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Lino Toffolo, primo interprete dalla comicità Veneziana. Ci mancherai

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Lino Toffolo, primo interprete dalla comicità Veneziana. Ci mancherai

Il mondo dello spettacolo, e non solo, piange Lino Toffolo. Attore, capace come nessuno di interpretare la maschera del veneziano (veneto) un po’ ubriacone e un po’ stupido (in realtà, invece, profondo) era anche autore capace di raggiungere la piena e completa popolarità in modo trasversale.

Lino Toffolo lo avevamo conosciuto negli anni ’70, in piena epoca delle radio private, scoprendo nell’artista una vena di scanzonata irriverenza che rifletteva la venezianità popolare (se non vi è capitato ancora, cercate “Le carrozzelle” di Lino, brano ironico sulle mamme “in cicara” che parlano tra loro mentre i figli giocano nei campi di Venezia.

Poi venne la grande popolarità con i film classici della commedia italiana e il maxi contratto con Canale 5. Il programma “Risatissima”, nonostante grandi nomi della comicità del periodo, come Banfi, Boldi, ecc, consacrava il nostro Lino dandogli la responsabilità di molte chiusure della trasmissione, riconoscendogli una comicità unica, vincente e coinvolgente come poche nei suoi monologhi.

Toffolo è morto dopo un malore che l’ha colto nella sua casa a Murano, in quell’isola del vetro in mezzo alla laguna che non ha mia voluto lasciare nonostante la sua attività l’abbia portato spesso lontano. “Sono nato qui, abito qui e non me ne andrei mai”, aveva detto in un’intervista, tanto che negli ultimi anni difficilmente aveva accettato di lavorare oltre i confini del triveneto, proprio per poter tornare a casa ogni sera. A Murano, aveva detto, “metà sono parenti e metà amici”.

Attore, cantante e autore di spettacoli teatrali, avrebbe compiuto 82 anni a dicembre. Lino era reduce da un recente ricovero ospedaliero per una frattura a un polso causata da una caduta, ma negli ultimi anni si erano manifestati anche problemi cardiaci. Nella serata di ieri il malore e inutili sono stati i tentativi di soccorso da parte del personale sanitario del Suem.

Murano e tutta Venezia, si sono subito strette attorno a un ‘simbolo’ della laguna, a un protagonista dello spettacolo e della cultura, l’interprete eccelso della vera venezianità. “Era una grande maschera, sotto la quale – ricorda Gianfranco Bettin – c’erano una vita vera, un’arte autentica, una storia sapientemente e vitalmente veneziana”. Un uomo ‘in scena’ che muove i suoi primi passi distante dalla sua isola, in quella Milano degli inizi degli anni ’60 che al ‘Derby’ vede tra i suoi protagonisti Enzo Jannacci. Di pari passo la carriera in televisione, in Rai. Incide dischi, sforma canzoni come “Oh Nina”. Poi, a metà degli anni ’70, canta la sigla televisiva ‘Johnny Bassotto” e diventa idolo dei bambini.

Al cinema, partecipa a film di Monicelli (Brancaleone alle Crociate), di Festa Campanile, di Samperi, Risi e Celentano (Yuppi du). In televisione è accanto Lino Banfi o a Gigi Proietti.

Attento ‘lettore’ della società e delle cronache, veneziane in testa, non risparmiava battute e interventi su Fb e l’editoriale della domenica sul Gazzettino.

Tante le attestazioni di cordoglio, dal sindaco di Venezia Luigi Brugnaro al governatore veneto Luca Zaia. Su twitter Teo Teocoli ha scritto: “Lino, vegné zò da basso che te voio bèn”, richiamando quella ‘Oh Nina’ dell’amico scomparso.

Ricordiamo Lino con le parole di Iannacci che aveva lo aveva visto per la prima volta al “Derby” e aveva parlato apertamente di un fenomeno. Il video qui sotto.

Paolo Pradolin| 18/05/2016 | (Photo d’archive) | [cod linove]

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