Nuovo virus cinese: si trasmette anche senza sintomi. Ricostruito il passaggio dall’animale all’uomo

ultimo aggiornamento: 26/01/2020 ore 12:50

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Nuovo virus cinese: si trasmette anche senza sintomi. L’incredibile scoperta grazie allo studio di un bambino in cui i tempi di incubazione sono stati di dieci giorni.

Il virus 2019 n-CoV può quindi essere trasmesso anche da persone che, pur avendo già l’infezione, non mostrano di avere sintomi. E’ quanto emerso dalla ricostruzione della prima storia di contagio all’interno di un piccolo gruppo familiare riportata sulla rivista The Lancet.

Dalla ricostruzione emerge che un bambino di dieci anni aveva il virus ed era stato quindi in grado di trasmetterlo pur non avendo i sintomi caratteristici dell’infezione.

Un dato, questo, che il medico Roberto Burioni ha riferito sul sito web rilevando che “sembra possibile l’esistenza di pazienti asintomatici, che stanno bene, non hanno febbre, ma possono diffondere il coronavirus. Il che significa – ha scritto Burioni – che la misurazione della temperatura agli aeroporti potrebbe non essere sufficiente per bloccare la diffusione della malattia”.

L’articolo pubblicato su The Lancet, firmato da microbiologi e infettivologi dell’università di Shenzen coordinati da Jasper Fuk-Woo Chan suggerisce in effetti che “la trasmissione del virus 2019 n-CoV da persona a persona è possibile, così come la diffusione in altre città per mezzo dei voli aerei”.

Rileva inoltre che rari casi di trasmissione asintomatica erano stati segnalati anche nella Sars, l’infezione da coronavirus emersa nel 2002-2003 e che nel caso del virus 2019 n-CoV potrebbero essere “una possibile fonte di trasmissione dell’epidemia”.

Per questo gli autori della ricerca rilevano che , “sarebbero necessarie ulteriori ricerche sui casi asintomatici” ed “è cruciale isolare i pazienti, tracciare e mettere in quarantena i contatti prima possibile”.

Quelli pubblicati su The Lancet sono dati che confermano che il virus 2019 n-CoV si comporta come tutti gli altri virus, ha detto all’ANSA la virologa Ilaria Capua, che nell’Università della Florida dirige il Centro di eccellenza dedicato alla ‘One Health’, che unifica i temi della salute umana, animale e ambientale.

I dati, ha aggiunto, “si riferiscono agli esami con tamponi faringei fatti in un numero limitato di pazienti” e indicano che “uno di essi era positivo al virus anche dieci giorni prima della comparsa sintomi”, mentre gli altri più o meno una settimana prima: “un periodo di incubazione normale per i virus”.

Questo, rileva, “conferma che questo virus si comporta come tutti gli altri virus”, anche se “è ovvio che sono necessari dati addizionali in quanto uno studio condotto solo su sei pazienti ha delle limitazioni”.

Intanto, guardando alla situazione attuale, a causa del virus in Cina si fermano anche Xi’an e la provincia di Shandong promulgando uno stop obbligato a tutti gli autobus a lunga percorrenza.

Xi’an diventa così la terza città cinese a vietare gli autobus a lunga percorrenza nell’intento di fermare la diffusione del coronavirus.

La decisione è stata annunciata dalle autorità locali sulla piattafoma Weibo (il Twitter cinese).

Poco dopo hanno dato un analogo annuncio le autorità della provincia di Shandong.

Il divieto di circolazione con gli autobus entrerà in vigore a Xi’an, città con 10 milioni di abitanti, alle 18 di oggi, ora locale. Stesso divieto è già stato annunciato da Pechino e Tianjin.

Ma una domanda che continua a tenere impegnati gli scienziati è anche come ha fatto questo nuovo virus, appartenente alla famiglia ‘Coronavirus’, ad arrivare all’uomo.

Il cammino dagli animali all’uomo del coronavirus 2019 n-CoV potrebbe essere avvenuto in sordina nei mercati di animali vivi, proprio come è avvenuto in passato per molti altri virus, a partire da quello della terribile influenza Spagnola del 1918.

I coronavirus sono una grande famiglia di virus e in condizionali normali vivono perfettamente adattati all’interno di animali selvatici, primi fra tutti i pipistrelli della frutta.

Per adattarsi a un organismo molto diverso, come quello umano, devono compiere una serie di passaggi, ognuno dei quali corrisponde a un cambiamento nelle loro caratteristiche.

A facilitare questa trasformazione è l’incontro con un altro coronavirus, un loro simile che si è adattato a un organismo diverso dai pipistrelli.

Per esempio nel 2002 lo zibetto è diventato il laboratorio naturale in cui il coronavirus dei pipistrelli si è ricombinato con quello di questi piccoli mammiferi, dando origine al virus della Sars (Severe Acute Respiratory Syndrome).

Il virus responsabile della pandemia di influenza del 2009 era un mosaico composto da parti di virus suino, parti di virus aviario e parti di virus umano, e nel 2015 il virus della Mers (Middle East Respiratory Syndrome) era passato dai pipistrelli ai cammelli e poi all’uomo.

In tutti i casi durante questi passaggi il virus muta e lungo questa strada può assumere caratteristiche che gli permettano di aggredire l’uomo.

Quando questo accade il virus ha fatto il cosiddetto “salto di specie”.

Al momento l’unica pubblicazione scientifica relativa al serbatoio animale in cui possa essere avvenuta la ricombinazione indica i serpenti, anche se ha suscitato qualche perplessità nella comunità scientifica.

In ogni caso, il mix genetico nato dall’incontro di due virus tipici del mondo animale ha generato un virus con recettori che gli permettono di aggredire le cellule del sistema respiratorio dell’uomo.

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