Due medici morti per Covid in un giorno. La ‘seconda ondata’ è ufficialmente ricominciata

ultima modifica: 20/10/2020 ore 08:40

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Medico di Venezia che ha combattuto il virus non è già più un "angelo". Così apostrofato: "Chissà che morì tutti co el virus"

Medici morti per Covid: un danno collaterale di importanza e gravità fondamentali in questa guerra contro il nemico invisibile. Altri due medici morti in un giorno in quell’elenco che era rimasto in sospeso da maggio scorso, così come quello degli infermieri, dei soccorritori e degli altri sanitari che hanno perso la vita. Elenchi che abbiamo preferito nascondere alle nostre coscienze negli ultimi mesi. Ma esistono, ed ora, disgraziatamente, il virus ha ricominciato ad aggiungerci nomi facendoci capire che la ‘seconda ondata’ è ufficialmente ricominciata.


Era da illusi pensare che non sarebbero ricominciate le vittime dopo che i contagi sono schizzati ad oltre 10.000 in un giorno e che nelle ultime 24 ore sono stati ‘solo’ 9.338 a fronte di un drastico calo dei tamponi: quasi 50 mila in meno. Con i due dottori morti oggi il numero dei medici caduti sale a 181, nello stesso momento il loro Ordine professionale lancia l’allarme: il ‘tracciamento’ non funziona.

Un medico di famiglia del napoletano ed un otorino a Roma. Sono loro gli ultimi due medici morti a causa del contagio da Covid-19 e segnano uno spartiacque: dopo gli ultimi decessi segnalati prima dell’Estate rappresentano, infatti, le prime vittime della seconda fase pandemica, e portano a 181 il bilancio totale dei decessi tra i camici bianchi. Una notizia che lascia temere il peggio secondo il presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo) Filippo Anelli, il quale segnala anche un’altra criticità grave con cui fare i conti: il sistema del tracciamento dei contatti non sta più funzionando, avverte, e questo accresce notevolmente i rischi.


Ernesto Celentano, 60 anni, medico di medicina generale a Napoli, nella zona di Secondigliano, è stato infettato, sembra, da un paziente.
Giovanni Briglia, otorino cinquantenne di Roma, avrebbe invece contratto la malattia in contesto extra-lavorativo.
Non sono note patologie pre-esistenti.

Sono loro gli ultimi due medici a morire per Covid-19: “Credo che la loro morte rappresenti uno spartiacque e ci faccia ripiombare nei tristi giorni di marzo – afferma Anelli -. Rappresenta il confine netto tra la prima e la seconda fase dell’epidemia di Covid”.
Insomma, “si ricomincia – avverte – e siamo preoccupati che queste morti segnino l’inizio di una nuova fase. La speranza è che le esperienze che abbiamo vissuto nella primavera scorsa si trasformino in insegnamento”.
E riprendono anche i contagi tra camici bianchi

e personale infermieristico: tre medici in servizio nel reparto di rianimazione del Policlinico Riuniti di Foggia sono risultati positivi e due sono ricoverati nel reparto di malattie infettive, mentre il sindacato degli infermieri Nursing up segnala 10 nuovi contagi negli ultimi giorni che si sommano ad oltre 20 infermieri contagiati nel mese di settembre.

Intanto, problemi si registrano pure sul fronte dei dispositivi di protezione, ovvero mascherine, guanti, visiere e camici monouso: “C’è un problema organizzativo di distribuzione da parte delle Asl – afferma Anelli – ed ogni volta è una fatica riuscire ad avere protezioni in quantità adeguata. Ma non si può centillinare sulle dotazioni ai medici, dobbiamo garantire che possano operare in sicurezza”.

Una situazione, a fronte di un numero di contagi nel Paese che continua ad essere allarmante, aggravata pure dal fatto che il contact tracing – arma fondamentale per delimitare i focolai – sta perdendo di efficacia, denunciano i medici.
“Abbiamo la percezione che il sistema di tracciamento dei contatti non stia più funzionando perché il numero dei contagiati da Covid sta aumentando in modo spropositato – spiega Anelli – E se il sistema di tracciamento salta è chiaro che


non c’è più contenimento della pandemia”.
Dunque “bisogna subito rafforzare il personale delle asl dedicato al contact tracing”.
Inoltre, anche la app Immuni “non decolla ed è necessario aggiornare i protocolli per attivare l’inserimento dei dati nell’app da parte delle ASL, come previsto dallo stesso Dpcm”.
Ad ogni modo, “se il trend dei casi non muterà ed i numeri, soprattutto quelli dei ricoveri in rianimazione, continueranno a salire – rileva – temo che si arriverà inevitabilmente al lockdown come misura estrema”.

Il presidente dei medici si appella quindi alla responsabilità dei cittadini: “Bisogna rimanere a casa il più possibile salvaguardando, in questo momento, solo ciò che è essenziale, ovvero – conclude – le attività produttive e la scuola”.

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