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Un asilo nido cosa dovrebbe rappresentare per le famiglie? Dovrebbe essere un rifugio di dolcezza, un luogo dove i bambini iniziano a scoprire il mondo tra giochi, sorrisi e cure affettuose. Un luogo in cui i genitori sanno di aver affidato i figli perché rappresenta una struttura protetta, in modo da affrontare senza ulteriori pensieri la giornata lavorativa. Invece, tra le mura dell’asilo “Hoplà Iuhu” di Mirano, secondo l’accusa, accadeva l’esatto opposto: si manifestavano gli incubi, si creavano i mostri per spaventare i piccoli, si maltrattavano i bambini.
In quell’edificio colorato, dietro alle porte chiuse, si sarebbe insomma consumato un incubo quotidiano per i piccoli ospiti. Ma ora, come i proverbiali nodi che arrivano al pettine, la giustizia fa un deciso passo avanti mettendo spalle al muro la donna ritenuta responsabile di tanta barbarie.
All’ex direttrice, la 55enne padovana E.B.S., non viene più solo contestato il reato di maltrattamenti. Data la gravità delle accuse, per il pubblico ministero Maria Colpani, siamo di fronte anche ad un caso di sequestro di persona, reato ben più grave di quello di ‘maltrattamenti’.
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Scopri come fare
Perché sulla vicenda opera la Procura di Trento? Sarà questa la sede del processo, anche se i presunti reati si sono svolti a Mirano, in quanto tra i genitori vi è un magistrato veneziano.
Il quadro ricostruito con le accuse? Terribile. I racconti delle educatrici, ascoltate una dopo l’altra, sembrano tasselli di una storia che non si vorrebbe mai leggere: bambini strattonati, insultati, spaventati con urla e frasi umilianti, imboccati a forza se troppo lenti a mangiare, costretti a stare fermi con le mani bloccate dietro la schiena. E si parla di bimbi di due, tre anni.
Ma la scena che più colpisce – e che ha convinto la PM ad aggravare le accuse – riguarda quella che era conosciuta come “la stanza della nanna”. Un luogo che avrebbe dovuto essere di quiete, ma che, secondo le testimonianze, si trasformava in una sorta di cella delle angosce.
I bambini considerati “difficili”, infatti, sarebbero stati rinchiusi lì per ore, al buio, da soli. E se tra i bimbi puniti c’era qualcuno che non si calmava, che “non smetteva di fare i capricci”, si passava alla fase successiva, ad una tortura ancora peggiore.
Il piccolo sarebbe stato inserito in un sacco che normalmente si usa come coprimaterasso. Un sacco chiuso fino a coprire tutto il corpo, compresa la testa. Una scena che sarebbe stata incredibile anche per qualsiasi ideatore deviato di reclusioni carcerarie.
Sono almeno tre i piccoli che, secondo la Procura, sarebbero stati vittime dirette di queste pratiche. E proprio l’uso sistematico dell’isolamento e della reclusione, anche solo temporanea, ha fatto scattare l’ipotesi di sequestro di persona per l’aggravamento delle accuse.
Come si sono scoperte le aberrazioni che le ricostruzioni dicono avvenute all’interno dell’asilo “Hoplà Iuhu” di Mirano? A far emergere il caso era stata una delle educatrici, che dopo aver lasciato l’asilo aveva deciso di rompere il silenzio. Da lì sono arrivate a cascata una valanga di testimonianze. Ben sette colleghe operatrici hanno confermato il clima di paura che si respirava tra quelle mura.
La difesa, guidata dall’avvocato Tommaso Politi, sostiene un’altra verità: «Le nostre indagini difensive mostrano una direttrice affettuosa e rispettosa, benvoluta dalle educatrici a tempo pieno». Ma la Procura è decisa: parla di un “disegno criminoso” continuato e invita a non sottovalutare il danno psicologico sui bambini.
Intanto, sei famiglie si sono costituite parte civile nel processo, assistite dall’avvocato miranese Graziano Stocco. Genitori che oggi cercano giustizia per i loro figli, anche e soprattutto per scrivere una pagina in cui tutti debbano leggere che questi fatti non devono accadere mai più.
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Gentile Quaraquaqua, Rispetto la sua opinione, ma vorrei sottolineare che ogni società ha le sue complessità, i suoi pregi e i suoi difetti. La tutela dei più vulnerabili è un tema fondamentale ovunque, e penso sia importante discuterne con una visione equilibrata e fondata su dati concreti.
che significa?
Dovevano metterle da quel di le telecamere visto che fatti simili ne sono successi ancora e idem nelle case di riposo.
che criminali prendersela con quelle creature innocenti non hanno pietà per nessuno
Telecamere ovunque!
bravo o brava! bisogna fare come in Cina…
Noi abbiamo contezza che in Cina li trattano meglio, i bambini, i malati, i carcerati, i disabili, la popolazione…
ma che dice? ma se vengono incarcerati anche i bambini in Cina? Ma dove prende le informazioni da telegram?
Allucinante.