Notizia importante? Ricevila subito su WhatsApp!
Clicca qui e iscriviti subitoGratuito, veloce e affidabile. Solo le notizie importanti!
Le navi russe presenti nel mar Nero hanno iniziato a bombardare le coste vicino alla città di Odessa, la terza più grande dell’Ucraina e principale porto del paese.
Sono stati lanciati razzi e sono stati sparati colpi di artiglieria.
Per il momento non sono stati segnalati tentativi di sbarco di truppe.
La notizia è riportata sui social da Anton Gerashchenko, Consigliere del Ministro degli Affari Interni dell’Ucraina.
Oggetto dei colpi sono postazioni delle forze armate ucraine e infrastrutture militari a sud della città, nella zona di Belgorod-Dnestrovsky.
Poco dopo, alle 2.57 (ora locale) è scattato anche l’allarme “attacco aereo” a Odessa.
Le sirene hanno iniziato a suonare in città.
I civili sono invitati a raggiungere i rifugi.
Analoghi allarmi sono stati attivati negli ultimi minuti anche a Poltava (ore 3), Dnipro (2.56) e Ivano-Frankivsk (2.54) e Leopoli (2.53).
Se credi nell’informazione libera di Venezia, puoi sostenerla con il tuo 5×1000.
Scopri come fare
Odessa comincia a fare i conti con la guerra e sotto ai concetti astratti ci sono persone.
Halina e i suoi orfani hanno passato giorni stretti in una cantina, prima di optare per la fuga.
Un viaggio estenuante li ha portati a Lodz, Polonia centrale. È stato anche grazie alla determinazione di Hanna Zdanowska, sindaca della città e membro del Comitato europeo delle Regioni, se le porte di un orfanotrofio dismesso si sono schiuse per accogliere i piccoli angeli venuti dall’inferno.
In tutta l’Ucraina si contano dai 70 ai 100 mila orfani che vivono in circa 600 istituti.
Simbolo del disfacimento sociale dell’Ucraina post-comunista, gli orfanotrofi si sono riempiti negli anni di bambini cresciuti in famiglie devastate dalla povertà e dall’alcolismo, segnati da abusi e maltrattamenti. Una cicatrice profonda che torna a riaprirsi.
I bambini che avevano già perso una famiglia, si ritrovano ora a non avere nemmeno più una casa.
Quando chiedi cosa desiderano in questo momento, rispondono in coro di voler tornare in Ucraina, a quella parvenza di normalità che ora sembra una chimera.
“Ai bambini abbiamo raccontato che si tratta di un gioco. La cosa peggiore è che la guerra sta causando nuovi orfani – spiega in lacrime Halina, direttrice dell’orfanotrofio di Odessa -. Tutto il mondo deve sapere quello che sta accadendo e all’Europa dico: chiudete i cieli”.
Nella struttura che accoglie i bambini di Odessa, c’è posto anche per orfani di un altro istituto nella regione di Volinia, al confine con la Bielorussia. Bambini con disabilità e problemi psicologici che hanno bisogno di un’assistenza speciale.
“Abbiamo viaggiato accalcati in un autobus colmo di persone, con più di venti bambini al seguito, tutti con diversi livelli di disabilità. La maggior parte è affetta dalla sindrome di Down, alcuni hanno bisogno di aiuto persino per lavarsi. Un nostro ragazzo soffre di epilessia, ha una media di tre crisi in dieci giorni, può immaginare quale stress sia stato per lui questo viaggio”, racconta Yuliya, direttrice dell’orfanotrofio”.
Aggiungi La Voce di Venezia come fonte preferita su Google