Ragazza morta per sfuggire a stupro di gruppo, processo va verso prescrizione

ultimo aggiornamento: 11/02/2020 ore 09:32

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martina rossi Luca Vanneschi Alessandro Albertoni maiorca

Il fatto, dolorosissimo anche solo leggendolo, va verso l’impunibilità per gli accusati aggiungendo dolore alla sofferenza.

Un reato estinto per prescrizione, l’altro in scadenza nell’agosto 2021 per lo stesso motivo e gli imputati potrebbero essere prosciolti così.


Si parla del processo di secondo grado davanti alla corte di appello di Firenze per la morte di Martina Rossi, la studentessa ventenne di Genova deceduta il 3 agosto 2011 precipitando da un balcone di una camera di hotel a Palma di Maiorca, in Spagna, dove era in vacanza.

Secondo l’accusa la giovane cadde nel vuoto mentre stava passando da un balcone all’altro per sfuggire a un tentativo di violenza sessuale.

Reato che costituisce la sola accusa rimasta a carico dei due imputati, Luca Vanneschi e Alessandro Albertoni, entrambi di Arezzo, perché l’altra imputazione – morte in conseguenza di altro reato – è andata in prescrizione durante la stesura della sentenza di primo grado (emessa il 14 dicembre 2018) ed è stata dichiarata formalmente prescritta alla prima udienza del processo d’appello nel novembre 2019.


La conseguenza è che per Vanneschi e Albertoni, condannati in primo grado a 6 anni, la pena in appello, comunque sia, si dovrebbe dimezzare.

Infatti lunedì la procura generale di Firenze ha chiesto per loro 3 anni, il massimo possibile, anche in virtù di questo.

La prescrizione è un tema ‘caldo’ di questo processo e di questi tempi, non solo per il clima politico, essendo l’istituto al centro del dibattito attuale, ma anche per gli esiti che origina.

Il padre di Martina, Bruno Rossi, parla di “ingiustizia. Il fatto che sia già andato prescritto metà processo per me è un’ingiustizia profonda – commenta -; quando uno fa del male e c’è una condanna bisognerebbe dire basta, fermati. Ma è la politica che dovrebbe intervenire in queste materie e trovare la giusta soluzione”.

La stessa corte d’appello di Firenze, anche per le proteste della parte civile, a novembre ha dovuto rivedere la data dell’udienza successiva, anticipandola appunto a oggi anziché mantenendo la scelta iniziale del 25 settembre 2020.

Questo perché il reato rimasto, che pure sarebbe alla base della vicenda, cioè la tentata violenza sessuale di gruppo, cadrà in prescrizione ad agosto 2021, un tempo non molto distante.

Una decisione che non è piaciuta alle difese, che hanno presentato eccezione di nullità, con l’avvocato Stefano Buricchi che ha contestato la nuova calendarizzazione e la violazione del principio del giudice naturale.

“Mi chiedo – ha detto Buricchi – se una corte compulsata a correre avrà la serenità di riaprire il processo qualora sia necessario”.

L’eccezione è stata respinta e il processo è proseguito, ma il segnale c’è. Nelle pause di udienza non sono mancate tra magistrati e avvocati valutazioni su cosa sarebbe successo se la riforma Bonafede, che stoppa il decorso della prescrizione a certe condizioni, fosse stata vigente all’epoca dei fatti.

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