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mercoledì 20 Ottobre 2021

No Green Pass nei luoghi di lavoro dal giorno 15, le Regioni frenano

Homegreen passNo Green Pass nei luoghi di lavoro dal giorno 15, le Regioni frenano

La spallata decisiva l’hanno data i disordini di sabato sera: molte Regioni chiedono e chiederanno, nella prossima Conferenza, di attenuare gli effetti del Green Pass obbligatorio nei luoghi di lavoro che entrerà in vigore il 15 ottobre.
Sono state oggettivamente tre ore di paura per le vie di Roma sabato sera.
Un assedio ai palazzi del potere, manovrato dai gruppi dell’ultradestra pronti ad alzare la tensione e iniettare violenza in piazza a meno di una settimana dall’entrata in vigore dell’obbligo del Green pass sui luoghi di lavoro.
La follia si accende con scene che non si vedevano da tempo, la rabbia dei manifestanti in strada contro il certificato verde a Roma e a Milano: nella Capitale sono state diverse le cariche delle forze dell’ordine intervenute per ore con idranti e lacrimogeni, tentando di contenere il corteo non autorizzato e diretto a Palazzo Chigi e Montecitorio.
Il bilancio è di alcuni fermati ed alcuni feriti tra agenti e manifestanti.
E nel mirino non sono finite soltanto le istituzioni.
Con un atto definito di “squadrismo” da diverse forze politiche, un gruppo di persone si è staccato dai manifestanti per assaltare la sede della Cgil, colpevole – hanno urlato ai megafoni dopo aver sfasciato i locali – di non difendere i lavoratori che saranno obbligati a presentare il passaporto verde.

I DISORDINI
Se a Milano il consueto sit-in del sabato organizzato dal movimento No Pass è diventato un corteo spontaneo che ha mandato in tilt il traffico del centro, a Roma la manifestazione pacifica organizzata nel pomeriggio in piazza del Popolo è rapidamente degenerata.
Qui i manifestanti si sono prima diretti senza autorizzazione verso Villa Borghese scontrandosi una prima volta con le forze dell’ordine, poi in migliaia passando per via Veneto hanno puntato al Parlamento e alla sede della presidenza del Consiglio, dove a pochi metri – a Largo Chigi – un cordone delle forze dell’ordine ha evitato il peggio.
Bombe carta, oggetti trovati per strada e perfino biciclette e monopattini sono stati lanciati contro gli agenti, che hanno reagito esplodendo lacrimogeni e attivando idranti per disperdere la folla.
Le stesse immagini si sono ripetute per ore, con i manifestanti che battevano in ritirata per poi attaccare su altri fronti per le vie limitrofe in via del Corso, in fuga dai blindati che zigzagavano tra cumuli di monopattini elettrici ormai diventati dei rottami.
E tra le vie dello shopping alcune barriere lungo il perimetro dei lavori in corso sono state divelte assieme a diversi sanpietrini. Davanti, a fare da ‘testa d’ariete’, si sono piazzati gli esagitati, mentre alle loro spalle c’era il fiume di manifestanti con le mani alzate o che esponeva bandiere tricolore o cartelli contro “La nuova Norimberga” e “Per la libertà del popolo”.

REGIONI: SARA’ CAOS
Quanto accaduto spinge le Regioni, organo politico, ad attenuare i toni di un provvedimento opponendosi con la logica: “manderà in tilt i luoghi di lavoro”.
All’avvicinarsi del giorno fatidico crescono anche i timori per l’impatto pratico.
Così, mentre a Roma finisce con violenti scontri e cariche della polizia la manifestazione organizzata da chi si oppone al certificato verde, si fa sempre più forte l’allarme per il rischio caos nelle aziende.
Se ne fanno portavoce le Regioni (anche se il fronte non è compatto), che potrebbero discuterne nella loro Conferenza il 13 ottobre prossimo.
E anche i partiti di centro-destra, Lega e Forza Italia in testa, che pure propongono al governo soluzioni agli antipodi: l’allungamento a 72 ore del tempo minimo di validità del certificato verde, Matteo Salvini; l’introduzione dell’obbligo vaccinale, invece ,il partito di Silvio Berlusconi.
Ma sul Green pass il governo non torna indietro e l’esecutivo sta facendo tutto quello che serve per partire bene, sostengono qualificate fonti del governo, ribadendo che nei prossimi giorni ci saranno ulteriori indicazioni sull’applicazione dei controlli.
Ormai è stato praticamente raggiunto l’80% della popolazione vaccinabile, dicono ancora, e tra 10 giorni il dato sarà ancora migliore. Si sta inoltre lavorando per dare istruzioni a tutti i livelli per come effettuare i controlli, dunque non ci saranno ritardi o complicazioni.
Il Governo “prosegue nel suo impegno per portare a termine la campagna di vaccinazione contro il COVID-19” conferma, ringraziando gli italiani che hanno aderito “con convinzione”, il premier Mario Draghi, alla cui firma sono arrivate le linee guida per il controllo e la verifica del green pass nella Pubblica amministrazione: ciascuna amministrazione sarà autonoma ma le verifiche non dovranno determinare ritardi o code all’ingresso e dovranno essere compatibili con la disciplina in materia di privacy.


I CONTROLLI NEI LUOGHI DI LAVORO

L’accertamento potrà essere giornaliero o a campione o a tappeto, con o senza l’ausilio di sistemi automatici.
Ma la preoccupazione di chi chiede modifiche è legata all’alto numero di lavoratori No vax, che per accedere al posto di lavoro dovranno sottoporsi al tampone, ogni due giorni se fanno il rapido, ogni tre se scelgono il molecolare.

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LE FARMACIE NON CE LA FANNO
Sono più di 5 milioni e il sistema sanitario e delle farmacie a questi ritmi non può reggere, come denunciano i governatori, numeri alla mano.
I conti li fa per tutti il presidente del Veneto Luca Zaia, partendo dalla sua regione: la stima dei lavoratori non vaccinati è di 300-350mila persone.
Una cifra insostenibile visto che attualmente si fanno 60mila test al giorno.
Non c’è dunque la capacità “di controllare tutti i non vaccinati ogni due giorni” e se il Veneto non è in grado di farlo “non ce la faranno nemmeno le altre Regioni”.
E’ sempre Zaia a indicare una possibile soluzione: consentire di fare i test fai da te, cioè i tamponi nasali, nelle aziende, “con la sorveglianza delle imprese”.
Il costo resterebbe a carico dei lavoratori, anche se tra gli imprenditori “c’è chi è anche disposto a pagarli di tasca sua”.
L’idea piace al presidente della Conferenza delle Regioni e governatore leghista del Friuli Venezia Giulia, Massimo Fedriga. “E’ sicuramente una proposta utile da valutare” ma se si sceglie questa strada “bisogna fare presto”, avverte Fedriga che considera anche l’allungamento a 72 ore della validità minima del Green pass e il prezzo ‘politico’ per il tampone soluzioni “da considerare con attenzione”.
Sulle stesse richieste (riorganizzare il sistema di rilascio dei Green pass dopo l’esecuzione dei tamponi, allungando ulteriormente i tempi di validità e dare la possibilità alle imprese di organizzarsi anche autonomamente per i test) sembrano attestarsi tutte le Regioni anche se in serata si sfilano la Liguria e il Lazio.

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Salvini ritiene “possibile e doveroso” allungare la durata minima del Green Pass da 48 a 72 ore perché: “evitare caos, blocchi e licenziamenti il 15 ottobre è fondamentale”, Forza Italia, pur condividendo l’allarme, sembra marcare la distanza dalla Lega, con la richiesta al governo di valutare l’opportunità dell’obbligo vaccinale: “va presa in seria considerazione” dice la presidente dei senatori Anna Maria Bernini.
Il Pd con Francesco Boccia reagisce infastidito alla proposta di Salvini: la Lega non cambia mai, chieda vaccini per tutti invece di deroghe.
“La pratica da incoraggiare è quella del vaccino non del tampone” conviene il presidente di Federfarma Marco Cossolo, che segnala l’aumento della domanda di test, assicurando comunque che le farmacie si stanno attrezzando. Intanto la Lega ha presentato un emendamento al decreto Infrastrutture a tutela dei lavoratori stranieri che si sono immunizzati con vaccini non riconosciuti da Ema per evitare, con l’entrata in vigore dell’obbligo del green pass, “la paralisi” del sistema dei trasporti e della logistica, come sottolinea il vice ministro alle Infrastrutture Alessandro Morelli.

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Redazione Venezia
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