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Morte improvvisa negli atleti: studio veneto indica il calo dei casi da cardiomiopatia aritmogena dopo i nuovi criteri

Ricerca veneta: dopo i nuovi criteri del 2010 i casi di morte improvvisa da cardiomiopatia aritmogena negli atleti sono drasticamente diminuiti

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L’introduzione dei criteri diagnostici aggiornati per la cardiomiopatia aritmogena nel 2010 è seguita da una netta riduzione dei decessi improvvisi tra gli atleti agonisti: i casi attribuibili a questa malattia sono passati da 0,43 a 0,14 ogni 100.000 persone all’anno. Lo rileva uno studio veneto basato su quattro decenni di osservazione.

La ricerca, pubblicata su Circulation: Arrhythmia and Electrophysiology, è stata condotta dall’Unità di Patologia Cardiovascolare dell’Azienda Ospedaliera e Università di Padova. I ricercatori hanno analizzato dati raccolti nel Registro regionale della morte improvvisa giovanile, attivo in Veneto da quasi quarant’anni e ritenuto unico in Italia per la continuità e la rigorosa diagnosi autoptica.

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Oltre al calo specifico legato alla cardiomiopatia aritmogena (Acm), lo studio segnala una diminuzione complessiva della morte cardiaca improvvisa negli atleti: l’incidenza globale è scesa da 1,41 a 0,64 casi per 100.000 persone/anno nello stesso intervallo temporale.

In termini percentuali, si tratta di una riduzione marcata che suggerisce un impatto significativo delle modifiche nei criteri diagnostici e nella pratica clinica.

I dati veneti, presi singolarmente, mostrano come la quota di decessi attribuibili all’Acm sia diminuita: tra i casi di morte improvvisa registrati negli atleti della regione, la percentuale legata a questa cardiomiopatia è passata dal 31% al 22% tra i due periodi confrontati. Questo cambiamento indica una diversa composizione delle cause alla base degli episodi fatali nello sport giovanile.

Lo studio mette inoltre in evidenza una trasformazione nel profilo clinico della malattia nel corso degli anni. Fino agli anni Novanta la cardiomiopatia aritmogena si manifestava prevalentemente nella forma classica, con coinvolgimento del ventricolo destro o di entrambi i ventricoli. Negli ultimi anni, tuttavia, si è osservato un aumento della variante che interessa principalmente il ventricolo sinistro.

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Secondo i ricercatori padovani, questo spostamento di presentazione clinica è emerso chiaramente nel confronto tra periodi antecedenti e successivi all’adozione dei nuovi criteri diagnostici. La variante con predominanza del ventricolo sinistro è risultata più frequente nel tempo, un elemento che può avere implicazioni per la diagnosi e il monitoraggio degli atleti.

Il Registro regionale della morte improvvisa giovanile ha fornito la materia prima dello studio: casi documentati con dettagli autoptici e follow-up costante, dal 1985 al 2024. Tale continuità ha permesso agli autori di osservare trend lunghi e di valutare l’effetto dell’implementazione di linee guida diagnostiche sulla popolazione sportiva.

I risultati non formulano ipotesi sulle cause ultime del calo, ma evidenziano un cambiamento misurabile nelle statistiche di mortalità e nella morfologia della malattia. Per gli specialisti, la combinazione tra dati autoptici, criteri diagnostici più stringenti e sorveglianza sistematica sembra aver inciso sull’identificazione e sull’esito clinico degli atleti affetti da cardiomiopatia aritmogena.

Nella comparazione tra i due periodi presi in esame, la quota di casi di morte improvvisa da Acm attribuibili alla variante a prevalente o esclusivo coinvolgimento del ventricolo sinistro è cresciuta dal 4,2% al 9,1% dei casi totali.

Mirko R.
Mirko R.
Sono universitario, appassionato di fantascienza e tecnologie. Mi trovate in giro a Mestre e Venezia, ma non solo. Mirko_R@lavocedivenezia.it
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