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“L’Isola del Silenzio”, una storia di Venezia avvolta dal mistero. Da “Racconti e Mitologie Veneziane”

Un’isola remota della laguna di Venezia, nei dintorni di quella di Burano, era un luogo avvolto da una magica aura di mistero. Il primo indizio a renderla misteriosa, era il fatto che a volte si poteva vedere mentre altre no, per quanto la si cercasse. L’isola ha cominciato ad essere chiamata dai pescatori “Isola del […]

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Un’isola remota della laguna di Venezia, nei dintorni di quella di Burano, era un luogo avvolto da una magica aura di mistero. Il primo indizio a renderla misteriosa, era il fatto che a volte si poteva vedere mentre altre no, per quanto la si cercasse. L’isola ha cominciato ad essere chiamata dai pescatori “Isola del Silenzio” ed era sempre circondata da una fitta nebbia che sembrava celare segreti antichi. I residenti delle altre isole abitate raccontavano storie di un fantasma che si aggirava nottetempo tra vecchi ruderi abbandonati e sentieri deserti.

Il fantasma era una figura spettrale, vestita di nero, con gli occhi luminosi e un sorriso enigmatico sul volto. Si diceva che l’Ombra della Laguna fosse l’anima di un pescatore che aveva perso la vita in un violento maremoto molti anni prima. Da allora, l’isola era stata considerata maledetta e progressivamente abbandonata dalla popolazione, lasciando il fantasma a vagare solitario tra le sue rovine.

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Scopri come fare

La leggenda dell’Ombra della Laguna si tramandava di generazione in generazione, alimentando la curiosità ma anche la paura dei residenti. Ma c’era qualcosa di diverso in un giovane. Un ragazzo di nome Matteo, nonostante gli avvertimenti degli adulti, era morbosamente attratto dalle storie che si raccontavano e dall’isola proibita. Era incuriosito al punto di voler scoprire la verità dietro le storie e di sfidare l’Ombra della Laguna.

Una notte d’estate, quando la nebbia si addensò sull’isola, Matteo prese coraggio e prese una piccola imbarcazione per raggiungere l’Isola del Silenzio. Mentre si avvicinava all’isola, sentì uno strano sussurro nell’aria e il suono di passi leggeri. Ma Matteo era determinato a scoprire cosa si nascondeva dietro il velo dell’oscurità e continuò.

Approdò e camminando tra le vecchie case abbandonate, Matteo si rese conto che l’isola non era così spettrale come aveva immaginato. Quello che restava delle case era coperto di edera e le strade erano ricoperte di erba alta. In mezzo a quel deserto silenzioso, l’atmosfera sembrava serena e incantata. Quando raggiunse un antico edificio che ospitava un palazzo, Matteo udì un suono straziante provenire da una stanza nascosta. Seguì il suono e aprì la porta con cautela. Ciò che vide lo lasciò senza fiato.

Al centro della stanza c’era un vecchio pianoforte coperto di polvere. Le note tristi risuonavano nell’aria, ma non c’era nessuno che lo suonasse. E non c’era nessuno intorno. Improvvisamente, l’atmosfera si fece pesante e un ombra apparve di fronte a Matteo. La figura spettrale emanava una luce fioca, ma i suoi occhi erano vivi e brillanti come le stelle. Era l’Ombra della Laguna.

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“Lascia questo posto, giovane intraprendente,” sussurrò l’Ombra con una voce carica di malinconia. “L’isola è maledetta e il suo destino è quello di rimanere avvolta nell’ombra eterna. Non è sicuro per te vagare tra queste rovine dimenticate.”
Matteo, era avvolto dalla paura, ma ciò nonostante non poteva distogliere lo sguardo dall’Ombra. Sentiva una connessione profonda con quella figura enigmatica, come se ci fosse qualcosa di familiare in lei.

“Chi sei?” chiese Matteo, la voce tremante. “Perché sei rimasto qui per così tanto tempo?”. L’Ombra della Laguna sorrise malinconicamente. “Sono l’anima di un uomo che amava quest’isola, che era un pescatore e che ha perso la vita in una terribile tempesta. Il mio legame con questa terra era talmente forte che mi ha condannato a rimanere qui, un fantasma intrappolato tra la vita e la morte.”

“Ma sei tu a suonare quel pianoforte?” chiese Matteo, indicando lo strumento. Le brume negli occhi dell’Ombra si intensificarono. “Era il mio unico conforto in vita, e anche dopo la morte non ho mai smesso di cercare solitudine e consolazione nelle sue melodie. Suonare il pianoforte mi ricorda ciò che ho perso e mi permette di esprimere il dolore che ancora sento.” Matteo si avvicinò lentamente al pianoforte, attratto dal suo fascino decadente. Con timore reverenziale, posò le mani sul mobile e lo toccò.

In quel momento Matteo poté sentire la tristezza profonda che avvolgeva l’Ombra. Era come se le sue note avessero il potere di cantare l’anima tormentata da anni di solitudine. Dopo un lungo e intenso momento, la musica si placò e l’Ombra si dissolse lentamente nell’aria. Guardò Matteo con gratitudine e serenità. “Grazie, giovane viaggiatore. Hai portato un po’ di luce nella mia esistenza oscura…”.
L’Ombra della Laguna si dissolse completamente, lasciando Matteo solo nella stanza silenziosa con un misto di tristezza e sollievo nel cuore. E con quei sentimenti fece ritorno a casa.

Matteo nei giorni successivi raccontò la sua esperienza ai suoi amici e alle famiglie dei pescatori della zona, rompendo il ciclo di paura e superstizione che aveva circondato l’isola per così tanto tempo.

La storia dell’Ombra della Laguna da quel giorno divenne meno preoccupante e spaventosa ma il suo fascino rimase immutato, tanto che  l’Isola del Silenzio divenne un luogo di visita per curiosi, appassionati, ma anche per chi cercava in qualche modo una riconciliazione con il proprio passato.

Con l’andare degli anni le vecchie case abbandonate vennero restaurate, le strade divennero nuovamente percorribili e l’isola ritornò a vivere. Ma anche se l’Ombra della Laguna era scomparsa, alcune persone raccontano che la sua presenza si sentiva ancora sull’isola. La gente poteva percepire la sua energia e che, nelle notti più tranquille, note del pianoforte risuonassero ancora nell’aria, portando con sé un senso di pace e armonia.

Con il tempo, l’Isola del Silenzio divenne un luogo di ispirazione per artisti e poeti. Le sue storie vennero tramandate attraverso le generazioni, rafforzando il legame tra passato e presente. L’isola, un tempo considerata maledetta, si trasformò in un simbolo di forza e resilienza, una testimonianza del potere dell’amore e della compassione nel superare le tenebre.

Tratto da: “Racconti e Mitologie Veneziane” di Pier Paolo Lorenzi

Redazione Venezia
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