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lunedì 26 Luglio 2021

Il vocio ripetitivo del cuculo e grazie signora

HomesentimentiIl vocio ripetitivo del cuculo e grazie signora

Malessere.
Sono circa le 19.00 quando la sera sembra calare su Mestre.
Gli occhi osservano le persiane chiuse di un grande palazzo.
È una Residenza per vecchi, o una Casa di riposo, se preferiamo.
Sappiamo che gli ospiti a quell’ora hanno già cenato e i più si apprestano a incontrare il sonno.
Si mettono a letto quelli che non sono costantemente allettati, bevono un po’ d’acqua, chi deve, assume i farmaci prescritti dai medici.
Con una salvietta spolverano la fotografia dei figli o dei nipoti, alcuni la baciano augurando loro la buonanotte.
Chi osserva da fuori quelle finestre respira un malessere che lo avvolge tutto, un respiro interrotto frena il flusso di lacrime che escono scomposte dagli occhi, come volessero, dire, parlare della pietas antica che condanna la vecchiaia all’isolamento, all’invisibilità.
Un cuculo nascosto, chissà dove, scalda l’aria umida della sera con un vocio ripetitivo, un monito, un dolore che il malessere spinge dritto al cuore.
Le note ripetitive, come lancette di un orologio che segnano imperterrite il tempo che scorre, fanno del cuculo un giudice che interroga gli uomini e chiede loro chi ha inventato le case di riposo, o se preferiamo, le residenze per anziani.
Al nostro silenzio pronuncia la condanna con un’cucolio’ lungo quanto il rimorso.


Benessere.

Chi sei signora che annaffi i fiori che tieni sul balcone della cucina?
Grazie, del benessere che doni a chi ti osserva e vede i tuoi capelli bianchi raccolti sulla nuca, gli occhiali con la montatura dorata che luccica sotto il sole.
E il gatto che ti guarda, che controlla quello che fai e che si struscia sulla tua spalla? È un gatto nero e quando gli parli lo chiami Pippo.
E poi ti sposti ed io ti seguo con lo sguardo.
Prendi una pentola dallo scolapiatti, la riempi d’acqua e accendi il gas.
La appoggi sul piano della cucina, poi frughi nello stipetto e la mano esce con un grumo di sale grosso che getti dentro la pentola.
Poi ti riaffacci e dalla finestra mi fai un cenno di saluto con le mani profumate di basilico e menta, prima di buttare la pasta nell’acqua bollente.
Mi coglie un sospiro simile alla felicità nel pensare che dopo il pranzo ti preparerei un bel caffè caldo da bere comoda nella tua vecchia poltrona con Pippo sulle ginocchia.

Andreina Corso

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