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Nelle ore precedenti alla sua tragica scomparsa, l’attore Matthew Perry, noto al grande pubblico come l’amatissimo Chandler Bing di “Friends”, avrebbe chiesto dosi sempre più elevate di ketamina. Secondo quanto emerso dalle indagini, Perry avrebbe esclamato “Sparamene una grossa” al suo assistente, Kenneth Iwamasa, solo poche ore prima della morte. Iwamasa, insieme ad altri quattro individui, tra cui due medici, è ora incriminato per aver orchestrato una “vasta rete clandestina” per procurare il potente anestetico a Perry, dopo che i tentativi dell’attore di ottenere il farmaco per vie legali erano falliti.
Secondo il procuratore federale Martin Estrada, i medici coinvolti avrebbero approfittato del passato di tossicodipendenza di Perry, estorcendogli decine di migliaia di dollari in cambio di dosi crescenti di ketamina, nonostante fossero consapevoli dei rischi letali. Estrada ha dichiarato: “Sapevano che stavano mettendo in pericolo la vita di Perry, ma lo hanno fatto lo stesso”.
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Scopri come fare
I documenti legali rivelano che, negli ultimi mesi di vita, Perry ha subito diversi effetti collaterali gravi a causa del farmaco. In un’occasione, il suo assistente lo ha trovato privo di sensi nella sua abitazione; in un’altra, dopo una dose massiccia, l’attore è rimasto paralizzato, incapace di parlare o muoversi. La mattina del 28 ottobre, giorno della sua morte, Perry aveva richiesto una prima iniezione, seguita da altre due in rapida successione. “Sparamene una grossa”, avrebbe ripetuto Perry prima che il suo assistente uscisse per delle commissioni. Al ritorno, Iwamasa ha trovato l’attore senza vita, immerso nella jacuzzi della sua casa di Los Angeles.
Uno dei medici incriminati avrebbe scritto in un messaggio: “Mi chiedo quanto sarà disposto a pagare quel fesso. Scopriamolo”. Questo cinismo è emerso in un’indagine che ha svelato un lato oscuro del mondo delle celebrità, dove i personaggi pubblici possono diventare bersaglio di chi cerca di approfittare della loro vulnerabilità e ricchezza.
La ketamina, un anestetico con proprietà psichedeliche, è divenuta popolare negli ultimi anni come trattamento per depressione, ansia e dolore cronico, sebbene non sia approvata dalla FDA per tali usi. Tra gli incriminati, oltre a Iwamasa, vi sono il medico Salvador Plasencia, che consegnava le fiale di ketamina a casa di Perry, e Jasveen Shagha, soprannominata la “Ketamine Queen” di North Hollywood, insieme al medico Mark Chavez e all’intermediario Eric Fleming.
L’ex procuratore federale Neama Rahmani ha commentato: “Queste star sono circondate da sanguisughe. Hanno tonnellate di soldi e c’è gente che se ne approfitta, guadagnando sui loro problemi”.
Iwamasa, che non possedeva alcuna qualifica per somministrare iniezioni, avrebbe effettuato ben 18 iniezioni a Perry nei tre giorni precedenti alla morte, oltre alle ultime tre il giorno stesso del decesso. L’assistente ha accettato un patteggiamento con la magistratura, mentre Shagha, che rischia una pena compresa tra 10 anni e l’ergastolo, andrà a processo proclamandosi innocente, così come Plasencia, che potrebbe anch’egli affrontare decenni di carcere.
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