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La Corte di Cassazione ha dato esecuzione al provvedimento restrittivo nei confronti di Massimo Zen, la guardia giurata di 52 anni di Cittadella. L’ordine di carcerazione è stato trasmesso al comando della compagnia dei carabinieri di Cittadella, competente per territorio, e ha raggiunto anche il difensore dell’interessato, il penalista Alberto Berardi.
La Suprema Corte ha confermato la condanna di Zen a nove anni e sei mesi di reclusione per omicidio volontario.
La tragica vicenda risale al 22 aprile 2017, quando Zen sparò mortalmente a Manuel Major, un giostraio di 36 anni, durante la fuga, dopo aver commesso una serie di attacchi ai bancomat nella provincia di Treviso, precisamente a Barcon di Vedelago.
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Scopri come fare
L’arresto di Zen è avvenuto intorno all’ora di pranzo, quando i carabinieri si sono presentati alla sua abitazione. Il cinquantaduenne, consapevole che il momento era ormai imminente, aveva preparato in anticipo una borsa con i suoi effetti personali. Gli uomini dell’Arma lo hanno fatto salire a bordo di un’auto che lo ha poi condotto alla casa di reclusione di Strada Due Palazzi. Verso le 15:30, Zen ha varcato la soglia del carcere.
Il periodo di detenzione che attende Zen sarà piuttosto lungo, poiché non ha trascorso nemmeno un giorno in custodia cautelare fino ad oggi. Saranno necessari almeno tre anni prima che possa beneficiare dei primi permessi. Poi, dopo aver scontato un terzo della pena, Zen avrà la possibilità di richiedere la semilibertà, ma molto dipenderà dalla sua condotta dietro le sbarre. Infine, come per ogni detenuto, gli verrà concesso il beneficio dello sconto di pena, pari a 45 giorni per ogni semestre di condanna espiata, in riconoscimento della buona condotta in carcere.
Rimane la strada da percorrere anche della richiesta di grazia, che dovrà essere presentata al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il professor Berardi, difensore di Zen, non esclude di tentare questa strada, ma è consapevole che sarà un percorso complicato e pieno di ostacoli. La richiesta dovrà essere adeguatamente motivata e sarà presa una decisione solo dopo un confronto con lo stesso Zen.
Resta, dunque, quanto stabilito dalla Corte d’Appello di Venezia e non è stata avvalorata la tesi della legittima difesa, supportata dalle prove dell’auto dei criminali che cercava di investire Zen nella fuga. Per quanto riguarda la provvisionale, è stata confermata la somma di 180.000 euro da versare ai familiari del giostraio, che si erano costituiti parte civile con l’avvocato Fabio Crea.
La vicenda di Massimo Zen, la guardia giurata di Cittadella, continua ad attirare l’attenzione dell’opinione pubblica per la sua tragica natura e per le implicazioni giuridiche che comporta. La sua storia rappresenta un caso delicato che solleva questioni sulla legittima difesa e sulle responsabilità penali. Mentre Zen inizia il suo periodo di detenzione, la sua vicenda rimane un argomento dibattuto nel panorama legale e sociale del Paese.
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E dopo ci si lamenta che nessuno interviene.
fosse capitato il contrario, forse la pena per il ladro sarebbe stata esattamente la metà. Mi piace quando i garanti dei detenuti affermano che il carcere non serve perché non educa e quindi bisogna liberare i condannati, ma mi sembra che in questo caso non hanno da obiettare se questo signore starà in galera. Forse il sistema Italia ha un pregiudizio ideologico verso che si difende mentre è indulgente verso chi fa della delinquenza un sistema di vita.
Vede per me anche il signore per quanto omicida merita comunque una possibilità di vita dopo il carcere e durante