescere l’economia del Lido, esaltandone le specificità, senza comprometterne il territorio, mettendo, finalmente insieme, le ragioni dell’economia e dell’ambiente.

Quel progetto di sviluppo, purtroppo, non ha avuto seguito. Le attuali proposte riguardanti l’ex OaM prevedono la creazione di due complessi turistici (con gestione affidata al Club Med e a TH Resorts), che presentano gravi criticità e sollevano pesanti interrogativi.

Demolizione edifici
La Cassa Depositi e Prestiti, il 28 maggio scorso, ha chiesto alla Commissione Regionale per il Patrimonio Culturale del MIBACT (Corepacu) di esaminare la possibilità di demolire ben 5 edifici rigidamente vincolati dell’ex Ospedale al Mare.
Gli edifici di cui è stata chiesta la demolizione sono: Padiglione Vicenza, Padiglione Verona, Padiglione Venezia, Padiglione Belluno e Padiglione Orfani di Guerra.
Si tratta di edifici dichiarati tutti di interesse culturale con decreto del 20 maggio 2008 dall’allora Direttore regionale per i beni culturali e paesaggistici Ugo Soragni. Ora se ne chiede la totale distruzione in palese contrasto con l’art. 20 del Codice dei beni culturali che stabilisce che «I beni culturali non possono essere distrutti, deteriorati, danneggiati o adibiti ad usi non compatibili con il loro carattere storico o artistico oppure tali da recar pregiudizio alla loro conservazione».

L’atto che potrebbe adottare la Commissione (l’autorizzazione alla demolizione) appare oltremodo grave in quanto il decreto di cui sopra espressamente accerta come «La singolare struttura a padiglioni dell’Ospedale al Mare, come sopra descritta, si ritiene di estremo interesse nel suo insieme in quanto complesso di immobili nato con precisa finalità di servizio sanitario pubblico, che vede al suo interno interessanti esempi di architettura del primo Novecento».

La distruzione di ben 5 Padiglioni altererebbe irrimediabilmente il “complesso monumentale” sotto il profilo architettonico e paesaggistico e costituirebbe, inoltre, una inaccettabile ferita alla memoria storica dell’isola. Come è stato, inoltre, osservato: “ la cultura progettuale più aggiornata sta dimostrando da anni che il recupero dell’esistente, anche quando si tratti di testimonianze edilizie modeste, va preferito alla sostituzione brutale. La pratica del “remodelling” garantisce un minor impatto ambientale, riduce l’impronta ecologica in termini di dispendio energetico, di rifiuti e di inquinamento dovuto alle demolizioni e si integra con maggior facilità nel tessuto urbano…”.

Per l’avvio dei progetti turistici, inoltre, la Cassa Depositi e Prestiti indica, come condizione imprescindibile, anche la demolizione del Monoblocco ed il trasferimento delle sue funzioni sanitarie in altre strutture.

Esistono fondati dubbi sulla reale possibilità di aumentare la qualità dell’offerta sanitaria (come previsto dal Protocollo d’Intesa firmato da comune, regione e CDP il 14 giugno 2019), a fronte di una diminuzione delle superfici adibite a questo scopo (da 6.300 mq a poco più di 4.600 mq).

L’unico ente che potrebbe “certificare” il mantenimento e l’incremento degli standard sanitari è l’Ulss 3 Serenissima che, tuttavia, in tutta questa vicenda non si esprime, e non produce l’unico documento utile a fornire adeguate garanzie ai cittadini: il “Nuovo Piano Socio-sanitario del Lido”.

La demolizione del Monoblocco sembra, in ogni caso, un enorme errore anche per un’inaudita dissipazione di risorse economiche: valore dell’immobile (circa 35 mil. di euro) che andrebbe perduto, costo di demolizione, conferimento in discarica dell’enorme volume delle macerie prodotte, disinquinamento dell’area, restauro/ ricostruzione delle vecchie strutture…

Valenze ambientali
Il 9 giugno scorso, nel corso della riunione della V Commissione del Comune di Venezia, svoltasi in teleconferenza, esponenti degli Studi CZ e King-Roselli hanno proiettato una slide che riprende una cartografia tratta da uno studio: “ Pregio naturalistico del settore costiero antistante l’ex OaM (Isola del Lido – Venezia)” pubblicata nel 2017 sui Lavori-Società Veneziana di Scienze Naturali. La cartografia proposta dalla slide, tuttavia, riporta una situazione totalmente difforme da quella contenuta nello studio originario.

Nella slide, infatti, viene indicata come degradata un ‘area che, nello studio citato, presenta, invece, tipologie vegetazionali di elevato valore naturalistico: habitat prioritario 2130* (dune grigie con vegetazione erbacea) in buono stato di conservazione.

Si evidenzia come questa porzione di arenile, presentata nella slide come “degradata”, sia, invece di grande interesse e importanza naturalistica, considerata anche la presenza del succiacapre e dell’averla piccola che, come evidenziato dalle cartografie riportate nel lavoro citato, utilizzano questo habitat come sito trofico e riproduttivo. Si tratta di specie che, per il loro sfavorevole stato di conservazione sono presenti nell’allegato 1 della direttiva 2009/147/CE “Uccelli” e, per questo, necessitano di speciali misure di conservazione.

In questo ambito sono possibili e auspicabili solo interventi di restauro ambientale che consentano la conservazione delle funzioni degli habitat.

L’errata interpretazione del valore dell’area appare incomprensibile, considerato che esponenti dello studio King-Roselli, il 16 aprile scorso, avevano partecipato ad una riunione telematica nella quale Filesi e Borgo (coautori dello studio) avevano chiaramente esposto il pregio naturalistico dell’area. Fa temere, inoltre, che i progettisti non intendano rispettare, come prospettato nella presentazione del progetto, la “rinaturalizzazione dell’arenile facendolo diventare un elemento di pregio e di distinzione dell’intervento”, ma che stiano preparando le basi per una pericolosa, quanto incompatibile, “valorizzazione” del sito.

Ribadendo la nostra contrarietà all’ennesimo progetto di utilizzo turistico-alberghiero per l’ex OaM, che peraltro ha dimostrato la propria criticità e i propri limiti nel corso della recente emergenza sanitaria, riteniamo irrinunciabile mantenere:

L’integrità del complesso in tutti i suoi padiglioni;
La salvaguardia ambientale del tratto di arenile antistante;
La qualità e l’incremento dell’offerta sanitaria;
La possibilità di libero accesso nell’intera area e la fruizione pubblica del Teatro Marinoni e della Chiesetta.

Il consiglio direttivo della Sezione di Venezia di Italia Nostra

Riproduzione Riservata.

 

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