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Lunedì nero per il Lavoro: quattro operai morti in un giorno in posti diversi. E’ una strage.
La giornata di ieri si è trasformata in un drammatico bollettino di incidenti sul lavoro che hanno provocato la morte di quattro operai in diverse zone d’Italia. Dal Piemonte alla Sicilia, passando per la Lombardia e il Lazio, si sono registrati episodi distinti che hanno riportato al centro dell’attenzione il tema della sicurezza nei cantieri e nelle aziende.
Il primo incidente è avvenuto a Torino, poco prima delle 8 del mattino, in via Genova. Yosif Gamal, cittadino egiziano di 69 anni, ha perso la vita precipitando dal cestello di una gru mentre era impegnato a installare cartelloni pubblicitari su un edificio di cinque piani. L’uomo, che da anni lavorava in Italia e manteneva la famiglia rimasta nel suo Paese d’origine, avrebbe manifestato un malessere poco prima della tragedia. Al momento dell’incidente era insieme a un collega di 70 anni, rimasto sotto choc e trasportato all’ospedale Molinette. La procura torinese ha aperto un’indagine per ricostruire le cause e stabilire eventuali responsabilità, affidata alla pm Sofia Scapellato con la collaborazione dei carabinieri e degli ispettori dello Spresal.
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Quasi in contemporanea, in provincia di Catania, un operaio di 53 anni, Salvatore Sorbello, è deceduto a Riposto dopo una caduta da circa otto metri. L’uomo stava lavorando all’ampliamento di un capannone quando ha perso l’equilibrio, precipitando nel vuoto. Per lui i soccorsi si sono rivelati inutili.
La Lombardia è stata teatro di un duplice episodio. A Desio, in provincia di Monza, un operaio di 37 anni è caduto da un’impalcatura riportando gravi ferite, ma non è in pericolo di vita. Sempre a Monza, un 48enne è morto schiacciato da un macchinario all’interno di un’azienda specializzata nella produzione di valvole industriali.
Un’altra tragedia si è verificata a Roma, in zona Trastevere, sulla banchina del Tevere nei pressi di piazza Trilussa. Qui un operaio è rimasto schiacciato da un macchinario durante le operazioni di lavoro, perdendo la vita.
Il bilancio complessivo della giornata segna dunque quattro morti e un ferito grave, confermando un trend di incidenti che continua a destare allarme. Sindacati e amministratori locali hanno espresso cordoglio e rinnovato l’appello a intensificare i controlli e le misure di prevenzione, ricordando episodi recenti come la strage di Brandizzo, che aveva causato la morte di cinque operai travolti da un treno merci.
Il governo ha convocato per oggi un incontro al Ministero del Lavoro con rappresentanti di imprese e lavoratori per discutere di nuove strategie di contrasto al fenomeno. Dalla maggioranza e dall’opposizione sono arrivate prese di posizione che sottolineano la necessità di maggiori controlli, formazione e un rafforzamento degli organici ispettivi. Alcuni esponenti politici parlano ormai di emergenza nazionale, evidenziando come l’aumento delle vittime rispetto all’anno scorso indichi una situazione non più tollerabile.
Gli incidenti di Torino, Catania, Monza e Roma lasciano dunque un segno profondo e pongono ancora una volta il tema della sicurezza nei luoghi di lavoro come una delle priorità più urgenti nell’agenda istituzionale e sociale del Paese.
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Capisco la tua indignazione, Shylock, e condivido la preoccupazione per la tragica frequenza degli incidenti nei cantieri. Tuttavia, permettimi di offrire una prospettiva leggermente diversa. È vero che le norme sulla sicurezza spesso vengono ignorate, ma non sempre per mancanza di controlli o volontà da parte dei responsabili. In molti casi, sono gli stessi operai a rifiutare dispositivi di protezione come imbracature, caschi o scarpe antinfortunistiche, magari per comodità o per abitudine. Questo non significa che siano colpevoli, ma è un dato che contribuisce ad aumentare i rischi.
Il capocantiere può dare ordini, ma non può essere ovunque, sempre. E anche quando interviene, spesso si trova disarmato di fronte a un sistema che non lo tutela: se licenzia un lavoratore per gravi violazioni delle norme, rischia che il giudice del lavoro lo reintegri. Serve una responsabilità condivisa, una cultura della sicurezza che parta da tutti: imprese, ispettori, ma anche lavoratori.
Non bastano le parole, è vero. Ma non basta nemmeno puntare il dito in una sola direzione. Serve un cambiamento profondo, concreto e collettivo.
Crocifissi per il sistema…
Troppo poca sicurezza e troppe norme sulla sicurezza ignorate lo si vede in tutti i cantieri , persone che dovrebbero essere in pensione che ancora lavorano a diversi metri da terra e troppo pochi ispettori del lavoro …..
È una strage infinita e bisogna porvi rimedio …..non solo a parole