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A rivendicare il successo della protesta, si schiera subito la Cgil: “Una partecipazione straordinaria ha invaso Venezia: 25.000 persone in corteo hanno bloccato la città, dando vita alla più grande risposta a chi non vuole che i cittadini si schierino per la pace e per fermare il genocidio”.
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“Un successo senza precedenti che dimostra chiaramente come lavoratori e pensionati non accettino l’aumento della spesa in armamenti e chiedano con forza più risorse per salari, pensioni, salute e istruzione. Il sindaco di Venezia, che ieri contestava la nostra iniziativa, dovrebbe prendere atto che la città chiede la pace e chiede di fermare lo sterminio del popolo palestinese” dichiara Daniele Giordano, Segretario Generale Cgil Venezia.
Altissima la partecipazione nei luoghi di lavoro: molte aziende chiuse o con adesioni massicce, in particolare nel settore metalmeccanico e nel trasporto pubblico locale. “Oggi Venezia ha dimostrato che la voce di chi chiede pace, giustizia sociale e solidarietà. Non può essere ignorata”.
Venezia è stata soprattutto teatro oggi di una manifestazione che, secondo gli organizzatori, ha visto la partecipazione di oltre 25 mila persone. Due cortei distinti, partiti rispettivamente da Campo Santa Margherita a Venezia e dalla stazione ferroviaria di Mestre, si sono incontrati a metà del ponte della Libertà, simbolicamente occupato dai manifestanti a partire dalle 10 del mattino. L’iniziativa, promossa da associazioni, sindacati e movimenti sociali, aveva come obiettivo principale richiamare l’attenzione sulla situazione in Palestina e sostenere la Flotilla, missione internazionale che intende rompere l’assedio della Striscia di Gaza.
La partecipazione, definita “straordinaria” dagli stessi promotori, ha coinvolto non solo singoli cittadini ma anche numerose realtà collettive. Tra i simboli più visibili spiccavano le bandiere palestinesi, quelle della Cgil, dei sindacati di base, dei comitati studenteschi e universitari, oltre a cartelli e striscioni contro la guerra e in favore dei diritti umani. In testa al corteo erano presenti i centri sociali veneziani, dal Rivolta al Morion, insieme a figure storiche del movimento come Luca Casarini, oggi a capo della missione della nave Mediterranea. «Questo movimento – ha dichiarato Casarini durante il corteo – è il risultato di due anni di complicità del governo italiano, che non ha mai fatto nulla per fermare Israele».
Il ponte della Libertà, principale collegamento stradale tra Venezia e la terraferma, è rimasto chiuso in una delle due direzioni, mentre l’altra corsia è stata mantenuta libera per i mezzi di emergenza, in accordo con la Prefettura. Nonostante questa misura, la manifestazione ha causato notevoli disagi alla circolazione: lunghe code si sono formate lungo la tangenziale e sulle arterie principali di Mestre, mentre il trasporto pubblico locale ha registrato rallentamenti e interruzioni.
L’impatto dell’iniziativa si è fatto sentire anche nei luoghi di lavoro. Numerose aziende hanno chiuso o hanno registrato una forte adesione allo sciopero, soprattutto nella metalmeccanica e nel trasporto pubblico. «Oggi Venezia ha dimostrato che la voce di chi chiede pace, giustizia sociale e solidarietà non può essere ignorata» hanno affermato i promotori, sottolineando la dimensione sia civile sia sindacale della mobilitazione.
Con il ponte della Libertà chiuso, il traffico ha subito forti disagi, con code in tangenziale e in tutte le strade della zona, fino al centro di Mestre. In tilt il trasporto pubblico locale. Alta l’adesione delle astensioni dal lavoro tra i dipendenti Actv con conseguenti corse ferme di autobus e vaporetti. Molte le scuole rimaste chiuse.
Uno degli episodi più commentati della giornata è stato l’esposizione di un grande striscione con la scritta Free Gaza, calato dal tetto dell’autorimessa comunale di Piazzale Roma, proprio mentre il corteo proveniente da Venezia raggiungeva il punto di incontro con quello partito da Mestre. Un gesto che, per i manifestanti, ha rappresentato un ulteriore segnale di solidarietà con la popolazione della Striscia di Gaza.
La Cgil veneziana ha definito la manifestazione «un successo senza precedenti», evidenziando come lavoratori e pensionati abbiano voluto manifestare non solo contro la guerra in Medio Oriente, ma anche per rivendicare politiche economiche e sociali diverse. «Non accettiamo l’aumento della spesa in armamenti – si legge in una nota – e chiediamo che le risorse siano destinate a salari, pensioni e salute».
L’iniziativa si inserisce in un contesto più ampio di mobilitazioni a livello nazionale ed europeo a sostegno della Palestina e per chiedere un cessate il fuoco immediato. Da mesi, infatti, diverse città italiane ospitano cortei, presidi e incontri pubblici sul tema, con la partecipazione di associazioni pacifiste, organizzazioni non governative e movimenti studenteschi. Venezia, con i suoi 25 mila partecipanti stimati, ha registrato una delle presenze più elevate tra le manifestazioni degli ultimi mesi, confermando il forte coinvolgimento dell’opinione pubblica sul tema.
La scelta del ponte della Libertà come luogo simbolico non è stata casuale. Costruito negli anni Trenta come unico collegamento viario tra Venezia e la terraferma, il ponte è da sempre un punto strategico per la mobilità cittadina. Bloccarlo, anche solo in parte, ha avuto un forte impatto non solo pratico ma anche simbolico: unire idealmente le due anime della città, Venezia e Mestre, in un unico percorso di protesta e rivendicazione.
Al termine della giornata, gli organizzatori hanno ribadito la volontà di proseguire le iniziative. «La manifestazione di oggi è solo un punto di partenza – hanno affermato – continueremo a mobilitarci finché non ci sarà pace e giustizia per la Palestina».
Resta ora da valutare quali saranno gli sviluppi futuri e in che misura le istituzioni locali e nazionali recepiranno il messaggio lanciato da una partecipazione così ampia. Per molti cittadini, la giornata del 3 ottobre a Venezia rappresenta un segnale forte di mobilitazione popolare su temi internazionali e sociali, capace di unire realtà diverse sotto un obiettivo comune: chiedere la fine del conflitto e un impegno concreto per la pace.
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Ho visto il ponte della libertà pieno di bandiere tricolori italiane e di slogan per salari più equi e pensioni adeguate al costo della vita coi sindacati in prima fila….Opsss, era solo un sogno…
E’ proprio vero che la razza umana è un gregge di pecore. Vanno verso il macello dove vengono guidati senza capirlo. Ecce homo! Beee
Bei commenti, complimenti a chi vi ha tirato su da piccoli/e
Lascia fare, sono anni che “la voce” è piena di commenti di sti tre che devono per forza spargere letame su tutto.
La notizia di stamattina è che Hamas ha accettato il piano Trump, gli ostaggi saranno rilasciati ma hamas vuole discutere ancora su alcuni punti .
L’esercito Israeliano su è fermato e non si spara più .
L’accettazione da parte di Hamas era già nell’aria da diversi giorni , e si stavano prendendo accordi con Trump Egitto e Qatar ….. ecco perché qualcuno aveva fretta di far mobilitare e bloccare il paese prima che si giungesse alla tregua di stamattina ….
Mi sembra che la CGIL sia una sigla sindacale pro lavoratori o sbaglio ? Non ho mai visto una manifestazione cosi imponente per:salari,pensioni,sanita’,prezzi che aumentano giorno per giorno e chi ne ha piu’ ne metta…
mi sembra che la discussione abbia preso una piega del tipo monocotiledone, come direbbe il famoso premio nobel 1987 Credolin Umberto, veneto doc.
sarebbe molto meglio se questa genta dice chiaro che cosa pensano sul Hamas. Senza questo ho paura che sono tutti simpartizzanti dell terrore islamico
Dopo aver visto il pianto di Elisa ho cominciato a farmi tante domande esistenziali: ma ci fai o ci sei?
Sicuramente di fa, ma la roba che le hanno dato non è tanto buona
Bandiere pro pal unite a quelle comuniste. Un mix che dice molto!
Altra manifestazione immancabilmente fatta di venerdì. Landini, Casarini, Schlein (come i cavoli a merenda, essendo ebrea), e chi ne ha più ne metta.