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giovedì 29 Luglio 2021

L’ex Convento delle Madri Canossiane di Chioggia, un abbandono di struggente nostalgia

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Nei giorni scorsi è caduto un importante anniversario a Chioggia, ricordato solamente da qualche testata giornalistica locale.
L’8 febbraio del 1855 le sorelle Figlie della Carità stabilirono la loro confraternita nell’antico Convento in Calle Forno Filippini, edificato poco dopo la guerra di Chioggia, verso il 400, e dedicato a Santa Caterina.
Qui le suore hanno insegnato a generazioni di bambine, guidandole nell’apprendimento non solo nelle varie materie scolastiche, tipiche di ogni istituto nell’ambito dell’insegnamento, ma anche educandole alla bella grafia, al cucito e al ricamo, al canto, organizzando recite e feste di carnevale e di fine anno.
Tante sono state le bambine, e i bambini, che sono passati attraverso le porte del convento e tante, tra quelle bambine, diventate donne, madri e nonne, sono quelle che ora hanno nostalgia degli ambienti raccolti del vecchio edificio.
Il monastero è stato curato dalle madri Canossiane

fino agli inizi degli anni duemila, in seguito, nel 2002, per mancanza di nuove vocazioni, le suore lo hanno lasciato, trasferendosi presso altre confraternite.
Da quel momento è stato abbandonato, ceduto a un’impresa immobiliare che non lo ha valorizzato, ma non ha neppure rispettato le obbligazioni contrattuali.
È stato messo all’asta per due volte, l’ultima lo scorso novembre, e in entrambi i casi non sono state fatte proposte di acquisto.
Il comprensorio è grande, più di cinquemila metri quadri senza contare gli spazi aperti.
Alla struttura iniziale, nei secoli, assecondando le necessità di sviluppo del convento, si sono aggiunti spazi, aule, dormitori e attualmente comprende vari edifici e ben cinque chiostri, chiusi tra mura che necessitano di urgenti interventi di riqualifica.
Come tutto l’interno d’altronde.
Le foto che accompagnano la perizia ne mostrano la situazione di degrado; i solai reclamano rinforzi, e lo scorrere del tempo ha lasciato le sue tracce ovunque.
Questi ultimi quindici anni, in cui le sale sono rimaste in stato di abbandono,

hanno dato il colpo di grazia anche a ciò che poteva essere recuperato.
Un’opera stupenda, un patrimonio culturale e architettonico della nostra città. Collocata in pieno centro storico e che ora corre il rischio di essere preda della speculazione edilizia.
Ci sono idee di riqualifica per quegli ampi spazi votati per centinaia di anni allo studio, alla formazione, al sano divertimento.
E una in particolare riporterebbe gli ambienti alla loro vocazione verso l’insegnamento.
L’idea è di crearvi un polo universitario che possa, nel contempo, far tornare i giovani all’interno del complesso e dare nuova vitalità a un centro storico in via di spopolamento, ipotizzando anche la necessità di creare attorno ad esso un indotto di attività tipico delle cittadelle universitarie.
Togliere quest’area di Chioggia dal degrado, ringiovanirne la popolazione, e nel contempo

dare nuova linfa alle attività economiche sarebbe un ottimo progetto per la nostra città.
Gli atenei che potrebbero essere interessati sarebbero, utopicamente, quelli di Venezia e di Padova, di livello eccelso, che qui, in quest’area stupenda e forse ispiratrice, potrebbero dislocare alcuni corsi tenuti dalle loro facoltà.
L’idea è stata proposta a suo tempo dal consigliere ora regionale, allora comunale, Jonatan Montanariello, capogruppo PD, che porta ad esempio molte realtà, anche vicine a Chioggia, che, nella realizzazione di poli universitari, hanno visto una rinascita del tessuto sociale, un nuovo esplodere di vita, di cultura, di socialità e di economia.
Mentre in un gruppo social si ritrova chi questi ambienti li ha frequentati e vissuti e desidera riportare all’attenzione di tutti su questo scorcio di storia e di cultura ammantato di ricordi, Chioggia spera che l’amministrazione si metta una mano sul cuore e porti l’altra al portafoglio, rendendosi disponibile in prima persona a togliere dal mercato, e dalla probabile speculazione edilizia, l’ex Convento delle Madri Canossiane.

Micaela Brombo

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