Sono un ex responsabile informatico e commerciale di una nota azienda di Venezia, dove ho lavorato per 34 anni, e desidero portare alla luce la mia vicenda lavorativa. Recentemente, l’INAIL mi ha riconosciuto la malattia professionale derivante da mobbing e stalking subiti dal datore, con un danno biologico permanente del 12%. Si tratta di uno dei livelli di danno più elevati riscontrati in Italia per violenze psicologiche riconosciuto direttamente dall’INAIL e non per via giudiziaria e rappresenta un segnale importante per la tutela dei lavoratori.
La mia storia. Dopo un cambio di presidenza, ho subito una serie di vessazioni e violazioni senza precedenti che hanno portato anche al licenziamento. Oltre a essere stato inusitatamente querelato con accuse infondate, la querela stessa, una volta archiviata definitivamente, si è trasformata in una denuncia per calunnia. Mi sono stati visualizzati i tabulati telefonici in chiaro, hanno tentato di geolocalizzare il mio smartphone, mi hanno perquisito e smantellato l’ufficio e sottratto documenti aziendali e personali, ho ricevuto minacce e tentativi di estorsione, sono stato sottoposto a sorveglianza invasiva a livello famigliare, addirittura con un dispositivo GPS installato sotto la mia auto privata, monitorato anche durante i periodi di ferie e malattia e sottoposto a indagini forensi sui miei dispositivi digitali personali e aziendali.
Tutte queste azioni si sono svolte senza nessuna giustificazione e con il solo intento persecutorio di intimidirmi, isolarmi e licenziarmi.
Nonostante la gravità della situazione, ho dovuto fare tutto da solo per ottenere questo riconoscimento da parte dell’INAIL. Senza il supporto legale adeguato e senza il sostegno sindacale che ci si aspetterebbe (sono stato boicottato da entrambi), sono stato costretto a farmi carico della mia difesa, producendo autonomamente tutta la documentazione necessaria.
Questo riconoscimento non è solo una vittoria personale, è un segnale che il mobbing, lo stalking sono dannosi per la salute e vanno alacremente combattuti, ma soprattutto deve essere rafforzata e sensibilizzata la prevenzione. Nessuno dovrebbe affrontare lunghi periodi di persecuzioni e abusi psicologici senza difesa. È necessario che i lavoratori siano protetti e che ci siano meccanismi di tutela concreti e accessibili.
Sto intraprendendo azioni penali e civili contro i responsabili di queste violazioni. Intendo ottenere giustizia per me stesso e per tutti coloro che, come me, si sono trovati vittime di violenze psicologiche, calunnie e abusi di potere sul posto di lavoro. Nessun lavoratore dovrebbe affrontare da solo una battaglia di questo tipo.
lettera firmata
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mi spiace molto capisco purtroppo i sindacati fanno la bella vita non difendono i lavoratori come una volta
brutta sitauzione sembrano tutti d’accordo e tutti complici perche nessuno vede niente nessuno sa niente
un abbraccio
Grande coraggio e determinazione. Hai fatto benissimo. Hai la mia piena solidarietà.