Nuovo Dpcm: stop a cinema, teatri, piscine e palestre. Braccio di ferro per ristoranti

ultima modifica: 26/10/2020 ore 16:35

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Nuovo Dpcm in arrivo: stop a cinema, teatri, piscine e palestre ma i ristoranti sono un argomento tabù per le Regioni. La ristorazione (e i bar) non si deve toccare per i governatori che respingono anche l’ipotesi di una chiusura anticipata alle 18 con prosecuzione dell’attività da asporto. Il tema è affrontato a fine articolo.


Stop a cinema e teatri, congressi e concorsi, palestre e piscine, sale giochi e casinò, feste dopo matrimoni e comunioni, piazze della movida interdette alle 21. Con l’incremento dei contagi che per il secondo giorno consecutivo sfiorano quota 20mila, arriva la nuova stretta del governo.
Nel nuovo Dpcm che il presidente del Consiglio potrebbe firmare nelle prossime ore sono inserite anche due “forti raccomandazioni” ai cittadini:

evitare di spostarsi dal proprio comune e di ricevere persone non conviventi in casa.
Ma le misure annunciate non convincono le Regioni che chiedono provvedimenti più “equi” e ristori immediati per le categorie penalizzate e premono per spostare la chiusura alle 23 con servizio al tavolo e alle 20 al banco.
Mentre il governatore della Campania Vincenzo De Luca sfida apertamente l’esecutivo: i locali rimarranno aperti fino alle 23 e la didattica a distanza sarà al 100% per tutte le scuole e non al 75 per le sole superiori come indicato nella bozza del decreto.


Consapevole di non poter più attendere e pressato da buona parte della maggioranza, dagli scienziati e dalle fughe in avanti dei governatori, il premier Giuseppe Conte già di prima mattina riunisce i capi delegazione e alcuni ministri per mettere nero su bianco i provvedimenti. Con due punti fermi.
Il primo è che non ci sarà un lockdown nazionale e vanno garantiti scuola e lavoro: tutto il resto può dunque essere sacrificato. Il secondo è che bisogna muoversi in fretta: “Le prossime settimane si preannunciano complesse, non potremo abbassare la guardia, perché se non proteggiamo la salute dei cittadini non proteggiamo l’economia”.

La stessa linea che il ministro della Salute Roberto Speranza illustra nella riunione con le Regioni. Servono “misure rigorose, robuste e serie” per “governare la curva e raffreddare la situazione” evitando di arrivare a “misure più drastiche”.
I numeri, d’altronde, non consentono disattenzioni: altri 19mila contagiati che portano il totale a oltre 500mila, 151 morti in 24 ore – non era così dal 21 maggio – altri 79 pazienti in terapia intensiva dove

ora ci sono 1.128 persone, e 738 ricoverati nei reparti ordinari.
La bozza del Dpcm che il governo consegna agli enti locali va però oltre le misure ipotizzate nei giorni scorsi. E, di fatto, sancisce la fine della vita sociale, almeno per un mese.
La chiusura di palestre e piscine era ampiamente attesa, meno quella di cinema e teatri così come l’impossibilità di festeggiare un matrimonio o una comunione: fino ad oggi si potevano invitare fino a 30 persone, da lunedì sarà vietato qualsiasi evento.

Sui trasporti pubblici locali la bozza prevede che i presidenti di regione rivedano la programmazione delle corse “finalizzata alla riduzione e alla soppressione dei servizi…sulla base delle esigenze effettive e al solo fine di assicurare i servizi minimi essenziali”.
Non è invece entrato nel Dpcm il divieto di spostamento tra le regioni. “Valutiamo insieme” ha detto il ministro per gli Affari Regionali Francesco Boccia ai governatori, con il testo che si limita a chiedere “di non spostarsi dal comune di residenza salvo per comprovate esigenze lavorative, di studio e per motivi di salute”.

Anche l’anticipo dell’orario di chiusura dei locali


era previsto, ma il governo ha scelto la formula più rigorosa: stop alle attività di bar, ristoranti, pasticcerie e gelaterie dalle 18 e al tavolo si potrà stare in non più di quattro. Dopo quell’ora sarà vietato il consumo di cibi e bevande in luoghi pubblici e aperti al pubblico, con i sindaci che potranno chiudere le piazze alle 21.
Ed è proprio su questo punto che è ancora in corso la discussione, a tratti anche accesa. All’interno dello stesso governo e, soprattutto con le Regioni e i comuni.

A sfidare apertamente l’esecutivo è Vincenzo De Luca: il governatore della Campania, secondo il quale Napoli deve diventare tutta “zona rossa”, conferma di voler mantenere aperti i locali fino alle 23 e di portare la didattica a distanza al 100% in tutte le scuole. Due misure in aperto contrasto con il Dpcm che, se mantenute, potrebbero portare il governo ad impugnare il provvedimento. Più morbido il presidente dell’Anci Antonio Decaro, che ha chiesto comunque di “valutare” le chiusure sottolineando le “differenze oggettive” da comune a comune. E diversi presidenti da Zaia a Cirio fino Toti e Fedriga hanno insistito sulla necessità di rivedere le scelte fatte con misure più “eque e razionali”.

Sono proprio le Regioni lo scoglio più duro da attraversare per il nuovo Dpcm. Viene chiesto addirittura di liberare le Asl dall’ingolfamento dei tamponi e della caccia ai contatti: sottoporre a tampone solo i sintomatici e i loro stretti contatti, ossia familiari o conviventi. E’ questa una delle principali richieste


– insieme a misure economiche per esercenti e imprenditori – che la Conferenza delle Regioni, tramite il presidente Stefano Bonaccini, ha messo nero su bianco nella lettera inviata stasera al premier Giuseppe Conte e ai ministri Roberto Speranza e Francesco Boccia proponendo correttivi allo schema del Dpcm in via di approvazione con le misure per arginare i contagi da Covid.

Inoltre si batte il tasto sulla necessità di estendere la Dad “fino al 100%” per le scuole superiori e le Università, mentre l’ipotesi più accreditata prevedeva un massimo del 75%.
Ancora altre correzioni di rotta: le Regioni vorrebbero che i locali come bar e ristoranti rimanessero aperti più a lungo senza nessuna serrata alle 18.

Servizio al tavolo fino alle 23 nei ristoranti e nei bar che hanno servizio ai tavoli, alle venti chiusura per chi serve solo al banco. Per questi locali niente chiusura domenicale che invece viene richiesta per i centri commerciali, ad eccezione di alimentari e farmacie. Per le palestre e le piscine, i teatri e i cinema le chiusure sono da valutare in base ai dati epidemiologici.
Le Regioni insistono anche per un alleggerimento della burocrazia nelle comunicazioni che riguardano la situazione negli istituti scolastici, eliminando la previa comunicazione al ministero.

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