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Luxottica, di Leonardo Del Vecchio, fondata nel 1961 nel Bellunese, sposa Essilor e fa nascere una big mondiale di lenti e montature.
Luxottica apre così un nuovo capitolo della sua storia di azienda unendosi con la francese Essilor e facendo nascere il gigante mondiale dell’occhialeria, con Leonardo Del Vecchio che a 83 anni può contare due punti a suo favore: nessuno può sfilargli il controllo del gruppo e al contempo ha disegnato il futuro per la sua creatura e per i suoi eredi.

Ma anche uno a sfavore, anche se in Francia ha rapporti consolidati: la sede della holding e della Borsa dove ora viene trattata è Parigi, per una società che è quindi in tutto e per tutto di diritto francese.

I numeri fanno capire che l’operazione, annunciata in gennaio e ora completata con il conferimento delle azioni Delfin, era irrinunciabile: il colosso che nasce ha oltre 16 miliardi di fatturato e 57 di capitalizzazione.

Luxottica ci mette le montature e una forza commerciale senza uguali, i francesi una lunga tradizione nelle lenti, ottima redditività come i partner italiani e una ricerca tecnologica d’avanguardia.

L’obiettivo è insieme quello di non venire attaccati nelle rispettive leadership e di sfruttare al meglio l’enorme mercato che si sta aprendo nei Paesi extra europei a forte sviluppo, con una stima di un miliardo di nuovi potenziali clienti nei prossimi dieci anni.

E non è un caso che il sito Internet della nuova società frutto della fusione abbia in home page la foto di una ragazzina non europea, con la specificazione della ‘mission’ aziendale nell'”aiutare le persone a vedere di più per consentire a tutti ovunque di imparare, di lavorare, di esprimersi e di realizzare il proprio potenziale”.

Il nuovo gruppo da 140mila dipendenti sarà del tutto definito dopo l’offerta pubblica sulle azioni flottanti Luxottica, che si concluderà entro la fine di novembre mentre la prima assemblea è convocata a Parigi il 29 novembre.

 
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Delfin si dovrebbe diluire dal 63% circa di Luxottica al 31,3% della società posto fusione, con limitazione dei diritti di voto al 31%, i dipendenti-soci di Essilor al 4% mentre il flottante sarà oltre il 63%.

Il cda per tre anni è metà italiano e metà francese, con Leonardo Del Vecchio presidente esecutivo e Hubert Sagnieres, numero uno di Essilor, vice presidente con gli stessi poteri. Ma se le cose non dovessero andare bene, nessuno sarebbe in grado di coagulare una maggioranza contraria a Del Vecchio. A meno di lanciare un’Opa su un gruppo da quasi 60 miliardi: molto difficile e molto caro.

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