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mercoledì 01 Dicembre 2021

Moraglia: “Qualcosa di simile negli anni successivi alla seconda guerra mondiale”

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Moraglia: “Per trovare qualcosa di simile dobbiamo tornare agli anni successivi alla seconda guerra mondiale”. Il Patriarca di Venezia ha toccato così il tasto dell’emergenza coronavirus e della difficoltà di questi anni legati alla pandemia.
Questa mattina nella basilica di San Marco monsignor Francesco Moraglia, ha celebrato la messa nella solennità dell’Annunciazione e in occasione dei 1600 anni dalla fondazione della città di Venezia.
Una messa che a causa delle misure anticovid non è stata aperta a tutti i fedeli, di cui riportiamo l’Omelia.
FRANCESCO MORAGLIA
Signor Prefetto, Signor Sindaco, Assessore al Bilancio (in rappresentanza del Presidente della Regione), stimate autorità, fedeli che ci potete seguire almeno attraverso la diretta televisiva e Facebook, ringrazio il Comitato ufficiale per i 1600 anni della fondazione di Venezia che ha voluto aprire gli eventi commemorativi di tale anniversario con questa celebrazione nella basilica che custodisce il corpo dell’Evangelista Marco ed è, con l’omonima piazza, emblema di Venezia nel mondo.
Rivolgo un particolare saluto al Metropolita dell’Arcidiocesi ortodossa d’Italia e Malta, Policarpo, e al Vicario per Venezia di Papa Tawadros II della Chiesa copta, Anba Giovanni.
Venezia, da sempre, è città aperta all’incontro e allo scambio culturale in cui persone, culture e fedi anche profondamente diverse fra loro si sono incontrate ed hanno condiviso cammini comuni nel rispetto delle proprie identità. Questa è anche la strada per il nostro presente – che ha bisogno di tanto ascolto, soprattutto nei confronti di chi ha pagato di più il dazio a questa pandemia – e per il nostro futuro.
Sono lieto che oggi avesse espresso il desiderio di essere con noi Jürgen Moltmann, uno dei massimi teologi viventi (e saluto la figlia, la dott.ssa Federica, qui presente); egli ha segnato il mondo della teologia riformata nella seconda metà del XX secolo e non solo quello. Il professor Moltmann ha indicato la speranza come cifra complessiva del cristianesimo, precisando che essa è compiutamente tale se “purificata” dalla Croce di Cristo. La ricerca

del professor Moltmann, poi, nei suoi studi si è concentrata sul tema del creato e della sua tutela nonché sulla questione energetica; temi, questi ultimi, che per la città di Venezia sono vitali, una vera bussola per il futuro della città che ha tutte le carte in regola – storia e rapporto con l’ecosistema – per porsi come riferimento per lo sviluppo sostenibile non solo a livello nazionale ma europeo e mondiale, anche sul solco delle sollecitazioni giunte da Papa Francesco in particolare con l’enciclica Laudato sì.
Stiamo vivendo anni difficili. Per trovare qualcosa di simile dobbiamo ritornare agli anni successivi alla seconda guerra mondiale. Viviamo un tempo in cui abbiamo bisogno di vera speranza (quella con la S maiuscola), non di una sua contraffazione o di un suo surrogato; abbiamo necessità della speranza umana e cristiana come dell’aria per respirare e, di questi tempi, abbiamo scoperto che anche respirare non è mai da dare per scontato.
Mi servo così di un pensiero del professor Moltmann che ritengo utile intellettualmente per evitare la deriva del pessimismo: “Essa [la speranza] non prende le cose così come stanno. Ma come cose che avanzano, si muovono, si trasformano, nelle loro possibilità” (Jürgen Moltmann, Teologia della speranza, Brescia 1970, p.18).
La giornata odierna, con la solennità dell’Annunciazione del Signore Gesù alla Vergine Maria, ci conduce

all’inizio dell’evento o, se vogliamo, della speranza cristiana. Il Vangelo ce lo ha appena ricordato.
Maria diventa la Madre del Salvatore del mondo e a Lei sono rivolte queste parole che “sigillano” l’incarnazione del Verbo, accompagnano e segnano per sempre la storia: “…concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre… il suo regno non avrà fine” (Lc 1,31-33).
Non a caso, in una solennità così significativa, è stato posto il “Natale”, ovvero l’inizio, di Venezia ed oggi il calendario racconta che sono passati 1600 anni da quel 25 marzo 421 che, idealmente, venne fissata come data di fondazione.
Obiettivamente è una data dal carattere simbolico, più che storico. Simbolico non vuol dire mitico ma ideale; si testimonia così il grandioso progetto di una città che volle “costruire” il suo destino su fondamenta non solo umane e, quindi, transitorie ma, in qualche modo, trascendenti, tali da ispirarne lo sviluppo e la vita quotidiana. Ecco le radici!

Seneca, filosofo e uomo politico, contemporaneo di Gesù, affermava: “Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare”. Venezia – la storia lo insegna – ha imparato presto ad andare per le acque non solo della laguna ma anche di mari lontani e aperti cogliendo le opportunità che le venivano offerte o che si procurava.
Venezia ha voluto legare i suoi inizi e la sua storia all’evento che fonda la fede cristiana e così la città si è unita alla Madre di Gesù, a Maria, con la quale manterrà sempre un “filo diretto” ed ininterrotto.
L’attesta in modo evidente la basilica della Madonna della Salute, il tempio mariano maggiore della Chiesa veneziana, che sorge dove si congiungono il Canal Grande e il Canale della Giudecca, di fronte al magnifico Bacino di San Marco.
Nel tondo del pavimento al centro della Basilica vi è un’iscrizione che richiama tutto questo: “Unde origo inde salus”. Ossia: da dove (Venezia) ebbe origine, di lì, da (Maria), venne la sua salvezza. E quell’edifico sacro – lo sappiamo – era stato costruito ed è oggi lì a perenne ricordo perché, realmente, la Madonna della Salute ha soccorso e salvato Venezia, quasi 4 secoli fa, di fronte al dilagare della peste narrata anche nei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni; era l’anno 1630.
L’immagine dell’Annunciazione a Venezia si ritrova in moltissime rappresentazioni nelle chiese e negli edifici civili che testimoniano come, nel corso dei secoli, la vita civile abbia sempre trovato nella fede il richiamo ai valori cristiani che ha voluto intrecciare perfino nel mito della sua fondazione. 
Sì, da Maria viene la salute e la salute vera è il Signore Gesù, il Salvatore, nostra Speranza, il Bambino Divino che nasce da Lei e che l’angelo Le ha annunziato.

Fissare in questo modo le origini di una città dice molto circa il rapporto fede e città, fede e politica.
Come sappiamo, la data del 25 marzo 421 – secondo la tradizione – rimanda ai primi insediamenti dell’odierna Venezia in un’isola emergente rispetto alle altre – denominata, appunto, Rivus Altus (Rialto) – e richiama l’edificazione in quel sito di una chiesa che corrisponde all’attuale San Giacometto. C’è poi un documento – il Chronicon Altinate (dell’XI secolo) – che aggiunge un particolare interessante: quel giorno sarebbe stato lunedì santo e, così, il legame con la fede cristiana si fa ancora più forte.
Che al suo inizio Venezia si “identifichi”, in un certo senso, con la costruzione di una chiesa ci dice come la città si sia percepita non come realtà assoluta; anzi, significa che c’è qualcosa che le sta “sopra”, viene “prima” e rimane “dopo” di lei.
La politica, quindi, riconosce di non essere un assoluto in grado d’elargire la felicità e la salvezza agli uomini; riconoscere questo suo limite la qualifica come una “buona politica”, perché ha il senso della sua relatività.
La politica è a servizio dell’uomo – specialmente l’uomo sofferente, l’uomo che dobbiamo ascoltare, le categorie più in difficoltà in questo periodo -, ma non può porsi innanzi all’uomo come potere egemone e totalizzante; qualora lo facesse non risponderebbe più a quello che deve essere la politica.

L’evento originario – l’edificazione di una chiesa – racconta come le dimensioni della fede e della speranza cristiana siano riconosciute come pubblicamente rilevanti (non confessionalmente rilevanti) e non subordinate al potere politico. Tutto ciò a garanzia del diritto alla libertà religiosa che, a sua volta, è la chiave di tutte le altre libertà perché ha a che fare con la ricerca della verità piena sull’uomo che oggi è l’uomo che soffre e che dobbiamo ascoltare (cfr. Concilio Vaticano II, Dignitatis humanae, n.3).
Dinanzi al pericolo di un potere religioso che diventi potere confessionale vi è anche il pericolo di un potere politico che pretenda di guidare la comunità religiosa in ambito di fede e di speranza.
Sì, come diceva Seneca, “non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare”. Per chi non ha memoria del suo passato – dei valori della sua terra e della sua gente -, presente e futuro appaiono difficili o perfino impossibili da percorrere.

Per una città che pone i suoi inizi nel giorno dell’Annunciazione, la questione etica diventa qualcosa d’imprescindibile. Le virtù civili “necessarie” costituiscono il fondamento di ogni vera civitas.
Si tratta delle medesime virtù necessarie per l’auspicata ripartenza e sono virtù cristiane, umane e civili: la prudenza, la giustizia, la fortezza e la temperanza. Quanto mai oggi tali virtù sono indispensabili per i cittadini e, soprattutto, per chi in ogni ambito – culturale, sociale (corpi intermedi) amministrativo, imprenditoriale, politico – si propone di promuovere il bene comune.
Se nelle relazioni di tipo privato una persona è imprudente, ingiusta, manca di fermezza ed è intemperante, allora è inaffidabile perché manca delle virtù morali/civili fondamentali, ma se questa stessa persona avesse anche degli incarichi pubblici e dovesse proporsi come garante del bene comune… si salvi chi può!
Riflettere su queste virtù ci permetterà di superare i momenti della prova, i ritardi burocratici e non che rallentano all’infinito le decisioni in vista anche di progetti (grandi e piccoli) da compiere per il bene e il futuro della città, dei suoi abitanti, di quanti vi operano e la visitano.

Ritorniamo, ancora una volta, alle parole di Seneca: “Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare”. Sì, è assolutamente necessario sapere dove Venezia vuole andare.
La ricorrenza dei 1600 anni è opportunità che ci è offerta per ricominciare affinché la città possa ripartire e ricostruirsi come comunità civile (civitas) iniziando dai suoi valori, declinati al ritmo del nostro tempo.
Venezia è città che nasce dall’acqua e, da sempre, vive sull’acqua; è quindi, come già detto, icona universale di questo “ecosistema” e deve sapersi mettere in gioco diventando “laboratorio” riconosciuto – anche a livello internazionale – nel pensare, con coraggio e prudenza ma in grande, le sfide del futuro: clima, ambiente, creatività artistica, rapporto sostenibile col creato, facendo tesoro delle riflessioni che Papa Francesco ci ha offerto nelle encicliche Laudato si’ e Fratelli tutti.
Bisogna aver consapevolezza dell’unicità di Venezia (non basta della sua bellezza) che deve tornare ad essere “viva”, abitata nel quotidiano, accogliente, ordinata, a misura d’uomo, ossia di bambino, anziano, famiglia.
Per questo va costruita un’alleanza fra le generazioni, la nostra e le future, riconoscendo il giusto desiderio di protagonismo dei giovani che non possono essere perenni precari fino alla mezza età.
Pensiamo al mondo della scuola e, in genere, della formazione e del lavoro come ambiti in cui bisogna saper investire pensando al futuro. Senza dimenticare la cultura, il sociale e soprattutto le fragilità, come Covid 19 ci ha insegnato.
Un padre e una madre che generano ed educano i figli (la famiglia), costituiscono, oggi, una speranza e una vera ricchezza per il nostro futuro e quello della società; ne consentono la rigenerazione, ne sono il futuro. Poniamoci, allora, nella determinazione di perseguire finalmente una politica a sostegno, a tutto tondo, della famiglia; si tratta non di assistenzialismo, ma di Stato sociale e di un investimento intelligente e lungimirante, anche sul piano educativo e formativo.

Ancora è necessario valorizzare al meglio le peculiarità del nostro territorio: dalla laguna alle coste e fino alle montagne. Nelle giornate limpide, soprattutto d’inverno, dal campanile di Piazza San Marco si vedono le Dolomiti imbiancate. Tutto ciò dice le infinite bellezze e risorse del nostro territorio.
Venezia non è solo il suo meraviglioso centro storico – di cui questa basilica d’oro è lo sfavillante emblema – ma un’infinità di bellezze da sostenere oggi più che mai: il Lido e le splendide isole della laguna tra cui Murano, Burano, Torcello, Mazzorbo, Sant’Erasmo, le Vignole e, poi, tutta la terraferma, Mestre, Marghera, il Litorale, la Riviera. Tutte zone con grandi sofferenze, speranze e domande che chiedono di essere ascoltate.
Venezia, infine, è le sue infinite risorse culturali e artistiche – note e meno note –, per non parlare dei prodotti del settore agroalimentare ed enogastronomico.
La città deve però decidersi e fare “sistema”, fare “rete”, chiamare in causa la responsabilità della politica ma senza scaricare sulla politica le colpe che non sono della politica e ricercare, se vi sono, altre eventuali responsabilità là dove si trovano.
Le sue diverse componenti devono dialogare e relazionarsi di più; muoversi in ordine sparso rende deboli di fronte ad altri territori che sanno fare sistema e rete.
Il futuro di Venezia passa anche dal coraggio di saperlo costruire senza mai dimenticare le proprie origini che oggi – con questa celebrazione – abbiamo voluto ricordare e che ricorderemo per tutto l’anno che si apre.
Le parole di Seneca – “Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare” – valgono anche per i veneziani di oggi.

La preghiera con cui abbiamo iniziato questa celebrazione sottolinea l’evento di cui oggi facciamo memoria – il Verbo di Dio che si fa uomo grazie al sì di una sua creatura, Maria – e chiede a quanti professano la fede in Gesù Redentore, vero Dio e vero uomo, di essere resi più “partecipi della sua natura divina” e di dire anche il nostro sì di fronte alla sofferenza che la pandemia ha messo in evidenza e ha svelato (semmai fossero state nascoste).
Facciamo riemergere l’impronta divina che è alla base dell’uomo; essa ci rende più uomini, non meno uomini. Riscopriamo, infine, con gioia, il riferimento divino (cristiano) nelle origini della nostra città che oggi ricorda la sua nascita e operiamo perché sia la città dell’incontro, dell’ascolto e dei cammini condivisi.
Confidiamo nell’intercessione materna della Madonna dei Veneziani, la cara Madonna della Salute.
Tanti auguri, Venezia, buon compleanno!”

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