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L’elevata percentuale di anziani fra la residua popolazione veneziana – che va riducendosi, com’è noto, ogni giorno di più – e il conseguente considerevole divario che essa inevitabilmente comporta tra morti e nascite, con una netta prevalenza delle prime sulle seconde, getta non poche ombre sul futuro di Venezia.
Con la sua popolazione ridotta ai minimi storici e priva del necessario ricambio generazionale, Venezia rischia infatti, a scadenza più o meno breve, di avviarsi inesorabilmente verso lo spopolamento e alla perdita di quelle caratteristiche sociali ed economiche che l’hanno fin qui connotata, per divenire, con ogni probabilità, tutt’altra cosa: ciò che un po’ tutti gli amministratori e le forze politiche locali sembrano paventare, quantomeno a parole, ma che non fanno nulla, di fatto, per impedirlo.
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Enzo Pedrocco

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Non e’ questione di ottimismo o pessimismo.Fra 50 anni Venezia non sara’ piu’ abitata.
Temo che abbia ragione… e ancora di più temo tra molto meno… il tempo che si esaurisce quest’ultima generazione resistente…
Tornerei a Venezia anche a lido. Orto e posto barca.
Grazie.
Caro Enzo,
la tua analisi mi sembra più l’espressione di una preoccupazione per il tempo limitato che ci è dato, piuttosto che una concreta angoscia per il futuro di Venezia. In fondo, la città ha saputo reinventarsi nei secoli, e probabilmente continuerà a farlo anche se oggi il ricambio generazionale appare inadeguato. Quello che interpreto nei tuoi scritti, e che forse condividiamo tutti in qualche momento, è il timore che stiamo vivendo troppo intensamente il presente, che ci sentiamo schiacciati dalla velocità dei cambiamenti e dall’incertezza del domani, tanto da proiettare queste ansie direttamente sul destino della nostra amata città.
Tuttavia, Venezia, con il suo fascino immortale e la sua storia millenaria, sarà ancora lì tra mille anni, pur dovendo affrontare le stesse problematiche—seppur in forme nuove—che oggi cerchiamo disperatamente di discutere e “risolvere” con i nostri commenti. Forse, piuttosto che cadere in una spirale di preoccupazione, dovremmo accettare che il cambiamento è un processo continuo, in cui ogni epoca trova i suoi strumenti per affrontare le sfide. I nostri interventi, pur essendo linguaggio del presente, sono parte integrante di un dialogo che ha alimentato il percorso di Venezia per secoli.
Un saluto
Lo è già. I residenti vengono tollerati a malapena. Servizi per loro, meno di zero. Del resto, se i giovani non trovano casa, la città si estingue. Cui prodest ?
Venezia diventerà un albergo da 150.000 posti letto ….. e gli autoctoni semplici figuranti vestiti in maschera….