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Mose: perito per le cerniere da le dimissioni. “Nel 2019 abbiamo rischiato”

Clamoroso al Mose. La notizia esplode questa mattina in edicola con la Nuova Venezia. L’articolo racconta nel dettaglio una durissima lettera d’accusa inviata al Provveditore da parte del perito nominato dal ministero sulla corrosione delle cerniere del Mose. E’ un atto che sancisce le dimissioni con una rivelazione inquietante: «Nel novembre del 2019 abbiamo rischiato». […]

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Clamoroso al Mose. La notizia esplode questa mattina in edicola con la Nuova Venezia.
L’articolo racconta nel dettaglio una durissima lettera d’accusa inviata al Provveditore da parte del perito nominato dal ministero sulla corrosione delle cerniere del Mose.
E’ un atto che sancisce le dimissioni con una rivelazione inquietante: «Nel novembre del 2019 abbiamo rischiato».
Lei è Susanna Ramundo, esperta di corrosione dei materiali e già membro del Rina e di molte commissioni tecniche del ministero delle Infrastrutture – chiarisce Alberto Vitucci autore dell’articolo – quindi non esattamente l’ultima arrivata.
«La manutenzione non si fa e la corrosione avanza. Da un anno qui è tutto fermo. Per questo mi dimetto. Anche per non essere corresponsabile dello scempio in atto».
Un preciso atto d’accusa

che fa suonare più di un campanello d’allarme sull’opera che dovrebbe entrare in piena operatività entro dicembre 2021, quindi quest’anno.
Il fatto arriva in un momento in cui le foto pubblicate dal quotidiano sulle Gallerie subacquee a Malamocco stavano facendo discutere, mentre qualcuno parlava di ulteriore “scandalo”.
Le immagini della Nuova mostrano Bulloni arrugginiti, infiltrazioni, macchie sui muri e verosimilmente corrosione.
Manutenzioni sarebbero necessarie, ma soldi non ce ne sono. Senza parlare che per la gestione delle manutenzioni del sistema a regime qualcuno parla di 100 milioni di euro l’anno, cioè dieci volte la cifra dei progetti originari.
A dicembre del 2020

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A fine 2020 il Mose aveva alzato già 16 volte le sue paratie “salvando” Venezia dall’acqua alta talvolta prevista su livelli eccezionali.
L’opera, pur in gestione ancora in regime di “prove di funzionamento”, si era comportata egregiamente provocando entusiasmo nella cittadinanza e nei cittadini che finalmente vedevano, almeno su questo fronte, una possibilità di ripartenza con ottime prospettive per il futuro.
La lettera di oggi diffusa dal quotidiano mette però ora le previsioni sotto una luce diversa.

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