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martedì 30 Novembre 2021

Trovato morto in casa a Spinea, nessuno si fa avanti per il funerale. Di Andreina Corso

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Morire in solitudine. Ancora una volta. A Spinea.
È morto così, come muoiono le persone che vivono sole, anche quando non c’è più l’isolamento indotto dalla paura del contagio pandemico.
Per un uomo che muore nella sua casa e che di lui si sa quel poco che basta per immaginarlo seduto davanti al computer a svolgere il suo lavoro, si apre un varco di altre esistenze anonime, di cui non si sa niente.
Si deve al silenzio l’interesse dei colleghi, che si preoccupano, telefonano ripetutamente a chi oramai non poteva più rispondere: dal silenzio all’assenza, tutto ora si spiega.

Aveva sessantadue anni il signore di Spinea che lavorava in un ufficio postale, svolgendo il suo compito in modalità smart-working, o se preferiamo, rimanendo in casa, scelta forse sollecitata dalla prudenza, in difesa di un possibile contagio.
Solo l’intervento dei carabinieri e dei vigili comunali ha confermato il triste presagio dei colleghi e da quel momento sono iniziate le ricerche dei parenti, sia per il riconoscimento del corpo, che per le necessarie formalità e informazioni riguardanti la vita del signore di Spinea.

Ricerche non semplici che hanno costretto la salma dell’impiegato postale a una sosta in obitorio durata venti giorni.
Anche in questo caso, come in tanti altri, ci si interroga sulle relazioni umane, sui rapporti con il vicinato che sembravano essere stati lesi dalla minaccia del contagio del Coronavirus e si avvertiva (sembrava) una nostalgia per quei rapporti umani che formano la cosiddetta comunità alla quale sentiamo di appartenere.
Succede così? Si sono rinforzati i rapporti sociali in un momento in cui la fase acuta della prudenza è diminuita?

Oppure vivere da soli, appartati (e ignorati) è una condizione accettabile? Sì, evidentemente. Si dice, quando si incontrano queste situazioni, che si tratta di solitudini estreme, eppure non sono poi così rare.

Gli unici parenti del signore di Spinea sono stati rintracciati, gli sono cugini e vivono lontani dal Veneto: hanno raggiunto le istituzioni cittadine e riconosciuto la salma.
Si potrà procedere alla cerimonia funebre, non appena la procura concederà il nulla osta.
Del funerale sembra farsi carico il Comune, ’ per un degno saluto’, con il rammarico dei Servizi sociali, che pur impegnandosi nel riconoscere e affrontare situazioni di solitudine, non ce la fanno a evitare il peggio a chi le vive.
Ci sarebbe bisogno di attenzione, di solidarietà, di rinforzare i rapporti di vicinato, di pianerottolo, magari bussando la porta a qualcuno che ci vive accanto, che non vediamo da giorni e chissà, forse avremmo potuto aiutare una vita a non spegnersi, così, come fosse una cosa, un paio di vecchie ciabatte inutili, che non meritano uno sguardo.

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Duplicazione vietata. Condivisione consentita.

Andreina Corso
Cittadina 'storica' di Venezia, si occupa della città e della sua cronaca. Cura gli approfondimenti, è giornalista, insegnante, autrice letteraria, poetessa.

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  1. Situazioni veramente toccanti descritte con parole piene di humanitas.
    Quesiti da porsi, ma non solo “en passant”

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