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Parola magica: musica in streaming. Da Spotify in poi, si è perso il conto dei servizi che fanno ascoltare canzoni gratis o in abbonamento. Ci sono Pandora, Deezer, Rdio, Rhapsody, Tidal, Google Play Music e da pochi giorni anche Apple Music, su cui il colosso di Cupertino scommette ad oltre dieci anni dal lancio di iTunes.
Ma qualcosa si muove anche nel mondo delle chat e soprattutto in Oriente. Dopo la cinese WeChat, anche Line, la rivale giapponese di WhatsApp lancia un suo servizio di musica in streaming.
Con l’obiettivo dichiarato di trasformare il servizio di messaggistica in un vero e proprio aggregatore di servizi. Line così va all’assalto della musica in streaming in Giappone, un mercato in cui dominano ancora le vendite di cd e la musica digitale rappresenta appena il 17% delle entrate.
In controtendenza rispetto al resto del mondo dove a guidare sono proprio i ricavi digitali: secondo gli ultimi dati dell’IFPI, la Federazione internazionale dell’Industria Fonografica, nel 2014, per la prima volta, il volume d’affari delle vendite online è stato pari a quello dei supporti fisici. Con una impennata del fatturato da streaming (+39%) e una crescita dei consumatori a pagamento (+46,4%) che raggiunge quota 41 milioni. Allora Line, che conta oltre 200 milioni di utenti, prova a sfruttare l’onda lunga di questo fenomeno.
Ha appena lanciato un servizio in abbonamento che da’ accesso illimitato ad un catalogo di 1,5 milioni di brani per 8 dollari al mese. Una mossa a cui si è preparata per tempo: a dicembre Line ha comprato da Microsoft l’applicazione MixRadio, l’app per la musica in streaming presente sui Windows Phone. E ha anche stretto accordi con la Sony Music Entertainment e l’etichetta giapponese Avex Digital. Obiettivo della società nipponica è trasformare la chat in un aggregatore di servizi ‘mobile’, in Giappone e nel resto del mondo. In questo quadro si inseriscono anche altre funzioni annunciate un paio di mesi fa, come la prenotazione di taxi e i pagamenti via smartphone. L’offerta è simile a quella del rivale cinese WeChat, altro servizio di messaggistica istantanea, che conta quasi 500 milioni di utenti ed è di proprietà del colosso internet Tencent, cui appartiene anche il servizio musicale QQ Music. Una mossa abbastanza coraggiosa, visto che i precedenti in Giappone non sono però incoraggianti. Il colosso dei videogame per telefonini Dena aveva provato a lanciare un servizio di streaming musicale nel paese, chiamato Groovy, che ha chiuso i battenti nel marzo 2014 dopo un anno in cui non è riuscito a prendere piede.

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