Nuovo virus cinese, superata diffusione della Sars

ultima modifica: 30/01/2020 ore 07:26

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Nuovo virus cinese: il conto delle persone contagiate si moltiplica, sono già oltre 6mila casi in Cina alla mezzanotte di mercoledì. Sono ora già più di quanti furono contagiati dalla Sars.


Il coronavirus ha già fatto ammalare oltre 6.150 persone, soprattutto in Cina, superando i numeri dell’epidemia di Sars del 2003. Anche le vittime continuano ad aumentare, sono oggi – almeno – 162.

L’infezione, seppur lentamente, avanza anche in Europa: i casi sono saliti a 10, il primo in Finlandia e il quinto in Francia. Gli altri paesi sono corsi ai ripari iniziando i rimpatri da Wuhan e sta per partire un aereo dall’Italia per i nostri connazionali.


L’Organizzazione Mondiale della Sanità, in questo scenario di crescente preoccupazione, ha convocato una nuova riunione d’emergenza per valutare l’allerta internazionale.

L’epidemia non è ancora arrivata al suo picco, ma gli ultimi numeri sembrerebbero suggerire quantomeno un rallentamento: i contagi giornalieri sono 600 in meno ed un centinaio di persone hanno superato l’infezione.

L’attenzione sul pericolo non va diminuita però, anche perché il percorso del coronavirus continua a allargarsi ben oltre il focolaio di Wuhan, aggiungendo nuovi malati a Pechino e Shanghai.

I primi casi all’estero, in luoghi dove il virus non era arrivato prima, sono stati annunciati nella giornata di ieri: in Medio Oriente, quattro persone di una famiglia cinese trovati positivi negli Emirati Arabi. In Europa un nuovo caso in Finlandia si aggiunge ai quattro in Germania ed i cinque in Francia.

In Cina circa 60 milioni di persone sono di fatto in quarantena dopo l’isolamento totale dell’area di Hubei, dove tutto è cominciato, e le restrizioni parziali in diverse altre città.

A Wuhan sono iniziati i lavori di un secondo ospedale d’emergenza. Le due nuove strutture apriranno il 3 e il 5 febbraio. Nel resto del Paese, dove le vacanze di Capodanno lunare sono state prolungate fino al 2 febbraio, la maggior parte dei residenti, spaventati, diserta centri commerciali, cinema e ristoranti.

Colossi stranieri del calibro di Ikea e Starbucks hanno invece deciso di chiudere la metà dei loro negozi in tutto il paese, mentre anche Toyota ha fermato la produzione.

Ci sono riflessi anche nelle attività sportive. Pechino ha annullato le gare del mondiale di sci, mentre la nazionale di calcio è stata messa in quarantena in Australia e la squadra di Wuhan si è vista annullare una partita in Spagna.

Anche i mondiali indoor di atletica, che erano in programma a marzo, si rinviano al 2021.

La ricerca di una cura, di un vaccino, prosegue senza sosta, anche se tutt’ora non si sa ancora molto del virus.

La malattia è diffusa quasi dappertutto in Cina, con casi sospetti anche in Tibet: questo suggerisce che il virus non si dilaga solo in aree urbane densamente popolate, ma anche in zone rurali e remote.

Al vaccino si sono messi a lavorare anche esperti americani e russi, a cui i cinesi hanno fornito il genoma per effettuare test istantanei.

Il pericolo è che l’epidemia esploda con virulenza fuori dalla Cina, dove finora il numero dei contagi è relativamente contenuto, nell’ordine dell’1%.

Il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus, appena rientrato dalla Cina, ha lodato gli “sforzi straordinari” di Pechino per contenere il virus. Allo stesso tempo, tuttavia, ha convocato per oggi (giovedì) una riunione d’emergenza dei suoi esperti, per valutare se ci siano gli estremi per dichiarare lo stato d’emergenza internazionale.

Contromisure vengono prese in ordine sparso negli altri paesi. Le compagnie di bandiera britannica e tedesca British e Lufthansa hanno sospeso in collegamenti con la Cina, gli Usa valutano di imporre il blocco temporaneo per tutti i voli americani. E soprattutto, sono iniziati i rimpatri degli stranieri.

I primi 200 rimpatri sono sbarcati a Tokyo con un volo charter partito da Wuhan. Non hanno sintomi, ma resteranno a casa per 2 settimane. Anche 200 americani, incluso personale del consolato, sono arrivati in California e saranno tenuti in isolamento a tempo indeterminato.

Australia, India, Corea del Sud e Regno Unito si preparano. Per quanto riguarda gli europei, l’Ue ha reso noto che ci sono circa 600 persone che vorrebbero lasciare la Cina. Parigi pensa a rimpatriare un primo gruppo di francesi venerdì.

L’Italia, ha reso noto La Farnesina, sta lavorando per inviare un aereo oggi a Wuhan. Un mezzo operato dal Comando Operativo di Vertice Interforze con personale medico specializzato a bordo.

Circa sessanta connazionali vogliono partire, mentre 3-4 pensano di restare in Cina.

Gli italiani, al loro rientro, stimato in 48-72 ore, dovrebbero trascorrere i 14 giorni di ‘sorveglianza’ sanitaria in una struttura militare.

Sul fronte dei contagi, in Italia tutti i casi sospetti si sono rivelati negativi ai test e il ministro della Salute Roberto Speranza ha invitato a non “fare allarmismo”, pur ammettendo che la situazione è “molto seria”.

Domani il ministro informerà il Senato sulla situazione.

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